Test genetico riduce la chirurgia della tiroide

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Il test si chiama ThyroSeq Genomic Classifier e analizza il Dna di poche cellule tiroidee (raccolte con un esame di routine che si chiama ago aspirato) alla ricerca di possibili alterazioni a carico di 112 geni noti per essere coinvolti nei diversi tumori della tiroide. Secondo i risultati di uno studio clinico multicentrico condotto da esperti della University of Pittsburgh School of Medicine, un test genetico sarebbe in grado di riconoscere i noduli della tiroide maligni, riuscendo a distinguerli da quelli benigni senza dover rimuovere la ghiandola chirurgicamente.

Oggi per capire se un nodulo è di natura benigna o maligna si ricorre appunto all’ago aspirato, che però in circa 1 caso su 4 dà un esito indefinito costringendo il paziente a ripetere l’esame o a sottoporsi a una chirurgia diagnostica che in circa la metà dei casi porta alla rimozione della ghiandola. Rimozione che in molti casi non è però necessaria, come è tuttavia verificabile solo a posteriori per mezzo dell’esame della ghiandola asportata. A partire dal Dna di poche cellule tiroidee, la nuova procedura riconosce correttamente i noduli maligni nel 94% dei casi; i noduli benigni nell’82%. “Il nostro studio dimostra che ThyroSeq può aiutare a evitare la chirurgia nella stragrande maggioranza dei pazienti con noduli benigni il cui ago aspirato ha dato esito incerto, spiega Yuri Nikiforov, autore della ricerca. L’articolo è stato pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Oncology.