“Sollevamento prostatico”, il nuovo metodo mininvasivo che protegge anche la sessualità

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Consiste nell’inserimento di impianti molto piccoli attraverso l’uretra allo scopo di distanziare i lobi prostatici ingrossati dal canale uretrale ostruito che vi passa nel mezzo. Negli uomini con sintomi urinari da iperplasia prostatica benigna, gli esiti sono migliori con l’impianto chirurgico di un supporto prostatico che con la tradizionale resezione transuretrale della prostata, e i risultati del primo intervento possono durare anche 4 anni. Questi dati derivano dai risultati degli studi LIFT e BPH-6, presentati allo scorso congresso della European Association of Urology (EAU) 2016. Lo studio LIFT è stato condotto su 140 pazienti da Neil Barber, del Frimley Park Hospital di Surrey, mentre lo studio BPH-6, che ha coinvolto 80 pazienti, è stato guidato dal prof. Christian Gratzke, dell’Università di Monaco.

In particolare, lo studio LIFT ha dimostrato la durevolezza dell’effetto del sollevamento prostatico uretrale: il miglioramento del 44% nei sintomi urinari osservato dopo un mese è risultato ancora presente dopo 4 anni, e dopo questo periodo è stato riscontrato anche un miglioramento del 62% nel flusso urinario. In Nord America, questa procedura minimamente invasiva è stata effettuata quasi interamente sotto anestesia locale. La durata media dell’intervento è stata di 66 minuti e il paziente è tornato alle normali attività dopo una media di 8,6 giorni. Peraltro, soltanto il 32% dei pazienti ha richiesto la cateterizzazione post-operatoria, e di solito per meno di un giorno.

Lo studio BPH-6, che ha posto a raffronto il sollevamento prostatico con la resezione transuretrale, ha rivelato “pro” e “contro” dei due interventi. Dopo 2 anni, i risultati complessivi sono migliori con il sollevamento prostatico, ma il miglioramento dei sintomi del tratto urinario risulta significativamente migliore con la resezione; la ripresa entro un mese risulta invece migliore con il sollevamento. La funzionalità erettile non risulta danneggiata da nessuno dei due interventi, il che è rassicurante in quanto significa che la resezione transuretrale della prostata è stata di fatto praticata a regola d’arte ma, per quanto la funzionalità eiaculatoria sia stata preservata nel 100% dei pazienti sottoposti a sollevamento, in quelli sottoposti a resezione si sono verificati danneggiamenti significativi quasi in tutti i pazienti. Questo non deve sorprendere, in quanto si tratta di una conseguenza naturale. Secondo alcuni esperti, tuttavia, i pazienti trattati con il supporto prostatico uretrale potrebbero necessitare di farmaci per controllare i propri sintomi, il che potrebbe essere considerato come una forma di fallimento del trattamento.