Metodi anticoncezionali. Solo il 56% degli italiani li utilizza abitualmente

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Il 56,61% degli italiani utilizza “abitualmente” i metodi contraccettivi mentre il 20% ha risposto con un secco “mai”; il resto solo “a volte” e, tra questi, il 9,29% se ne ricorda “talvolta, a seconda delle situazioni”. Il più utilizzato tra i dispositivi anticoncezionali si conferma il preservativo maschile: è il più conosciuto, e infatti ben il 97,68% degli intervistati lo include nell’elenco degli strumenti noti. Seguono la pillola (96,61%) e la spirale (88,93%). Il meno affermato è il metodo Billings, con solo il 26,96%. A sorpresa, il preservativo femminile è conosciuto dal 54,11% dei partecipanti all’indagine.

Anche se tecnicamente non è un metodo anticoncezionale, il coito interrotto ancora riceve consensi da chi afferma di farne uso qualche volta (29,29%), chi sempre (7,09%), chi spesso (11,90%) e chi almeno una volta (6,41%). L’astinenza programmata e condivisa con il partner non fa invece parte dell’orizzonte sessuale degli intervistati: il 93,14% non la usa mai, rispetto a una piccola percentuale (0,69%) che invece la rispetta sempre. Sono questi i risultati di un’indagine condotta dalla Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica in occasione della V edizione della Settimana del Benessere Sessuale, in programma in tutte le regioni italiane dal 1 al 6 ottobre 2018.

Temi del questionario online di quest’anno sono stati proprio l’uso dei contraccettivi e la conoscenza delle infezioni sessualmente trasmissibili. Il preservativo è usato dal 76,66% degli intervistati; solo l’1,14% preferisce quello femminile al pari della temperatura basale. Fanalino di coda è il diaframma, con lo 0,46%. I soddisfatti del metodo usato sono la maggioranza, a fronte del 2,12% dei delusi. La maggior parte non farebbe a meno del contraccettivo ma ci sono anche quelli che molto volentieri se ne libererebbero (circa il 9%). Tra l’11,08% (molto) e il 12,5% (completamente) lo utilizzano pur non essendo soddisfatti; solo l’1,18% si sente infastidito dal metodo/dispositivo.

Se i dubbi sopraggiungono, la contraccezione d’emergenza viene in aiuto con la cosiddetta pillola del giorno dopo, usata almeno una volta dal 30% e mai dal 62%. La netta maggioranza (63,84%) afferma di scegliere insieme al partner il metodo contraccettivo; il 32,04% l’ha scelto e solo il 4,12% ha subito la scelta dell’altro.

I contraccettivi non sembrano rappresentare una barriera fra i partner: almeno secondo l’indagine, il 64,86% degli intervistati si dice per niente inibito e l’87,50% non si opporrebbe. Pochissimi confessano un senso di mancata progettualità e solidità del rapporto per colpa dei vari metodi (2,59%). Per tanti non cambia nulla (45,28%) e anzi per il 30,27% i contraccettivi significano maggiore libertà sessuale; in minoranza (6,54%) chi pensa che invece comportino meno spontaneità. L’uso dei dispositivi non incide per nulla (64,89%) sulla frequenza né sul piacere; addirittura c’è chi dichiara di provarne maggiormente in virtù della sicurezza di un condom o di una spirale (12,11%). Infine, i contraccettivi sono soprattutto usati per il timore di andare incontro a una gravidanza indesiderata (56,25%), meno di contrarre malattie (35,94%).

“Anche quest’anno l’indagine condotta sul web non vuole essere esaustiva della realtà italiana ma può indicare un trend: l’utilizzo del profilattico è abbastanza diffuso e sappiamo che ha la doppia funzione contraccettiva e di protezione dalle infezioni sessualmente trasmissibili (IST), quindi ben venga”, dichiara la dott.ssa Roberta Rossi, presidente della FISS. Le risposte sono state oltre 500, nel periodo compreso tra aprile a giugno 2018. Le donne si confermano la maggior parte dei partecipanti (80% vs 20%). Oltre il 40% del totale ha conseguito una laurea specialistica; più del 60% ha un’occupazione lavorativa ma nel gruppo ci sono anche studenti (11,8%) e pensionati (2,26%). L’82% si dichiara attratto/a esclusivamente da persone dell’altro sesso e il 12,59% si dice etero ma attratto anche da persone dello stesso sesso. I single sono una buona quota (14,89%), superata però da chi ha una relazione, anche se non convive con il partner (29,61%). Il 46,45% afferma di non avere un credo religioso e il 39,89% confessa di averne uno ma di non essere praticante.