Sessualità “indebolita” dalla terapia per l’ipertrofia prostatica. L’allarme degli andrologi

5724

Da qualche decennio è noto che l’ingrossamento della prostata determina disturbi della minzione (LUTS: low urinary tract sympton) ma anche disturbi sessuali, indipendentemente dall’età. E questo suggerisce una fisiopatologia comune o relazione causale tra DE e sintomi minzionali, soprattutto in presenza di fattori di rischio vascolare come diabete, ipertensione, malattia cardiaca o iperlipidemia. Il messaggio degli andrologi è quello di non aggravare i disturbi sessuali che già sono presenti in chi soffre di ipertrofia prostatica. Imputato numero uno è la silodosina, che quasi nel 100% dei casi abolisce l’eiaculazione, pur rimanendo un ottimo farmaco nel ridurre o abolire i disturbi della minzione. Percentualmente inferiori sono risultati i disturbi della eiaculazione con l’utilizzo della tamsulosina (circa 25%), che viene indicato come il farmaco di riferimento e di prima scelta per l’ipertrofia prostatica benigna, almeno per le linee guide urologiche, sia italiane che europee. “Purtroppo però questi farmaci sono ‘dannosi’ per la sessualità e paradossalmente vengono prescritti principalmente ai 50-60enni, quei soggetti cioè sessualmente più attivi che, al contrario, potrebbero beneficiare di altre molecole efficaci ugualmente sui disturbi della minzione ma che non accentuano quelli sessuali; noi come urologi dobbiamo curare i disturbi della minzione, ma come andrologi abbiamo il dovere di salvaguardare e proteggere la sessualità”, dichiara il prof. Aldo Franco De Rose, Urologo e Andrologo, presidente dell’Associazione Andrologi Italiani. E proprio al congresso degli andrologi italiani, è stato recentemente presentato a riguardo uno studio multicentrico che ha interessato 187 soggetti di età compresa tra i 52 e 74 anni; tutti assumevano farmaci per diminuire disturbi della minzione (LUTS), in particolare silodosina e tamsulosina. Dopo un breve periodo di sospensione della suddetta terapia (solo 3 giorni, per evitare che insorgessero nuovamente i disturbi della minzione) questi farmaci (silodosina o tamsulosina) sono stati sostituiti dalla doxazosina, un farmaco utilizzato da anni per combattere l’ipertensione arteriosa ma anche i sintomi dell’ipertrofia prostatica. “La maggior parte di questi soggetti (80%), al primo rapporto sessuale, avvenuto in media dopo circa 15 giorni dall’assunzione della nuova terapia, ha riferito di aver riacquistato la funzione eiaculatoria”, spiega De Rose, autore della ricerca. Alla fine dei tre mesi, solo un 20% non aveva riacquistato la funzione dell’eiaculazione; di questi però il 15% aveva riferito questo disturbo sessuale anche prima di iniziare il primo trattamento per i disturbi della minzione. La minzione, valutata mediante il questionario IPSS (International Prostate Symptom Score), era stabile e dunque non peggiorata nel 74,5 % dei casi; risultava invece peggiorata nel 15,5 % dei casi e di questi solo 2 soggetti sono dovuti ricorrere al cateterismo vescicale per una ritenzione completa di urine. Tra gli effetti collaterali della doxazosina, il 9% ha riferito ipotensione, palpitazioni, ma di questi solo il 4% ha dovuto abbandonare la terapia. Per salvare la sessualità, dunque, quello che gli andrologi raccomandano è semplice:

* Nella fascia di età 50-70, e quindi nelle persone sessualmente attive, a parte rari casi, utilizzare farmaci che non determinino disturbi sessuali;

* Utilizzare farmaci che determinano disturbi sessuali (Silodosina, Tamsulosina ma anche Finasteride e Dutasteride) come farmaci di seconda scelta e quindi solo quando gli altri risultino inefficaci nel diminuire i LUTS, cioè i disturbi della minzione.

L’ingrossamento della prostata (ipertrofia prostatica benigna) causa due tipi di disturbi:

* I disturbi della minzione sono caratterizzati dall’aumento della frequenza minzionale, con la necessità di urinare anche ogni ora, sia di notte che di giorno; dall’improvviso desiderio irrefrenabile di andare in bagno con perdite di urine (urgenza minzionale e incontinenza); infezioni e febbre, dovuti all’incompleto svuotamento della vescica; ritenzione completa di urine;

* I disturbi sessuali sono caratterizzati da riduzione o assenza dell’eiaculazione; diminuzione del desiderio; deficit erettivo. Dai 50 ai 59 anni, questi disturbi incidono per circa il 5%; dai 60 ai 69 per il 10%; dai 70 ai 79 per circa il 20%.