Sclerosi multipla: nuovi test confermano l’efficacia di ocrelizumab

784

Nuovi risultati di studi clinici evidenziano come ocrelizumab, rispetto a interferone beta, abbia significativamente ridotto la percentuale di soggetti con sclerosi multipla recidivante che presentano una Progressione della disabilità non legata alle ricadute (PIRA – Progression Independent of Relapse Activity). Questo effetto è stato in particolare riscontrato in coloro che erano potenzialmente a maggior rischio di decorso progressivo della malattia, misurato con EDSS (Scala Espansa dello Stato di Disabilità). Nello specifico, i risultati di questa analisi indicano che la terapia con ocrelizumab ha ridotto il rischio di progressione indipendente dalle ricadute (PIRA) confermata a 12 e 24 settimane rispettivamente del 25% e del 23%, con un’ottima significatività statistica. “Questi nuovi risultati sugli effetti positivi di ocrelizumab relativamente alla progressione di disabilità contribuiscono a meglio delineare il profilo di efficacia del farmaco e hanno un impatto sulla pratica clinica risultando assai utili nel definire le strategie di intervento”, dichiara Giancarlo Comi, Direttore del Dipartimento Neurologico e dell’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSPE) presso l’Istituto Scientifico San Raffaele, Università Vita e Salute di Milano. “Chi è colpito da sclerosi multipla recidivante può anche accusare un incremento di disabilità in assenza di attacchi percepiti, il che comporta comunque un effetto negativo sulla qualità della vita. Questi risultati confermano ulteriormente l’importanza di affrontare la malattia sin dalle fasi iniziali con trattamenti di comprovata efficacia.”