Sclerosi multipla, nuove speranze dalle cellule staminali mesenchimali autologhe

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L’infusione di cellule staminali mesenchimali nelle persone con sclerosi multipla è una procedura sicura. Lo dimostrano i dati preliminari MESEMS, primo studio internazionale di questo tipo, presentati in anteprima in occasione dell’ECTRIMS (European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis) da Antonio Uccelli, Direttore Scientifico dell’Ospedale Policlinico San Martino e principale investigator dello studio insieme a Mark Freedman, Professore di Neurologia dell’Ottawa Hospital Research Institute, Canada.

Lo studio di fase II, concluso da poche settimane, effettuato in doppio cieco e multicentrico, ha coinvolto 10 nazioni, e aveva l’obiettivo di dimostrare la sicurezza e l’efficacia del trattamento con cellule staminali mesenchimali autologhe in persone con sclerosi multipla. Un obiettivo centrato solo a metà: mentre infatti i risultati evidenziano che la somministrazione endovenosa di staminali mesenchimali non presenta differenze rispetto al trattamento con placebo, non è stato possibile mostrare un effetto del trattamento sull’infiammazione cerebrale acuta, misurata attraverso il numero di lesioni che assumono contrasto identificate con la risonanza magnetica cerebrale.

Ma i ricercatori si aspettano di capire molte altre cose dall’analisi degli obiettivi secondari appena iniziata e che verrà conclusa nei prossimi mesi: “A questo proposito non sono ancora stati analizzati i risultati dei numerosi obiettivi secondari dello studio ed in particolare quelli relativi all’effetto sulle ricadute, sulla progressione di malattia e su alcuni altri parametri di risonanza magnetica che riguardano i possibili effetti di neuroprotezione e riparazione”, sottolinea Uccelli. Inoltre, fino ad oggi le prime analisi sono state effettuate sui dati dell’intera coorte di pazienti in trattamento, ma è presumibile che all’interno dei gruppi ci siano stati pazienti che hanno risposto e altri no, per esempio i pazienti nella fase di malattia a ricadute e remissioni rispetto a quelli nella fase progressiva. “Siamo fiduciosi che alcuni risultati possano fornire indicazioni positive. È comunque un risultato importante – conclude Uccelli – perché dimostra la sicurezza del trattamento e lascia aperta la porta ad un effetto neuroprotettivo che, se dimostrato dall’analisi degli obiettivi secondari, potrà fornire una nuova speranza alle persone con sclerosi multipla.”

LA SCLEROSI MULTIPLA

Si tratta di una grave malattia a carico del sistema nervoso centrale, cronica, imprevedibile e spesso invalidante. È causata da un’anomala reazione del sistema immunitario contro strutture del sistema nervoso centrale, tra cui la mielina, e si manifesta per lo più con disturbi del movimento, della vista e dell’equilibrio, seguendo un decorso diverso da persona a persona. Colpisce 2,5milioni di persone al mondo, 700mila in Europa e 122mila in Italia. I giovani sotto i 40 anni sono i più colpiti e le donne lo sono con un rapporto di 1 a 2 rispetto agli uomini.