Sclerosi multipla, a Firenze ricercatori a confronto

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Torna a Firenze il Biomarker Day, incontro che permette ai ricercatori italiani che conducono studi in sclerosi multipla di poter condividere le proprie esperienze, esplorando e valutando al contempo la possibilità di avviare nuovi percorsi di collaborazione. E questi sono fortemente necessari in quanto la sclerosi multipla (SM) – disturbo cronico e infiammatorio del sistema nervoso centrale – è la malattia neurologica invalidante e non traumatica più diffusa tra i giovani adulti: si stima infatti che, in tutto il mondo, ne soffrano circa 2,3 milioni di persone. Sebbene possano variare da un soggetto all’altro, i sintomi più comuni della SM includono visione offuscata, intorpidimento o formicolio degli arti e problemi correlati al vigore muscolare e alla coordinazione; le forme recidivanti di SM sono le più comuni.

Nel corso della manifestazione sono stati presentati 14 studi indipendenti sulla patologia realizzati grazie a un contributo incondizionato offerto da Merck. Questi progetti avevano come oggetto i biomarcatori molecolari, una frontiera che la medicina ha iniziato ad esplorare in molte branche già da alcuni anni ma che, nel campo della sclerosi multipla, sebbene siano stati fatti molti passi avanti, ad oggi non consentono di identificare con chiarezza il miglior trattamento per il paziente. Da questo scenario deriva l’impegno dell’azienda e della comunità scientifica a favorire occasioni di confronto finalizzate a comprendere quale sia la scelta terapeutica più adatta per ogni singolo paziente.

Secondo quanto emerso durante i lavori, la possibilità di sfruttare una medicina sempre più personalizzata, identificando biomarcatori molecolari che possano predire l’andamento della malattia e, auspicabilmente, la risposta ai trattamenti, è uno tra gli obiettivi da perseguire nel campo della ricerca scientifica. “Il focus dell’incontro del 2017 è stato la necessità di individuare biomarcatori di risposta per i pazienti trattati con interferone-β-1a”, dice il prof. Nicola De Stefano, professore di Neurologia del Dipartimento Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze dell’Università di Siena.