Ritmi circadiani e malattie reumatiche

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“La nostra vita, sia in condizioni di salute sia in condizioni patologiche, è controllata dai ritmi circadiani, cioè dall’alternarsi del giorno e della notte nelle 24 ore della giornata, quindi della luce e dell’ombra, e delle stagioni (ritmi circannuali), che nel corso degli anni hanno condizionato il nostro genoma e la nostra reattività alla varie fasi della attività quotidiane (anche le piante e tutti gli organismi viventi ne risentono gli effetti). Un tema, questo, che l’anno scorso ha vinto il Premio Nobel per la medicina”, ricorda il prof. Maurizio Cutolo, Direttore della Clinica Reumatologica e dei Laboratori di Ricerca DiMi IRCCS Policlinico San Martino di Genova, Past President EULAR, che condividerà l’argomento con i reumatologi presenti al XXI Congresso CReI.

“Di giorno, abbiamo bisogno di calorie per nutrire le cellule del nostro organismo attraverso nutrienti come proteine, lipidi, glucidi, sali minerali e vitamine. Di notte, invece, il sistema immunitario svolgendo regolarmente la sua funzione ci protegge dall’attacco delle cause di infiammazioni di ogni tipo; se a causa della presenza di una malattia infiammatoria cronica o di una malattia autoimmune tale difesa diventa ‘offesa’, ecco che la mattina appaiono i sintomi clinici della reazione infiammatoria notturna come tumefazione articolare e rigidità con dolore”, spiega Cutolo. Ecco perché – sostiene l’esperto – anche la somministrazione dei farmaci antinfiammatori e immunosoppressivi con durata di azione breve dovrebbe seguire l’andamento dei ritmi circadiani. “Vanno assunti nel momento in cui può essere massima la loro efficacia. Un esempio classico è quello dei derivati del cortisone (i glucocorticoidi), che di solito vengono prescritti per la mattina, quando invece la malattia si è già scatenata di notte. Quindi, nei trattamenti cronici i glucocorticoidi dovrebbero essere disponibili a metà notte, quando l’organismo già produce cortisone endogeno, che però è basso a causa della cronicità della malattia. Se prescriviamo molti farmaci indicati per malattie con aumento notturno quindi tenendo conto dei ritmi circadiani, vorrà dire utilizzarne dosi minori, nell’interesse del malato.”

Anche le scelte alimentari vanno fatte seguendo i ritmi circadiani, suggeriscono gli esperti, seguendo il vecchio adagio popolare, che oggi ha a supporto prove scientifiche: una colazione da re, un pranzo da principe e una cena da povero. “L’alimentazione deve rientrare nella prevenzione primaria, cioè la prevenzione che si può fare ogni giorno prima della comparsa della malattia”, avverte il prof. Cutolo. “I cibi che scegliamo possono alterare la chimica del nostro organismo. Oggi, ci sono evidenze che dicono che alimenti ricchi di Omega6 e di cloruro di sodio, il comune sale da cucina, esercitano potenziali azioni proinfiammatorie. Una dieta sbagliata si fa 365 giorni all’anno, ecco perché dovremmo essere più consapevoli di quello che portiamo in tavola, essendo anche consci dei ritmi con cui avvengono i processi metabolici.”