I rischi dell’infezione da papilloma virus (HPV)

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Sono oltre 100 i tipi di virus HPV: secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità si stima che circa l’89% dei carcinomi da HPV e l’82% delle lesioni precancerose di alto grado siano correlati ai 7 tipi di HPV 16/18/31/33/45/52/58. Di questi, il tipo 16 e il tipo 18 sono ad alto rischio oncogeno, mentre il 6 e l’11 sono all’origine delle lesioni precancerose: in Italia si registrano ogni anno 80.000 nuovi casi di condilomi genitali nei maschi e 130.000 nelle femmine. I tipi oncogeni di HPV, oltre ad essere responsabili della totalità dei tumori della cervice uterina, sono la causa di circa il 90% dei tumori dell’ano, 70% dei tumori della vagina, 50% dei tumori del pene e 40% dei tumori della vulva. L’HPV risulta inoltre responsabile del 26%, ed è coinvolto in circa il 60%, dei tumori dell’orofaringe (inclusi i tumori delle tonsille e della base della lingua). A livello mondiale, sebbene la prevalenza delle infezioni da HPV in donne asintomatiche possa variare dal 2 al 44% (dati ISS), l’infezione da HPV rappresenta la causa necessaria perché si sviluppi il cancro del collo dell’utero che, con circa 500.000 nuovi casi all’anno e 250.000 decessi, è il primo tumore riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile a un’infezione; nell’Unione europea, è il secondo tumore più frequente tra le donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni, dopo quello della mammella. La prevenzione secondaria del carcinoma della cervice uterina si attua attraverso la diagnosi precoce con il pap-test, uno screening citologico cervicale che consente di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in carcinoma. In Italia, il pap-test è raccomandato ogni tre anni per le donne tra i 25 e i 64 anni. Per gli uomini non esiste, invece, alcun programma di screening preventivo, se non la vaccinazione.
Tra i fattori che favoriscono la persistenza dell’infezione e l’insorgenza del tumore al collo dell’utero, è possibile indicarne alcuni:
* Cofattori ambientali ed esogeni: fumo di tabacco, contraccettivi ormonali, coinfezione con altri agenti infettivi sessualmente trasmessi;
* Cofattori virali: tipo di HPV e coinfezioni con altri tipi di HPV, varianti di HPV, grandezza e ripetizione dell’inoculum e integrazione virale;
* Cofattori dell’ospite: numero di gravidanze (rischio relativo fra 1,08 e 1,12 per ogni gravidanza), alti livelli di ormoni endogeni, fattori genetici, risposta immune individuale e numero di partner sessuali.