Psoriasi, “liberi di essere sé stessi”

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Essere sé stessi con la psoriasi e quindi l’invito non arrendersi mai. Fare sport, vestirsi secondo il proprio gusto o ancora andare a cena fuori sono solo alcuni esempi di ciò che spesso le persone affette da psoriasi si limitano nel fare, rinunciando a volte a quella libertà che permette di vivere a pieno la vita di tutti i giorni. La psoriasi è infatti non è solo una malattia cronica, che colpisce la pelle di oltre 125milioni di persone in tutto il mondo; è una condizione che spesso ha un impatto significativo anche sul benessere fisico e emotivo delle persone che ne soffrono. Proprio per “liberare” la pelle e la vita delle persone che convivono con questa patologia nasce liberalapelle.it, sito di informazione della Lilly con il patrocinio dell’Associazione Amici della Fondazione Natalino Corazza Onlus e di SIDeMaST, con consigli utili per chi soffre di psoriasi.

“La pelle è l’organo più esteso ed esterno del nostro corpo ed è quindi responsabile del contatto con l’ambiente che ci circonda, una sorta di biglietto da visita che presentiamo in tutte le attività che svolgiamo nel corso della vita quotidiana”, spiega il prof. Giuseppe Monfrecola, della SIDeMaSt, Società Italiana di Dermatologia Medica, Chirurgica, Estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse. “Quando questa viene colpita dalla psoriasi, una patologia che può interessare vaste aree cutanee e diverse articolazioni in maniera continua ed ingravescente, è molto probabile che si abbiano delle conseguenze sia fisiche che psicologiche che possono frequentemente limitare la libertà di chi ne soffre. Il paziente psoriasico infatti, più di altri con altre patologie dermatologiche, vive questa condizione con particolare coinvolgimento e fa fatica a manifestare pubblicamente il proprio bisogno di informazione, sia con il medico con il quale sono in cura, ma anche con le persone che fanno parte della sua quotidianità.”

“Le persone affette da psoriasi, di fronte alla sottile violenza dell’ignoranza, vivono la socialità in maniera difficoltosa così come la società e spesso anche gli affetti”, sottolinea Valeria Corazza, Presidente dell’Associazione Amici della Fondazione Natalino Corazza Onlus. “Sono piene di dubbi che riguardano, non solo come trattare la malattia, ma anche come gestire la loro quotidianità come per esempio praticare esercizio fisico, vestirsi adeguatamente o mangiare nel modo corretto. Oltre il 60% dei pazienti abbandona le cure. Tutto questo per mancanza di informazione.”