Protesi peniene: una necessità e non un vezzo. Appello al Ministro

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Le protesi peniene non rappresentano un vezzo ma una necessità per continuare una normale vita di coppia quando non esistono le condizioni per ottenere un’erezione sufficiente per un rapporto sessuale nemmeno con gli attuali farmaci (viagra, cialis, levitra e avanafil o le punture intracavernose di prostaglandine). Eppure, si tratta di presidi non compresi nei LEA che presentano un DRG insignificante: 2740 euro a fronte di un costo della sola protesi di circa 8500 euro, più sala operatoria e chirurghi. La conseguenza è che questi presidi terapeutici vengono concessi con il contagocce: non più di 3-5 all’anno per ogni centro in cui viene praticata questa chirurgia, mentre le asl, ignorando le vere esigenze degli utenti, si giustificano dicendo che il DRG “non copre le spese”; come dire che non saranno dispensate le protesi del femore, dell’acetabolo e quindi del bacino, o di qualsiasi altro distretto corporeo, a coloro che hanno incidenti stradali. Ma forse non tutti sanno che gli impotenti che necessitano di protesi peniene possono essere anche diabetici con neuropatia o vasculopatia, maschi che hanno fratture del bacino o che vengono operati di tumore alla prostata o ancora maschi con malattie neurologiche.

In pratica, per aiutare l’enorme richiesta di questi soggetti, se è il Ministero a dover cambiare questi DRG per la copertura delle spese, che lo faccia e che si avvalga della consulenza di esperti perché, per nostra conoscenza, coloro che ha consultato in questi ultimi anni sono “poco” uroandrologi e “molto” endocrinologi, con scarsa conoscenza e sensibilità verso questo tipo di problemi. Anche di questo si è parlato al V congresso nazionale dell’Associazione Andrologi Italiani, svoltosi a Roma il 17 e il 18 novembre, occasione nella quale si è deciso di inviare al Ministero, con l’aiuto delle associazioni pazienti, una richiesta di inserimento delle protesi peniene nei LEA.

COME FUNZIONANO

Le protesi peniene idrauliche di ultima generazione sono in grado di produrre un’erezione del tutto simile a quella fisiologica: esse prevedono l’inserimento all’interno dei cilindri naturali del pene, i corpi cavernosi, di due cilindri artificiali collegati a una pompa di controllo, a livello dello scroto, e a un serbatoio contenente del liquido, posizionato nell’addome. L’uomo può così ottenere un’erezione quando vuole, con la stessa sensibilità e capacità di orgasmo presenti prima dell’intervento, premendo la pompetta posta sotto la pelle dello scroto tra i due testicoli: in questo modo, il liquido contenuto nel serbatoio si trasferisce ai cilindri e il pene si indurisce; premendo di nuovo, il liquido passa dai cilindri al serbatoio e il pene ritorna in condizione di riposo.

In caso di asportazione della prostata per tumore, si verifica però un altro spiacevole effetto collaterale: la riduzione delle dimensioni del pene, che si accorcia di 1 cm e mezzo a 15 giorni dall’intervento, fino a superare i 2 cm dopo un anno. Questo problema è stato superato grazie alle ultime protesi AMS 700 che, rispetto a quelle del passato in grado solo di ingrossare il pene, consentono oggi una perfetta erezione con un ingrossamento e allungamento del pene in grado di soddisfare pienamente l’uomo, che può ritornare alla sua normale vita sessuale.

LA SODDISFAZIONE DEL RAPPORTO

Sebbene la protesi possa risolvere definitivamente l’impotenza, molti uomini non ne conoscono l’esistenza. Eppure si tratta di un presidio che riesce a dare piena soddisfazione nel rapporto sessuale a entrambi i componenti della coppia. Al maschio che si sottopone a impianto di protesi viene infatti assicurata soltanto la rigidità deficitaria a causa del problema vascolare (arrivo di poco sangue al pene) oppure per l’interruzione degli impulsi nervosi a causa di incidenti stradali o interventi di prostatectomia radicale. Rari sono i casi di impotenza di origine psichica. Tutti gli altri elementi – sensibilità e eiaculazione, quando presente prima dell’intervento – rimangono immutati.