Procreazione medicalmente assistita, quando e come utilizzarla

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Le tecniche di PMA vanno utilizzate quando l’approccio combinato ginecologico-andrologico non sia riuscito a risolvere il problema dell’infertilità di coppia. In pratica, quando gli spermatozoi sono molti pochi e non presenti nel liquido seminale ma prelevati direttamente dal testicolo o la donna presenta delle ostruzioni tubariche, endometriosi o altre situazioni che pregiudichino la normale fecondazione, allora bisogna ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. Occorre sottolineare infatti che, nella gestione dell’infertilità, i percorsi diagnostici devono procedere, quanto più possibile, paralleli e simultanei ed interessare in egual misura entrambi i partner, al fine di identificare il miglior trattamento specifico.

Le indicazioni all’esecuzione delle diverse tecniche di PMA sono certamente differenti. Nel caso delle inseminazioni intrauterine, queste sono rappresentate dall’infertilità inspiegata, da un problema seminale lieve, dall’endometriosi I-II stadio e da quelle patologie sessuali o coitali (rare) che non hanno trovato giovamento da altre metodiche di inseminazione (intracervicale semplice). Inoltre, esistono delle condizioni preliminari da valutare prima dell’esecuzione delle inseminazioni intrauterine correlate ad altri fattori clinico-anamnestici, di cui i più importanti sono rappresentati dall’età della donna (preferibilmente non superiore a 36 anni), dalla durata dell’infertilità (non superiore a 5 anni), dall’integrità morfo-funzionale dell’apparato genitale femminile e dalla potenzialità ovulatoria della paziente.

Le tecniche di fecondazione in vitro sono riservate, invece, a condizioni cliniche più gravi, quali un problema seminale moderato-severo, l’età della donna superiore a 36 anni, l’occlusione tubarica bilaterale, l’endometriosi severa (III-IV stadio), l’infertilità inspiegata retrodatante da più di 5 anni, il fallimento delle inseminazioni intrauterine. Dal punto di vista andrologico, possono essere selezionati, quindi, per tecniche di inseminazione intrauterina, pazienti che presentano un liquido seminale normale o con lievi alterazioni.

Anche nei cicli di fecondazione in vitro, laddove la condizione seminale in genere è più gravemente compromessa, la selezione degli spermatozoi rappresenta un elemento cardine per il buon esito della tecnica. Ovviamente, tutte le procedure di selezione degli spermatozoi devono essere non invasive, sicure e relativamente facili da eseguire. Inoltre è imperativo che le funzioni dello spermatozoo non siano compromesse dopo il processo di selezione e che quindi sia possibile utilizzare lo spermatozoo selezionato per la fecondazione dell’ovocita.

Da ciò si evince, pertanto, che anche nell’applicazione delle tecniche di PMA, è cruciale la stretta interazione tra diverse figure professionali (ginecologo, andrologo, seminologo, embriologo) al fine di personalizzare sempre meglio il trattamento, nell’ottica di curare coppie infertili, ciascuna con caratteristiche peculiari, piuttosto che entità nosologiche astratte.