Morte cardiaca improvvisa, come prevenirla

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La morte cardiaca improvvisa, nel 90% dei casi, va ricondotta a una malattia cardiaca preesistente (in genere la cardiopatia ischemica legata a patologia coronarica, come l’infarto miocardico) nei pazienti over40 anni e a condizioni genetiche, come cardiomiopatie o canalopatie, nei pazienti più giovani. Ogni anno in Italia sono circa 50mila (oltre 350mila in Europa) le persone colpite da arresto cardiaco improvviso, un’aritmia maligna che può diventare letale se non si interviene tempestivamente con un defibrillatore per ripristinare il normale ritmo del cuore e incrementando così le possibilità di sopravvivenza dal 9 al 93%. E sono recenti tragici episodi in ambito sportivo; basti pensare al calciatore Piermario Morosini o al campione di pallavolo Vigor Bovolenta, i cui nomi sono tristemente associati alle “morti in campo”.

“La rete di professionisti che si occupa di morte improvvisa è composta dalle figure più varie: chi si occupa del ‘prima’, cioè della prevenzione, chi del ‘durante’, come i medici del 118 e del Pronto Soccorso, e chi del ‘dopo’, come i cardiologi, i patologi e i genetisti che devono arrivare ad una diagnosi di certezza, gli specialisti di device come i defibrillatori, gli psicologi e gli specialisti di bioetica”, dichiara il prof. Iacopo Olivotto, responsabile dell’Unit Cardiomiopatie dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, anticipando i temi che verranno trattati a Firenze il 13 e il 14 febbraio, presso l’Auditorium al Duomo. “Questo convegno intende far dialogare tra loro tutte queste figure che spesso operano in modo separato e distinto, con limitato scambio di competenze ed esperienze. Solo da una vera integrazione di discipline così diverse potrà originarsi una risposta organica, integrata ed efficiente al problema dell’arresto cardiaco e della morte improvvisa.”

Fra le soluzioni terapeutiche più innovative vanno menzionati i defibrillatori impiantabili, oggi presenti nella versione con elettrocateteri transvenosi (che raggiungono il cuore tramite l’albero venoso) oppure in quella sottocutanea, in cui il dispositivo viene impiantato sotto la pelle senza toccare né il cuore né i vasi sanguigni. Il Subcutaneous Implantable Cardioverter Defibrillator S-ICD (di Boston Scientific) ha ottenuto il marchio CE e l’approvazione della FDA (Food & Drug Administration) e rappresenta attualmente l’unico dispositivo in grado di funzionare senza coinvolgere cuore e apparato sanguigno. A beneficiarne potrebbero essere pazienti che soffrono di anomalie elettriche primitive del cuore (canalopatie) oppure di malattie del miocardio (cardiomiopatie).