Prevenzione delle malattie cardiovascolari e “aderenza” alle terapie

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La prevenzione gioca un ruolo cruciale in questo quadro. Favorire politiche e azioni di prevenzione è possibile attraverso diverse azioni, tra cui, in particolare per le malattie CV, la principale è garantire l’aderenza alla terapia. È stato dimostrato infatti che una più efficace prevenzione, unita ad una migliore adesione alle terapie per coloro che sono in trattamento, è in grado di ridurre la spesa pubblica. “Uno studio (di Mennini et al., European Journal of Health Economics, 2015; 16:65-72) sull’impatto di una corretta adesione terapeutica per la cura nello studio della sola ipertensione – uno dei fattori di rischio predominanti delle malattie cardiovascolari – ha dimostrato come, all’interno di un’analisi su 5 Paesi europei, un’adeguata aderenza alla terapia si associ a un miglioramento dello stato di salute dei pazienti e possa far risparmiare risorse al sistema sanitario. Infatti, in una proiezione a 10 anni è stato calcolato che il raggiungimento di un livello di aderenza alla terapia del 70% in Italia (contro il solo 40-41% attualmente registrato nel nostro Paese), determinerebbe un risparmio pari a circa 100 milioni di euro. Il tutto, ovviamente, accompagnato da un miglioramento dello stato di salute dei pazienti.

“Prevenzione, corretta gestione del paziente e corretta somministrazione delle tecnologie e delle terapie possono dunque incidere positivamente innanzitutto sul miglioramento dell’efficacia dell’intervento e della qualità di vita del paziente e garantire, nel medio-lungo periodo, anche una riduzione importante della spesa sanitaria, previdenziale e dei costi sostenuti direttamente dalle famiglie”, precisa il prof. Francesco Saverio Mennini, Direttore del Centre for Economic Evaluation and HTA (EEHTA), Università Tor Vergata, Roma. “In Italia, solo il 14% del totale della spesa pubblica è dedicato alla salute. Siamo un Paese, dunque, che non spende molto in questo ambito (ben al di sotto della media dei Paesi OCSE), un segno anche questo della necessità di incrementare le politiche di prevenzione”. Secondo i dati del 2014 forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia ben 127.000 donne e 98.000 uomini muoiono ogni anno per ictus e per malattie del cuore, tra cui infarto e scompenso; inoltre, molte di queste morti avvengono prima dei 60 anni di età. La collaborazione tra le istituzioni, associazioni e aziende, sia del mondo del lavoro che della salute, resta dunque un aspetto fondamentale.