Prevenire malattie neurodegenerative con la nutrizione

766

Una nutrizione appropriata può rappresentare un valido strumento di prevenzione e cura di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, la malattia di Parkinson e in generale tutte le malattie connesse al decadimento cognitivo e al malfunzionamento del sistema nervoso centrale. Questo il tema della conferenza stampa tenuta a Milano dall’Associazione Brain and Malnutrition in cui sono stati presentati studi e ricerche che neurologi, nutrizionisti e geriatri illustreranno in dettaglio al VII Congresso di Brain and Malnutrition in programma a Milano il 10 e 11 maggio.

Tra i vari studi presentati, quello sugli effetti benefici dei semi di Mucuna sui pazienti Parkinson, che sta trovando una vasta applicazione in Africa e nei Paesi poveri. La Mucuna Pruriens è un legume che cresce spontaneamente nei Paesi tropicali e contiene alte percentuali dell’aminoacido Levodopa, la molecola di prima scelta nel trattamento della malattia di Parkinson. “Con gli studi sulla Mucuna siamo riusciti a trovare un prodotto naturale e nutrizionale che sta cambiando il futuro del trattamento della malattia per milioni di malati non abbienti”, dichiara Gianni Pezzoli, Presidente Associazione Italiana Parkinsoniani. “L’utilizzo della Mucuna, non autorizzato in Italia, rappresenta un’alternativa per i pazienti che vivono nei paesi poveri e non possono sostenere i costi della terapia farmacologica.”

La sperimentazione nel campo della nutrizione nelle malattie neurodegenerative sta raggiungendo obiettivi rilevanti, come dimostra l’utilizzo di un farmaco utilizzato per il dimagrimento e attualmente in sperimentazione per valutare un possibile effetto neuroprotettivo nella malattia di Parkinson, come riferisce Michela Barichella, Presidente di Brain and Malnutrition, che ha annunciato la presentazione di un caso clinico. Illustrato anche uno studio che dimostra come i pazienti con malattia di Parkinson abbiano necessità di integratori nutrizionali di aminoacidi, vitamine (prevalentemente vitamina D) e Omega Tre, soprattutto durante la riabilitazione motoria.

Avanza anche la ricerca sul rallentamento della progressione della malattia di Parkinson. Sono emerse nuove evidenze scientifiche che collegano l’attività del Microbiota (l’insieme dei batteri che popola l’intestino) al rischio di sviluppare disturbi neurologici. Ne ha parlato Roberto Cilia, neurologo del Centro Parkinson ASST G. Pini al CTO di Milano che sottolinea come i nuovi risultati pongano le basi scientifiche per studi futuri, che mirino a verificare un possibile effetto di rallentamento della progressione del Parkinson: “Il nostro gruppo di ricerca ha recentemente studiato le caratteristiche del microbiota in una popolazione di quasi 200 pazienti con malattia di Parkinson (includendo anche pazienti in stadio iniziale e mai trattati con farmaci) e rari parkinsonismi atipici a confronto con oltre 100 individui sani”, dichiara Cilia. “I nostri risultati non solo confermano l’ipotesi che il microbiota differisca significativamente tra pazienti e sani, ma anche che specifiche anomalie della flora batterica intestinale possano influenzare la progressione della malattia stessa.”

Altro studio d’interesse presentato oggi è quello sull’effetto della curcuma sul sistema nervoso centrale, una spezia già molto utilizzata per ridurre l’infiammazione e il dolore di origine articolare e muscolare.