Premenopausa e depressione

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La depressione è una condizione che riguarda oltre 300milioni di persone a livello globale, 40milioni nella sola Europa e 3milioni in Italia; le donne, rispetto agli uomini, ne sono coinvolte in una proporzione di 2 a 1. Proprio nelle donne in peri-menopausa, periodo tra la pre-menopausa e la post-menopausa che può durare anche alcuni anni, il rischio di depressione aumenta di quattordici volte rispetto alla pre-menopausa caratterizzandosi, anche in questa fase della vita della donna, con una compromissione cognitiva soprattutto a carico della memoria e della capacità di concentrarsi.

Ne ha parlato il prof. Claudio Mencacci, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, eletto nuovo presidente della SINPF, insieme al prof. Matteo Balestrieri, professore Ordinario all’Università degli Studi di Udine, durante il suo intervento “Depressione e Riflessi sulla Cognitività in Perimenopausa”, realizzato con il sostegno incondizionato di Lundbeck. Mencacci ha infatti sottolineato che curare la depressione non significa soltanto trattare i problemi dell’umore, ma anche occuparsi degli aspetti di tipo cognitivo. Disturbi dell’attenzione, compromissioni della fluenza verbale, delle funzioni esecutive e rallentamento psico-motorio potrebbero essere, infatti, importanti campanelli d’allarme della depressione. “Migliorare l’attenzione e la memoria potrebbe aiutare il paziente a risolvere alcune problematiche contingenti della depressione, come, ad esempio, le ripercussioni in ambito lavorativo, sociale e famigliare. La depressione ha infatti un impatto molto forte dal punto di vista lavorativo e costituisce, non a caso, una delle principali cause di disabilità sul lavoro, oltre a essere associata a una significativa perdita economica in termini di produttività.”

“La presa in carico della compromissione cognitiva che si osserva nel paziente depresso ha spiegato il professor Mencacci è una parte fondamentale del lavoro del clinico, a partire da una corretta diagnosi differenziale. Obiettivo del clinico deve essere inoltre il raggiungimento del pieno recupero funzionale e del miglioramento della qualità di vita del paziente depresso. Ecco perché è sempre importante avere a disposizione nuovi farmaci che possano colmare questi bisogni. In questo ambito sono stati fatti passi avanti negli anni fino ad arrivare all’ultimo antidepressivo lanciato sul mercato che permette di trattare anche i sintomi cognitivi legati alla depressione e che è caratterizzato da un meccanismo d’azione multimodale. Cruciale quindi è fare in modo che la ricerca clinica non si fermi mai per continuare ad avere trattamenti sempre più innovativi.”

Lavorare a stretto contatto con giovani psichiatri, neurologi, geriatri, altri specialisti e anche con i farmacisti, promuovere l’interazione con i caregiver, consorziare società a livello nazionale e internazionale su diverse aree tematiche e dare risalto all’innovazione e alla ricerca: questi tra i principali obiettivi che la SINPF, la Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia, si prefigge per i prossimi anni e che sono stati al centro del XX Congresso Nazionale, svoltosi nei giorni scorsi a Milano.