Polmoniti associate a ventilazione meccanica

559

Come evidenzia l’ultimo report sulle infezioni nosocomiali pubblicato dall’European Center for Disease and  Control (ECDC), 7.800 persone muoiono ogni anno in Italia a causa di infezioni contratte in ospedale, numeri che proiettano il nostro Paese in cima alle classifiche europee. La polmonite acquisita in ospedale (Hospital-Acquired Pneumonia, HAP) è la seconda infezione nosocomiale più frequente nel mondo ed è considerata la principale causa di morte per infezioni nosocomiali. Tra le polmoniti nosocomiali, le polmoniti associate alla ventilazione meccanica (Ventilator-associated Pneumonia, VAP) rappresentano approssimativamente il 70-80% di tutti i casi registrati nei reparti di terapia intensiva. La gestione terapeutica delle VAP è complicata dall’aumento dell’antibiotico resistenza tra i patogeni Gram negativi. A questo proposito, però, si profilano novità in ambito scientifico.

In occasione della XXIX edizione dell’ECCMID, congresso dei microbiologi europei recentemente svoltosi ad Amsterdam, sono stati presentati i risultati dello studio ASPECT-NP. Si tratta di uno studio clinico di fase III multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, sull’efficacia e sicurezza della combinazione ceftolozano/tazobactam vs meropenem per il trattamento dei pazienti adulti con polmonite nosocomiale associata a ventilazione meccanica (VAP). La combinazione ceftolozano/tazobactam è attualmente approvata in USA e in Europa per il trattamento dei pazienti adulti con infezioni complicate del tratto urinario, compresa la pielonefrite e, in combinazione con metronidazolo, ove indicato, per le infezioni intra-addominali complicate. Nel trial clinico ASPECT NP, ceftolozano-tazobactam è risultato non inferiore al farmaco di confronto meropenem, appartenente alla classe dei carbapenemi, nel trattamento delle VAP. L’impiego di ceftolozano/tazobactam potrebbe pertanto permettere la riduzione del consumo di carbapenemi, diffusamente impiegati per il trattamento di queste infezioni, e quindi dei tassi di infezione sostenuti da batteri produttori di carbapenemasi (es. Klebsiella pneumoniae), nell’ottica della “carbapenem sparing strategy” e dei principi della “antimicrobial stewardship” per l’uso mirato e appropriato degli antibiotici disponibili. Sulla base dei dati raccolti, MSD – nota come Merck in USA e Canada – ha presentato un nuovo dossier alla Food & Drug Administration e alla European Medicines Agency, richiedendo una valutazione del farmaco per questa nuova indicazione.