Pistoia, architetto “cura” Alzheimer con i giardini

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Prima i giardini Alzheimer, poi quelli per la sindrome di Down (trisomia) e di Asperger (autismo), infine il più recente dedicato alla depressione, l’oscuro male di vivere del nostro tempo. Ognuno di questi spazi è dotato di specifiche caratteristiche architettoniche e botaniche curate da Andrea Mati, personalità tra le più note del vivaismo pistoiese nonché architetto paesaggista, ormai conosciuto come l’uomo che “cura la mente con il verde”.

Oltre ai progetti perfezionati nei vivai aziendali, Mati ne ha realizzati grazie a un interesse crescente dovuto agli evidenti benefici sui pazienti. Si tratta dunque di un complesso di esperienze maturate sul campo che verranno presentato per la prima volta alla comunità scientifica in occasione del X Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer, in programma a Montecatini Terme (Teatro Verdi, 1-2 marzo), come sempre presieduto dal prof. Giulio Masotti, presidente emerito della Società italiana di Geriatria e Gerontologia, con un programma curato dall’Unità di Ricerca in Medicina dell’Invecchiamento dell’Università di Firenze grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

Andrea, 58 anni, è il maggiore dei tre fratelli Mati e al lavoro in azienda abbina da sempre un’assidua militanza volontaria in associazioni assistenziali, ed è proprio in questo contesto che avviene l’incontro con Masotti: “Il professore – spiega – mi invitò a visitare il Giardino che aveva fatto realizzare a Pistoia al Centro Diurno di Monteoliveto; la trovai un’iniziativa bellissima di straordinaria valenza sociale. Ecco, è cominciato tutto così, grazie al prof. Masotti. I giardini terapeutici ci hanno aperto un mondo permettendoci di diversificare il nostro impegno nel sociale.

I Giardini Alzheimer si basano, come noto, sul concetto di memoria: un ambiente verde tra vialetti, gazebo e cascatelle, ricco di alberi, piante ornamentali e aromatiche comuni, che i pazienti possono riconoscere e collegare al proprio vissuto così, appunto, riattivando la memoria compromessa dalla malattia. “Diversi i criteri per gli altri disturbi. Per la depressione, il progetto studiato con lo psichiatra romano Raffaele Bracalenti si basa sul contatto fisico; cambiano dunque disegno e vegetazione (cortecce rugose o in disfacimento) la cui funzione non è più di ricordare, bensì di presentare asperità concrete, emblema del mondo reale opposto ai fantasmi della depressione. L’autismo si alimenta invece di paure e richiede perciò spazi verdi chiusi e protettivi, ambienti sereni e ospitali dove ogni paziente è seguito da un operatore specializzato. All’opposto, il Giardino Down risponde invece al bisogno di socializzare; quindi prati e spazi aperti, fiori e una grande aiuola che i ragazzi curano insieme.”

I prototipi di questi giardini sono oggetto di frequenti visite di specialisti e di personalità internazionali tra cui, di recente, il Nobel per la pace Mohamed Yunus (Bangladesh). “C’è nel mondo – dichiara Mati – un interesse crescente, testimoniato anche dalla stampa, per questo modello terapeutico gentile, ecologico e non invasivo. Per noi è una bella avventura appena iniziata. Il futuro ci dirà quanto vale. Intanto accogliamo tutti volentieri. Basta prenotare.”