Pediatri: “Un bimbo calabrese vive 2 anni in meno di un bimbo veneto”

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“La probabilità di non sopravvivere nei primi giorni di vita di un neonato calabrese è quasi doppia di un suo coetaneo veneto. Il Veneto è paragonabile alla Finlandia; la Calabria alla Grecia”, dichiara Maurizio Bonati, del Laboratorio per la Salute Materno-Infantile, Dipartimento di Salute Pubblica, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano. Anche per questo, insieme all’Associazione Culturale Pediatri, ha preso il via il progetto NASCITA (NAscere e creSCere in ITAlia), presentato in questi giorni a Matera in occasione del XXI Congresso Nazionale ACP.

“Comunque, dopo essere nato e sopravvissuto alla prima settimana di vita, un neonato veneto ha una prospettiva complessiva di vivere 2 anni in più rispetto a un neonato calabrese. Nel corso della crescita – prosegue Bonati – le ‘distanze’ si mantengono. Il bambino che vive in Calabria deve far fronte a maggiori difficoltà: per esempio, andare all’asilo nido (1 posto in Calabria contro i 9 posti in Veneto; ma sono 24 in Emilia Romagna). In generale, quel bambino calabrese dovrà vivere in uno stato di deprivazione materiale che è doppia in Calabria rispetto al Veneto, e abbandonerà la scuola precocemente, con una probabilità doppia rispetto al bambino veneto.”

L’individuazione dei fattori di rischio modificabili e di fattori prognostici in periodi critici dell’esistenza può contribuire allo sviluppo di strategie efficaci di prevenzione e di intervento. Per questo motivo, gli studi longitudinali sulle coorti di nascita – finora piccoli e poco significativi – possono fare la differenza per iniziare a cambiare le cose. Il progetto NASCITA è un’iniziativa multi-osservazionale e rappresentativa della realtà italiana, una risposta per far fronte a questa mancanza: costituire una database di informazioni sullo stato di salute nel tempo, sin dalla nascita, di molti bambini. Lo scopo è monitorare lo sviluppo fisico/cognitivo/psicologico, lo stato di salute e benessere di una coorte di nuovi nati, nel corso dei primi 6 anni di età, e valutare i potenziali fattori (determinanti) che possono influenzarli.

L’obiettivo atteso è di coinvolgere una coorte di almeno 8mila nuovi nati (e le loro famiglie) a partire da aprile 2019, in 23 cluster geografici rappresentativi della realtà italiana (nord/centro/sud; urbano/rurale; montagna/pianura/mare; metropoli), con il supporto di almeno 230 pediatri di famiglia. A oggi si è superata la soglia di 2300 nuovi nati arruolati. L’arruolamento dei bambini avviene nel corso della prima visita effettuata dal pediatra di famiglia entro i primi 45 giorni di vita. I dati raccolti nel corso delle 7 visite dei bilanci di salute previste nei primi 6 anni di vita dai pediatri di famiglia partecipanti saranno inseriti in una scheda di raccolta dati elettronica e saranno registrati tutti i contatti tra il pediatra e il bambino/la famiglia. Tra le altre cose, sarà valutata la crescita staturo-ponderale, lo sviluppo psicomotorio, i percorsi educativi/di socializzazione, l’alimentazione (es. durata dell’allattamento al seno, età e modalità di svezzamento…), le vaccinazioni effettuate, eventuali malattie (in particolare le condizioni di cronicità), la prescrizione di farmaci, visite specialistiche ed esami diagnostici, gli accessi in Pronto Soccorso e i ricoveri ospedalieri.

L’analisi dei dati valuterà eventuali associazioni tra determinanti prenatali, contesto di vita (ambiente), alimentazione, buone pratiche genitoriali, opportunità di apprendimento precoce e di socializzazione e l’incidenza di eventi avversi intesi come malattie croniche, sovrappeso/obesità, disturbi dello sviluppo cognitivo/psicomotorio. Lo studio è coordinato dal Laboratorio per la Salute Materno-Infantile dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano, in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) ed è monitorato da un comitato scientifico indipendente e multidisciplinare, rappresentativo di differenti competenze e professionalità.