“Io Parto Consapevole”: a Bergamo incontro tra medici, ostetriche e future mamme

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Una ricerca Ipsos ha indagato la conoscenza e la percezione di uomini e donne sul parto cesareo e sulle infezioni della ferita che possono presentarsi dopo l’intervento. Il 44% degli italiani non ha mai sentito parlare della possibilità di contrarre infezioni a seguito del taglio cesareo e il 41% solo qualche volta. Proprio questo il tema al centro dell’evento “Io Parto Consapevole”, svoltosi recentemente a Bergamo in previsione della Giornata Nazionale della Salute della Donna (22 aprile 2019) e promosso da Johnson&Johnson Medical SpA, con il patrocinio di AOGOI Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, SYRIO Società Italiana di Scienze Ostetrico-Ginecologico-Neonatali e SICHIG Società Italiana di Chirurgia Ginecologica. Un momento di incontro e confronto tra donne in dolce attesa, medici e ostetriche, per offrire alle future mamme consigli e informazioni utili per prepararsi con serenità e consapevolezza al momento del parto e ai giorni immediatamente successivi, fondamentali per il benessere della mamma e del bambino.

Secondo la recente indagine condotta da Ipsos su un campione di 2.178 persone, il 43% degli italiani tra i 20 e i 50 anni sono poco o per niente spaventati dal parto cesareo (38% le donne; 48% gli uomini), mentre il 40% dichiara di esserlo molto e abbastanza (46% delle donne; 34% degli uomini) e il restante 17% non si esprime. A fronte di questi numeri diviene importante promuovere una corretta informazione su questo tema e sugli aspetti a esso associati. “Sebbene si osservi un incremento percentuale globale del ricorso all’intervento di parto cesareo, nei centri pubblici ad alta attività ostetrica si registra un trend contrario. In Lombardia si stima, infatti, che la percentuale di interventi sia del 26% a fronte di una media nazionale pari a circa il 35%”, afferma il prof. Franco Odicino, Direttore del Dipartimento Ostetrico-Ginecologico degli Spedali Civili di Brescia. “Il parto cesareo è un intervento chirurgico importante che come tale può essere associato a dei rischi che devono essere attentamente considerati in fase decisionale. Se è vero che gli interventi non necessari devono essere evitati è altrettanto vero che è fondamentale assicurare l’accesso a questa procedura, potenzialmente salvavita, a quelle donne che presentano condizioni mediche particolari.”

Tra le complicazioni che destano maggiore preoccupazione tra gli uomini e le donne tra i 20 e i 50 anni, oltre al dolore postoperatorio (46%), ai tempi di ripresa dopo l’intervento (45%) e ai problemi legati all’anestesia (40%), viene citata la possibilità di contrarre infezioni, temuta da circa un terzo degli intervistati (33%). Le infezioni del sito chirurgico sono effettivamente una delle complicazioni più rilevanti della ferita a seguito di un intervento. Basti pensare che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le persone che sviluppano infezioni del sito chirurgico sono 5 volte più esposte al rischio di una nuova ospedalizzazione e 2 volte più esposte al rischio di degenza in terapia intensiva. “Le infezioni della ferita sono una delle possibili complicazioni che possono presentarsi dopo un intervento di parto cesareo e che possono determinare il prolungamento dell’ospedalizzazione delle neomamme. Le infezioni, che possono colpire sia le strutture più superficiali che i tessuti più profondi, si presentano in una percentuale che va dal 3.7 al 9.8% dei casi”, spiega il prof. Luigi Frigerio, Direttore U.O.C. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. “Tuttavia oggi, grazie all’adozione di programmi di prevenzione negli ospedali e all’innovazione tecnologica in sala operatoria come l’utilizzo di suture con antibatterico, è possibile prevenire ed evitare circa il 30% delle infezioni chirurgiche.”

Sempre la ricerca evidenzia che tra le conseguenze che più frequentemente vengono associate all’infezione della ferita del taglio cesareo, le donne italiane tra i 20 e i 50 anni temono nel 63% dei casi l’allungarsi dei tempi di guarigione, seguito dalla possibilità di recidiva (41%) – eventualità che spaventa soprattutto le donne più giovani – dall’impossibilità di prendersi cura del proprio bambino immediatamente dopo il parto (37%), fino alla difficoltà di automedicazione (15%) e ai problemi estetici (8%).

“Il ruolo dell’ostetrica è quello di accompagnare la donna, o meglio la coppia, in tutto il percorso nascita fornendo informazioni e consigli per vivere serenamente e in salute la gravidanza e affrontare il parto in maniera informata. Sono convinta che l’informazione può fare la differenza anche e soprattutto per sfatare i falsi miti e le ideologie ricorrenti che aleggiano intorno al parto”, afferma la prof.ssa Miriam Guana, Ostetrica, Associato di Scienze Infermieristiche Ostetrico-Ginecologiche all’Università degli Studi di Brescia e Presidente della SYRIO. L’evento “Io Parto Consapevole” è stato pensato per favorire il dialogo e lo scambio di informazioni tra gli esperti e le donne con l’obiettivo di fornire informazioni corrette e rispondere alle domande delle donne in dolce attesa rispetto al parto.

“Promuovere iniziative di sensibilizzazione e informazione come ‘Io Parto Consapevole’ è parte del nostro impegno, volto a migliorare la salute e il benessere delle persone”, commenta Silvia De Dominicis, Amministratore Delegato Johnson & Johnson Medical SpA. “Crediamo che una corretta informazione sia la prima leva per fronteggiare le infezioni ospedaliere, uno dei problemi sanitari più diffusi al mondo, che ci vede impegnati da oltre 130 anni a fianco di istituzioni e classe medica per migliorare le cure e salvare più vite.”