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Stefania Bortolotti |
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La fragilità ossea è una conseguenza dell’osteoporosi severa che può
aumentare il rischio di frattura o di ri-frattura nelle donne dai 50
anni in poi. Ma se di osteoporosi primaria si parla tanto, soprattutto
in chiave di prevenzione, ancora oggi si tende a sottovalutare
l’osteoporosi severa che, invece, colpisce il 30% di tutte le donne che
vanno in menopausa e che può avere conseguenze anche gravi, come ad
esempio la frattura di femore, limitando l’autonomia della paziente e
condizionandone negativamente la qualità di vita.
Per ovviare a questa situazione, è nata la Campagna “Stop alle
Fratture”, giunta quest’anno alla sua seconda edizione. Essa rappresenta
il primo progetto educazionale integrato rivolto all’intera popolazione
femminile over 50, con l’obiettivo di sensibilizzare ed informare
sull’osteoporosi severa e sulle conseguenze a cui può portare la
fragilità ossea se non diagnosticata correttamente.
La Campagna è firmata dalle 5 principali Società Scientifiche
nell’ambito delle malattie metaboliche dell’osso: SIOMMMS (Società
Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie
dello Scheletro), SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia),
SIR (Società Italiana di Reumatologia), ORTOMED (Società Italiana di
Ortopedia e Medicina) e GISOOS (Gruppo Italiano di Studio in Ortopedia
dell’Osteoporosi Severa).
La frattura del femore, come anche le fratture di polso e le fratture
vertebrali, sono tutte conseguenze della fragilità ossea. Non sempre,
infatti, il trauma è l’unico responsabile, ma spesso nelle donne over 50
l’osso si frattura perché è fragile a causa dell’osteoporosi severa. In
presenza di questa patologia, infatti, le ossa non sono in grado di
tollerare urti anche minimi e si fratturano per traumi banali che in
condizioni di normalità sarebbero stati sopportati senza alcun problema.
Solo una corretta e tempestiva diagnosi, seguita da un adeguato percorso
terapeutico, può evitare a tutte le donne in post-menopausa di incorrere
nel rischio di frattura.
Maggior attenzione va quindi riservata alla patologia e ai fattori di
rischio, ma non vanno sottovalutate neanche le malattie associate allo
sviluppo dell’osteoporosi severa, prime tra tutte patologie reumatiche
come l’artrite reumatoide: «Un nuovo approccio diagnostico a 360°
– dichiara a proposito il prof. Giovanni Minisola, Presidente SIR
– prova l’associazione tra l’osteoporosi severa e molte malattie
reumatiche. L’artrite reumatoide, malattia immunitaria su base
infiammatoria che interessa prevalentemente le donne, è la condizione
nella quale questi aspetti sono stati meglio valutati. Recentemente,
infatti, è stato dimostrato che la prevalenza dell’osteoporosi nelle
donne italiane in post-menopausa affette da artrite reumatoide è
particolarmente elevata e, conseguentemente, è aumentato il rischio di
fratture da fragilità rispetto alla popolazione generale. Ma c’è ormai
evidenza di aumentata incidenza di osteoporosi e fratture da fragilità
ossea anche in coloro che sono affetti da lupus eritematoso sistemico,
spondilite anchilosante e sclerodermia. La patogenesi dell’osteoporosi
severa associata a malattie reumatiche è multifattoriale, riconoscendo
essenzialmente sia meccanismi specificamente legati alla natura delle
diverse malattie, sia meccanismi riconducibili ai farmaci impiegati per
il loro trattamento. Tra questi il cortisone, un farmaco largamente
utilizzato in reumatologia ma fortemente osteopenizzante e, pertanto, in
grado di aumentare considerevolmente il rischio di fratture. Per tali
motivi è necessario che quanti sono colpiti da malattie reumatiche,
specie se in trattamento cortisonico, vengano attentamente sorvegliati
non solo per quel che concerne la malattia di base, ma anche per le
possibili complicanze a carico delle ossa».
«Le fratture da fragilità ossea, in primo luogo quelle di collo
femore - sottolinea il prof. Marco D’Imporzano, Presidente
SIOT – hanno importanti conseguenze cliniche, che vanno dalla
necessità di interventi chirurgici, al rischio elevato di invalidità con
perdita parziale o totale dell’autonomia nelle comuni attività della
vita quotidiana, all’aumento significativo del rischio di mortalità.Non
dimentichiamo che, dopo i 50 anni, una donna ha un rischio di morire a
causa delle conseguenze di una frattura di femore equivalente al cancro
al seno e, addirittura, quattro volte maggiore del rischio di cancro
all’endometrio. Ecco perché, peraffrontare in modo adeguato
l’osteoporosi severa e la conseguente fragilità ossea, è fondamentale
identificare i fattori di rischio che ne predispongono l’insorgenza ed
organizzare un percorso diagnostico e terapeutico finalizzato a ridurre
il rischio delle fratture da fragilità, arrestando così la spirale
discendente della salute e della qualità della vita».
«Va inoltre sottolineato come, con il progressivo invecchiamento
della popolazione, aumentino inevitabilmente tutte le patologie croniche
età correlate – precisa il prof. Umberto Tarantino,
Presidente GISOOS – fra cui l’osteoporosi, che negli ultimi decenni è
diventata una vera e propria priorità sanitaria e sociale. Stando alle
stime, riteniamo infatti che nei prossimi 40 anni, in assenza di
interventi terapeutici mirati a tutta la popolazione a rischio,
assisteremo al raddoppiarsi dell’incidenza delle fratture da fragilità
ossea. Per questo riteniamo quanto mai necessari interventi di natura
preventiva che possano informare correttamente le popolazioni a rischio
sulle conseguenze legate alla fragilità ossea causata dall’osteoporosi
severa. Trascurare la cura della patologia scheletrica che è alla base
delle fratture da fragilità significa perdere un’importantissima
opportunità per prevenire il rischio di ulteriori fratture. È perciò
fondamentale definire un accurato ed appropriato approccio
diagnostico-terapeutico per i soggetti con frattura da fragilità, in cui
vi sia condivisione sulle indagini diagnostiche da effettuare e su quali
terapie farmacologiche utilizzare. Un percorso nel quale l’ortopedico
deve far parte di un team multidisciplinare che possa garantire un
trattamento mirato, basato su una sinergia stabile tra le diverse
specialità favorendo la nascita delle cosiddette Fragility Fracture Unit».
«Per prevenire le fratture da fragilità ossea – afferma la
dott.ssa Giuseppina Resmini, rappresentante del Board Scientifico
“Stop alle Fratture” – è fondamentale eseguire, oltre che gli esami
considerati oggi di routine, come la MOC (Mineralometria Ossea
Computerizzata) e gli esami del sangue, anche una radiografia del
rachide dorsale e lombare, per evidenziare eventuali crolli o
schiacciamenti delle vertebre. Da qui deve partire la scelta della
terapia, adeguata alla gravità dell’osteoporosi in atto, anche per
evitare il rischio di una ulteriore frattura».
Le iniziative della campagna “stop alle fratture 2012”
Dopo gli importanti risultati raggiunti nel 2011, con oltre 72.000
contatti, anche quest’anno il principale strumento della Campagna è il
sito www.stop-alle-fratture.it . Rinnovato nei contenuti e nella
grafica, reso ancora più fruibile e di facile accesso anche per le
pazienti più anziane, il sito è diventato una delle principali fonti
d’informazione nazionali sulla fragilità ossea e osteoporosi severa.
Direttamente dall’home page di www.stopallefratture.it si può accedere
ad un tool facile e innovativo per permettere a tutte le donne dai 50
anni in su di scoprire qual è il proprio potenziale di rischio. Si
tratta del Defra Test online, test di auto-diagnosi, ideato e validato
da SIR e SIOMMMS, studiato per la donna che non ha ancora subìto alcuna
frattura, ma anche per colei che ha già subìto una o più fratture e
vuole conoscere il rischio di fratturarsi nuovamente. Grazie a questo
test, basta rispondere ad alcune semplici domande su stili di vita e
abitudini personali, sul fatto di aver già subìto, o meno, fratture e
inserire, quando disponibile, il valore dell’ultima MOC (Mineralometria
Ossea Computerizzata) effettuata. Il test consentirà così di definire il
livello di rischio che ha la donna di incorrere in una frattura da
fragilità ossea nei successivi 10 anni, ovvero: basso, medio, elevato,
molto elevato. A seconda del risultato ottenuto, inoltre, verranno
indicate raccomandazioni e consigli su come prevenire le eventuali
fratture da fragilità.
A proposito del test di autovalutazione, il prof. Luigi Sinigaglia,
Presidente SIOMMMS, spiega: «lo strumento si basa su un algoritmo che
consente di documentare in maniera oggettiva la gravità e il potenziale
impatto dell’osteoporosi nella singola utente, stimando il rischio che
ha, a 10 anni, di fratturarsi il femore o incorrere in qualsiasi
frattura clinica. Certamente aver effettuato una MOC, che è uno degli
esami di routine per porre una diagnosi di osteoporosi, consente di
definire questo rischio ancora più precisamente, ma è molto importante
anche la valutazione di abitudini personali, prima tra tutte la
propensione al fumo. Anche la considerazione dello stato fisico generale
della donna, cioè se è molto magra, se è andata in menopausa precoce, se
c’è una storia familiare di fratture o se ha patologie correlabili
all’osteoporosi, quali quelle reumatiche, sono variabili importanti che
condizionano il risultato finale. Mettendo a disposizione dell’intera
popolazione femminile over 50 anni questo test, fruibile dal sito
“www.stop-alle-fratture.it” , vogliamo contribuire a migliorare la
gestione dell’osteoporosi severa, aumentando la percezione del rischio
sia da parte delle pazienti, che degli altri operatori sanitari,
soprattutto per arrivare ad una più tempestiva, e certa, diagnosi del
problema».
La vera novità di quest’anno è che a tutte le pazienti che, a seguito
del Defra Test online, risulteranno con rischio elevato di frattura da
fragilità ossea, verrà offerta la possibilità di un consulto
personalizzato via e-mail con uno degli specialisti certificati “Stop
alle Fratture”. Una selezione di 100 medici su tutto il territorio
nazionale, espressione delle 5 Società Scientifiche firmatarie del
progetto, a disposizione anche per orientare il target più a rischio
nella scelta di effettuare una visita presso uno dei Centri nazionali
autorizzati per il trattamento dell’osteoporosi severa su tutto il
territorio nazionale.
In caso di fragilità ossea, la visita con uno specialista di riferimento
è il passo imprescindibile per evitare il rischio di frattura. Per
questo, sul sito della Campagna è disponibile il primo database
nazionale di Centri autorizzati per il trattamento dell’osteoporosi
severa: oltre 580 strutture in tutte le Regioni italiane, complete di
indirizzi e riferimenti per prenotare una visita.
Stefania Bortolotti