Genova Anno IX - n°50 - 11.05.2012 Pagine Nazionali

del 21/05/2012

Stop alle fratture


Stefania Bortolotti - redazione@clicmedicina.it   

Stefania Bortolotti

La fragilità ossea è una conseguenza dell’osteoporosi severa che può aumentare il rischio di frattura o di ri-frattura nelle donne dai 50 anni in poi. Ma se di osteoporosi primaria si parla tanto, soprattutto in chiave di prevenzione, ancora oggi si tende a sottovalutare l’osteoporosi severa che, invece, colpisce il 30% di tutte le donne che vanno in menopausa e che può avere conseguenze anche gravi, come ad esempio la frattura di femore, limitando l’autonomia della paziente e condizionandone negativamente la qualità di vita.

Per ovviare a questa situazione, è nata la Campagna “Stop alle Fratture”, giunta quest’anno alla sua seconda edizione. Essa rappresenta il primo progetto educazionale integrato rivolto all’intera popolazione femminile over 50, con l’obiettivo di sensibilizzare ed informare sull’osteoporosi severa e sulle conseguenze a cui può portare la fragilità ossea se non diagnosticata correttamente.

La Campagna è firmata dalle 5 principali Società Scientifiche nell’ambito delle malattie metaboliche dell’osso: SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro), SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), SIR (Società Italiana di Reumatologia), ORTOMED (Società Italiana di Ortopedia e Medicina) e GISOOS (Gruppo Italiano di Studio in Ortopedia dell’Osteoporosi Severa).

La frattura del femore, come anche le fratture di polso e le fratture vertebrali, sono tutte conseguenze della fragilità ossea. Non sempre, infatti, il trauma è l’unico responsabile, ma spesso nelle donne over 50 l’osso si frattura perché è fragile a causa dell’osteoporosi severa. In presenza di questa patologia, infatti, le ossa non sono in grado di tollerare urti anche minimi e si fratturano per traumi banali che in condizioni di normalità sarebbero stati sopportati senza alcun problema. Solo una corretta e tempestiva diagnosi, seguita da un adeguato percorso terapeutico, può evitare a tutte le donne in post-menopausa di incorrere nel rischio di frattura.

Maggior attenzione va quindi riservata alla patologia e ai fattori di rischio, ma non vanno sottovalutate neanche le malattie associate allo sviluppo dell’osteoporosi severa, prime tra tutte patologie reumatiche come l’artrite reumatoide: «Un nuovo approccio diagnostico a 360° – dichiara a proposito il prof. Giovanni Minisola, Presidente SIR – prova l’associazione tra l’osteoporosi severa e molte malattie reumatiche. L’artrite reumatoide, malattia immunitaria su base infiammatoria che interessa prevalentemente le donne, è la condizione nella quale questi aspetti sono stati meglio valutati. Recentemente, infatti, è stato dimostrato che la prevalenza dell’osteoporosi nelle donne italiane in post-menopausa affette da artrite reumatoide è particolarmente elevata e, conseguentemente, è aumentato il rischio di fratture da fragilità rispetto alla popolazione generale. Ma c’è ormai evidenza di aumentata incidenza di osteoporosi e fratture da fragilità ossea anche in coloro che sono affetti da lupus eritematoso sistemico, spondilite anchilosante e sclerodermia. La patogenesi dell’osteoporosi severa associata a malattie reumatiche è multifattoriale, riconoscendo essenzialmente sia meccanismi specificamente legati alla natura delle diverse malattie, sia meccanismi riconducibili ai farmaci impiegati per il loro trattamento. Tra questi il cortisone, un farmaco largamente utilizzato in reumatologia ma fortemente osteopenizzante e, pertanto, in grado di aumentare considerevolmente il rischio di fratture. Per tali motivi è necessario che quanti sono colpiti da malattie reumatiche, specie se in trattamento cortisonico, vengano attentamente sorvegliati non solo per quel che concerne la malattia di base, ma anche per le possibili complicanze a carico delle ossa».

«Le fratture da fragilità ossea, in primo luogo quelle di collo femore - sottolinea il prof. Marco D’Imporzano, Presidente SIOT – hanno importanti conseguenze cliniche, che vanno dalla necessità di interventi chirurgici, al rischio elevato di invalidità con perdita parziale o totale dell’autonomia nelle comuni attività della vita quotidiana, all’aumento significativo del rischio di mortalità.Non dimentichiamo che, dopo i 50 anni, una donna ha un rischio di morire a causa delle conseguenze di una frattura di femore equivalente al cancro al seno e, addirittura, quattro volte maggiore del rischio di cancro all’endometrio. Ecco perché, peraffrontare in modo adeguato l’osteoporosi severa e la conseguente fragilità ossea, è fondamentale identificare i fattori di rischio che ne predispongono l’insorgenza ed organizzare un percorso diagnostico e terapeutico finalizzato a ridurre il rischio delle fratture da fragilità, arrestando così la spirale discendente della salute e della qualità della vita».

«Va inoltre sottolineato come, con il progressivo invecchiamento della popolazione, aumentino inevitabilmente tutte le patologie croniche età correlate – precisa il prof. Umberto Tarantino, Presidente GISOOS – fra cui l’osteoporosi, che negli ultimi decenni è diventata una vera e propria priorità sanitaria e sociale. Stando alle stime, riteniamo infatti che nei prossimi 40 anni, in assenza di interventi terapeutici mirati a tutta la popolazione a rischio, assisteremo al raddoppiarsi dell’incidenza delle fratture da fragilità ossea. Per questo riteniamo quanto mai necessari interventi di natura preventiva che possano informare correttamente le popolazioni a rischio sulle conseguenze legate alla fragilità ossea causata dall’osteoporosi severa. Trascurare la cura della patologia scheletrica che è alla base delle fratture da fragilità significa perdere un’importantissima opportunità per prevenire il rischio di ulteriori fratture. È perciò fondamentale definire un accurato ed appropriato approccio diagnostico-terapeutico per i soggetti con frattura da fragilità, in cui vi sia condivisione sulle indagini diagnostiche da effettuare e su quali terapie farmacologiche utilizzare. Un percorso nel quale l’ortopedico deve far parte di un team multidisciplinare che possa garantire un trattamento mirato, basato su una sinergia stabile tra le diverse specialità favorendo la nascita delle cosiddette Fragility Fracture Unit».

«Per prevenire le fratture da fragilità ossea – afferma la dott.ssa Giuseppina Resmini, rappresentante del Board Scientifico “Stop alle Fratture” – è fondamentale eseguire, oltre che gli esami considerati oggi di routine, come la MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) e gli esami del sangue, anche una radiografia del rachide dorsale e lombare, per evidenziare eventuali crolli o schiacciamenti delle vertebre. Da qui deve partire la scelta della terapia, adeguata alla gravità dell’osteoporosi in atto, anche per evitare il rischio di una ulteriore frattura».


Le iniziative della campagna “stop alle fratture 2012”
Dopo gli importanti risultati raggiunti nel 2011, con oltre 72.000 contatti, anche quest’anno il principale strumento della Campagna è il sito www.stop-alle-fratture.it . Rinnovato nei contenuti e nella grafica, reso ancora più fruibile e di facile accesso anche per le pazienti più anziane, il sito è diventato una delle principali fonti d’informazione nazionali sulla fragilità ossea e osteoporosi severa.

Direttamente dall’home page di www.stopallefratture.it si può accedere ad un tool facile e innovativo per permettere a tutte le donne dai 50 anni in su di scoprire qual è il proprio potenziale di rischio. Si tratta del Defra Test online, test di auto-diagnosi, ideato e validato da SIR e SIOMMMS, studiato per la donna che non ha ancora subìto alcuna frattura, ma anche per colei che ha già subìto una o più fratture e vuole conoscere il rischio di fratturarsi nuovamente. Grazie a questo test, basta rispondere ad alcune semplici domande su stili di vita e abitudini personali, sul fatto di aver già subìto, o meno, fratture e inserire, quando disponibile, il valore dell’ultima MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) effettuata. Il test consentirà così di definire il livello di rischio che ha la donna di incorrere in una frattura da fragilità ossea nei successivi 10 anni, ovvero: basso, medio, elevato, molto elevato. A seconda del risultato ottenuto, inoltre, verranno indicate raccomandazioni e consigli su come prevenire le eventuali fratture da fragilità.

A proposito del test di autovalutazione, il prof. Luigi Sinigaglia, Presidente SIOMMMS, spiega: «lo strumento si basa su un algoritmo che consente di documentare in maniera oggettiva la gravità e il potenziale impatto dell’osteoporosi nella singola utente, stimando il rischio che ha, a 10 anni, di fratturarsi il femore o incorrere in qualsiasi frattura clinica. Certamente aver effettuato una MOC, che è uno degli esami di routine per porre una diagnosi di osteoporosi, consente di definire questo rischio ancora più precisamente, ma è molto importante anche la valutazione di abitudini personali, prima tra tutte la propensione al fumo. Anche la considerazione dello stato fisico generale della donna, cioè se è molto magra, se è andata in menopausa precoce, se c’è una storia familiare di fratture o se ha patologie correlabili all’osteoporosi, quali quelle reumatiche, sono variabili importanti che condizionano il risultato finale. Mettendo a disposizione dell’intera popolazione femminile over 50 anni questo test, fruibile dal sito “www.stop-alle-fratture.it” , vogliamo contribuire a migliorare la gestione dell’osteoporosi severa, aumentando la percezione del rischio sia da parte delle pazienti, che degli altri operatori sanitari, soprattutto per arrivare ad una più tempestiva, e certa, diagnosi del problema».

La vera novità di quest’anno è che a tutte le pazienti che, a seguito del Defra Test online, risulteranno con rischio elevato di frattura da fragilità ossea, verrà offerta la possibilità di un consulto personalizzato via e-mail con uno degli specialisti certificati “Stop alle Fratture”. Una selezione di 100 medici su tutto il territorio nazionale, espressione delle 5 Società Scientifiche firmatarie del progetto, a disposizione anche per orientare il target più a rischio nella scelta di effettuare una visita presso uno dei Centri nazionali autorizzati per il trattamento dell’osteoporosi severa su tutto il territorio nazionale.

In caso di fragilità ossea, la visita con uno specialista di riferimento è il passo imprescindibile per evitare il rischio di frattura. Per questo, sul sito della Campagna è disponibile il primo database nazionale di Centri autorizzati per il trattamento dell’osteoporosi severa: oltre 580 strutture in tutte le Regioni italiane, complete di indirizzi e riferimenti per prenotare una visita.
 

Stefania Bortolotti

 

 

 






 
 
 
 

  



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