Le malattie funzionali gastrointestinali sono probabilmente i disturbi
che più spesso entrano nel vissuto di ciascuno di noi, ciononostante
ancora non ricevono l’attenzione che meriterebbe il loro impatto
sociosanitario. In questa categoria, infatti, rientrano condizioni ad
alta prevalenza quali la sindrome dell’intestino irritabile, la stipsi
cronica, la diarrea, l’incontinenza fecale, la dispepsia, la malattia da
reflusso gastro-esofageo che, complessivamente, costituiscono dopo i
disturbi osteo-articolari, la causa più frequente di accesso alle
prestazioni sanitarie.
Il CONGRESSO
Questa complessa materia e, in particolare, la gestione diagnostica e
terapeutica dei pazienti con disturbi funzionali sono al centro del
Congresso “Approccio al paziente con malattie funzionali
gastrointestinali”, in corso a Roma fino al 16 giugno,
organizzato da ANEMGI Onlus – Associazione per la Neurogastroenterologia
e la motilità gastrointestinale - e presieduto dal Professor Enrico
Corazziari, ordinario di gastroenterologia all’Università di Roma
“La Sapienza”.
La giornata di domani sarà caratterizzata da un workshop interamente
dedicato alla stipsi cronica, disturbo che ben riassume le
caratteristiche delle malattie funzionali gastrointestinali, in quanto
alla forte prevalenza - si stima ne soffra il 10% della popolazione
italiana soprattutto femminile – associata a pesanti effetti sulla
percezione del proprio stato di salute e sulla qualità della vita e ad
un’obiettiva difficoltà di diagnosi e trattamento.
LA STIPSI CRONICA
In Italia le persone affette da stipsi cronica sono per l’80% donne, con
un’età media di 50 anni, e soffrono di questa patologia per molti anni,
in media 17, prima di rivolgersi a un centro specialistico. La stipsi
cronica, come molti dei disturbi cronici gastrointestinali, può
comportare un considerevole grado di sofferenza individuale, come
conseguenza di un alterato stato di salute, con pesanti effetti persino
sulle relazioni sociali e lavorative e sul quadro psicologico della
persona.
“Lo conferma la recente pubblicazione dei dati ottenuti dall’indagine
LIRS – Laxative Inadequate Relief Survey – prosegue il prof.
Corazziari - condotta a livello nazionale da Doxa Pharma, con il
supporto non condizionato di Shire Italia, su un campione di 900
pazienti con stipsi cronica, afferenti a 39 centri di gastroenterologia
in tutta Italia. Dall’indagine LIRS risulta, infatti, che il 46% del
campione giudica “non buona” la propria salute e, in generale, chi
soffre di questa patologia percepisce la propria condizione come quella
di un malato cronico e si attribuisce un grado di invalidità pari a
quello di una persona ipertesa o colpita da artrosi e superiore a quello
di chi soffre di emicrania”.
La stipsi cronica, dunque, è un disturbo che condiziona pesantemente la
vita di chi ne soffre e per il quale, come ha sottolineato Enrico
Corazziari “l’interazione tra le alterazioni anatomiche e
funzionali con lo stato psicologico, il comportamento da malattia e le
condizioni socio-ambientali consigliano di avere un approccio medico
secondo il modello bio-psico-socio-comportamentale, che non si limiti a
considerare solo la malattia o il disturbo, ma ne valuti lo stato di
sofferenza, le aspettative e gli effetti sulle relazioni sociali,
sull’attività fisica e sul comportamento sia fisico che emozionale”.
IL VOLUME
Il volume “La Stipsi Cronica”, edito da Messaggi International, fornisce
un’esauriente panoramica sulla storia della malattia e sullo stato
dell’arte in diagnosi e terapia, dalla quale emerge il primato della
pratica clinica nel corretto approccio al paziente.
Nato da un progetto congiunto dell’autore Enrico Corazziari con
Emanuela Crescini, coordinatrice delle attività formative ed
informative dell’associazione ANEMGI Onlus, la monografia sarà
presentata nel corso del workshop ospitato dal Congresso. Un testo che
si propone di sensibilizzare e informare sulla natura della patologia e,
soprattutto, sulle possibilità oggi disponibili di intervenire in modo
efficace e mirato.
“La storia della stipsi cronica ha origini molto antiche e, per
secoli, i rimedi terapeutici sono rimasti sostanzialmente invariati
– ha spiegato Enrico Corazziari - La svolta che ha cambiato
l’approccio alla gestione del paziente con stipsi si è avuta, invece, di
recente con il riconoscimento della cronicità del disturbo e della
sofferenza nei casi severi e con l’introduzione di farmaci efficaci,
sicuri e con scarsi effetti indesiderati. Il cambiamento – conclude
Corazziari - è stato tale da modificare non solo la terapia ma
anche l’iter diagnostico del paziente che riferisce stipsi e di potere
istituire, nei casi dove sia prevedibile, la prevenzione della patologia
e delle sue complicanze”.
Il medico oggi lavora comunque in un contesto ancora privo di saldi
riferimenti, spiega il clinico romano, “perché, malgrado siano
numerose le indicazioni derivate da consensus di autorevoli società
mediche e chirurgiche ed esperti di rinomanza internazionale, mancano
linee guida validate da evidenze scientifiche in quanto non sono noti i
meccanismi fisiopatologici della stipsi primaria né esistono test
diagnostici che abbiano dimostrato di essere sufficientemente sensibili
o specifici. In mancanza di riferimenti oggettivi – Conclude
Corazziari - questa monografia è basata sull’esperienza personale
acquisita dal rapporto diretto con i pazienti che continua
ininterrottamente dal 1971 presso il nostro centro dedicato alla
stipsi”.
IL TRATTAMENTO E LE NOVITA’ TERAPEUTICHE
La presa in carico del paziente risulta particolarmente complessa per
diverse e importanti ragioni, specialmente nei quadri clinici nei quali
frequentemente si associano più disturbi funzionali o disturbi
funzionali e malattie organiche. Le ragioni della complicazione
dell’iter diagnostico e terapeutico delle malattie funzionali possono
essere: la mancanza di un marker biologico che le identifichi,
l’incertezza della loro fisiopatologia e la mancanza di percorsi
standardizzati se concomitanti con altre patologie.
E’ sempre più importante, quindi, un approccio multidimensionale che il
medico dovrebbe adottare fin dal primo incontro con il paziente, momento
nel quale viene determinata l’impostazione terapeutico - diagnostica in
funzione del comportamento avuto in precedenza dal paziente. Sul piano
terapeutico, ad oggi l’opzione principale è il ricorso ai lassativi
(formatori di massa, osmotici, stimolanti), che non sempre, però,
portano risultati risolutivi. Dall’indagine LIRS emerge, ad esempio, che
solo 1 paziente su 5 è soddisfatto della terapia in atto, mentre la
percentuale di chi si dichiara insoddisfatto va dal 35% per i pazienti
di grado moderato al 50% per quelli più severi.
Ma in questo quadro, in cui si conferma fattore fondamentale
l’esperienza del medico curante, non mancano progressi che autorizzano a
un certo ottimismo nel trattamento di alcune forme di stipsi cronica e
di alcune popolazioni di pazienti.
“Questo, per esempio è il caso della popolazione femminile affetta da
stipsi cronica – conclude Corazziari – che non ha trovato
una risposta soddisfacente nelle terapie tradizionali come i lassativi.
Oggi infatti abbiamo a disposizione un nuovo farmaco procinetico in
grado di favorire la motilità dell’intestino attraverso un migliorato
coordinamento dei movimenti peristaltici che portano i contenuti
intestinali verso il retto, facilitando, quindi, la normale
evacuazione”.
Altri progressi non mancheranno, come confermano i lavori del Congresso,
ma per ottenerli è necessario innanzitutto che si sappia guardare alla
stipsi e alle malattie funzionali gastrointestinali sia con lo spirito
del ricercatore sia con l’esperienza del clinico.