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Stefania Bortolotti |
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Presentati i primi risultati della Campagna di Informazione sulle
patologie virali croniche all’interno degli Istituti Penitenziari
Italiani, promossa dalla SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e
Tropicali), dalla SIMSPE (Società Italiana di Medicina e Sanità
Penitenziaria), NPS Italia Onlus (Network Persone Sieropositive) e
l’Associazione Donne in rete Onlus e, patrocinata dal Ministero della
Giustizia e dal Ministero della Salute. La vera novità è stata
l’introduzione del peer educator (un rappresentante NPS): tutore alla
pari con credibilità e competenza, passato attraverso le stesse
esperienze, che ha parlato la stessa lingua e che è stato in grado di
comprendere i loro problemi, effettuando 32 incontri nei 20 Istituti
penitenziari con 1.546 detenuti.
I dati elaborati ad oggi si riferiscono ai primi 9 Istituti
Penitenziari, che hanno coinvolto 4.072 detenuti, con una età media di
46 anni ed una percentuale femminile del 4,7%. L’82,8% dei detenuti era
italiano e l’83,6% ha dichiarato di non essere tossicodipendente. Dai
risultati è emerso che il comportamento a maggior rischio per HIV e HCV
è considerato la tossicodipendenza rispettivamente per il 67% e il 53%
degli intervistati, mentre per l’HBV è l’eterosessualità il
comportamento ritenuto più a rischio dal 48% dei detenuti.
Il progetto è nato con l’obiettivo di scoprire a quanto ammonti il
numero dei ‘sommersi’, cioè di coloro che non sanno di essere malati,
perché la presa di coscienza è fondamentale e viene prima di tutto il
resto. All’interno delle carceri, è stato distribuito del materiale
informativo in diverse lingue, così da poter informare i detenuti ed
incentivarli a fare il test per l’HIV e le epatiti.
“Il Progetto nasce dall’esigenza di aumentare la conoscenza e
l’importanza dello screening delle malattie infettive all’interno del
‘sommerso’ delle Carceri e, proprio per questo, si è pensato di usare un
metodo nuovo: cioè una persona che abbia avuto esperienza nel carcere,
che parlasse lo stesso linguaggio e che potesse capire più facilmente le
esigenze dei detenuti. Abbiamo fatto numerose riunioni nelle Carceri e
l’affluenza è stata davvero entusiasmante e l’interesse è stato enorme.
I risultati sono ottimali e speriamo però che il Progetto continui
altrimenti rischiamo di non avere risultati definitivi.” Ha detto
Evangelista Sagnelli, Past President SIMIT.
“L’iniziativa si pone correttamente nella logica di assicurare il
pieno diritto alla salute di tutti i cittadini, soprattutto oggi che
sono disponibili molti farmaci efficaci per la cura di numerose
patologie virali croniche” Ha aggiunto Orlando Armignacco,
Presidente SIMIT.
“Oggi il Progetto è in itinere, ma il primo obiettivo appare
ragionevolmente già raggiunto: ben 1.546 persone detenute sulle oltre
4.000 presenti sono state direttamente raggiunte dalle informazioni
fornite dal Peer-Educator esterno di NPS e sono state sensibilizzate a
trasmettere le stesse informazioni ai propri compagni qualora le
ritenessero condivisibili. A conferma di questo, il tasso di esecuzione
dei test di screening nei 9 Istituti che ad oggi hanno reso disponibili
i risultati, sono passati per quanto riguarda HIV dal 11,1%
pre-intervento al 56% attuale. Da ultimo desidero sottolineare che dai
soli dati parziali al momento disponibili, già 130 persone detenute
hanno avuto modo di prendere coscienza di una patologia attiva prima non
nota. Tutto questo grazie all'azione proposta da questo progetto con il
concerto dei diversi attori che vi partecipano”. Ha spiegato
Sergio Babudieri, Presidente SIMSPE.
“NPS Italia Onlus da sempre è per garantire il diritto alla diagnosi
ed alla cura, i risultati del progetto “La salute non conosce confini”
non fanno altro che rafforzare la nostra linea, anche con la crisi
economica non si può non curare le persone che sono in carcere, in
quanto ospiti dello stato, e quindi, non perdono i diritti alla cura”.
Ha affermato Rosaria Iardino, Presidente Onorario NPS Italia
Onlus e Presidente Donne in rete Onlus
“Siamo convinti che anche gli operatori penitenziari (direttori,
educatori, agenti di polizia penitenziaria) coinvolti nella presa in
carico delle persone detenute necessitano di competenze specifiche che
tengano conto dei determinanti sociali e culturali delle malattie
infettive in carcere e, della necessità d'integrazione fra i ruoli delle
diverse figure professionali e con gli operatori del servizio sanitario
nazionale, per garantire l'efficacia di un così importante intervento di
salute pubblica”. Ha sottolineato Giulio Starnini,
Responsabile Progetto "La Salute non conosce confini" Direzione Generale
dei Detenuti e del Trattamento - Dipartimento Amministrazione
Penitenziaria.
“I fattori implicati nella diffusione nelle carceri italiane delle
infezioni virali croniche trasmissibili sono molteplici e di diversa
natura. La Direzione Generale dei detenuti e del trattamento ha sempre
manifestato la massima attenzione a tali fenomeni attraverso la massima
collaborazione istituzionale con gli organi e le istituzioni preposte,
le associazioni scientifiche e del privato sociale”. Ha concluso
Roberto Calogero Piscitello, Direttore Generale dei Detenuti e del
Trattamento - Dipartimento Amministrazione Penitenziaria.
Stefania Bortolotti