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Stefania Bortolotti |
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C'è una legge, la 38/2010, che pone l'Italia all'avanguardia in Europa
nella lotta al dolore, eppure è sconosciuta al 50% dei medici e alla
quasi totalità dei cittadini-pazienti. Ci sono centri di terapia del
dolore che non decollano, nonostante un plafond di 100 milioni di
Euro/anno, fondi che restano inoptati per mancanza di progetti. In
Internet c'è un testo completo e definitivo sulla terapia del dolore,
disponibile gratuitamente, ma che non viene scaricato. E' una fotografia
impietosa quella della lotta al dolore inutile, tracciata stamane,
presso il Circolo della Stampa, a Milano, da Guido Fanelli, Presidente
della Commissione Nazionale Cure Palliative e Terapia del Dolore del
Ministero della Salute, intervenuto all'incontro con i giornalisti per
stilare un consuntivo del Progetto BEHTA, iniziativa promossa da
Grünenthal Italia, e incentrata sul problema del dolore episodico
intenso in oncologia, proprio nell'intenzione di colmare il gap di
formazione e informazione che tarpa le ali ad un impianto normativo
all'avanguardia ed a competenze scientifiche e terapeutiche che
attendono vie più efficaci di comunicazione, sia verso i medici che
verso i cittadini.
Un esempio può dare la misura delle diseconomie e dell'arretratezza in
cui, nonostante l'avvio da ormai oltre due anni della legge 38, versa la
terapia del dolore in Italia: a fronte di circa 80 milioni spesi in un
anno per farmaci oppioidi, i più indicati per le tipologie più severe di
dolore, se ne destinano 160 a preparati a base di paracetamolo, più
altri 100 in farmaci che servono ad alleviare i danni all'apparato
gastrointestinale prodotti dagli antinfiammatori non steroidei. C'è
molto da fare, hanno concordato William Raffaeli, Presidente Fondazione
Isal e Direttore del Centro Specialistico di Terapia del Dolore -
Ospedale Infermi di Rimini, e Marco Spizzichino, Direttore Ufficio XI
Cure Palliative e Terapia del Dolore del Ministero della Salute, per non
sprecare potenzialità e garantire nuove e più proprie opportunità di
cura del dolore come autentica malattia, grazie ad una legge, la 38, che
valorizza le alleanze fra le diverse componenti della filiera
terapeutica, dalle strutture sanitarie, ai medici sia di base che
specialisti, fino ai cittadini, che tuttora faticano a trovare risposte
adeguate, secondo la testimonianza di Sabrina Nardi di Cittadinanzattiva,
anche lei presente in sala a completare il panel dei relatori.
Per sensibilizzare medici e pazienti sulla rivoluzione culturale
necessaria ad un’applicazione effettiva della Legge 38 sull’intero
territorio nazionale, Grünenthal Italia ha promosso il Progetto Behta,
iniziativa della quale si è stilato un primo bilancio nella conferenza
stampa di questa mattina: più di 4.000 chilometri percorsi in cinquanta
giorni, 14 tappe in altrettante città di ogni parte d'Italia, isole
comprese, oltre 500 specialisti formati ed informazione sulla terapia
del dolore per centinaia di cittadini. E' un consuntivo di grande
valore, in quanto il tour non si accompagna solo a numeri importanti, ma
riporta indicazioni qualitative di grande rilevanza ai fini della lotta
contro il dolore.
Al Circolo della Stampa di Milano, nell'incontro conclusivo del Progetto
BEHTA, moderato dal giornalista del TG5 Marco Palma, sono stati discussi
i risultati di questa esperienza che ha messo al centro una forma
particolarmente insidiosa di dolore, il BTcP, Breaktrough cancer pain,
ovvero il dolore episodico intenso che insorge in pazienti affetti da
dolore cronico da cancro. La drammatica incidenza, sia in numeri che in
rilevanza sanitaria e sociale, del BTcP, che colpisce circa il 60% dei
malati già affetti da dolore cronico oncologico, richiede
un'accelerazione in termini di confronto e formazione con medici
oncologi e palliativisti.
Gli incontri, che si sono svolti nell'aula del Promotruck BEHTA, base
logistica dell'iniziativa in giro per l'Italia, hanno evidenziato nella
maggioranza dei partecipanti una buona conoscenza di base della
problematica, ma un'informazione ancora carente sugli aspetti
diagnostici e terapeutici, in una realtà dove non esiste ad oggi un
protocollo riconosciuto per il trattamento farmacologico del BTcP nei
pazienti con dolore cronico oncologico, con l’aggravante che tale
condizione è nella maggior parte dei casi sotto diagnosticata e sotto
trattata.
L'iniziativa itinerante ha consentito anche di evidenziare che una buona
norma, quale la Legge 38, da sola non basta a generare una cultura della
terapia del dolore che va costruita nelle reti, nell'aggiornamento
continuo degli specialisti e nel continuo contatto fra curanti e
pazienti.
La doppia valenza di formazione e informazione del Progetto BEHTA, è
stata apprezzata dai medici - che evidenziano l'importanza della
modalità interattiva dei contenuti formativi - ed ha anche fornito
importanti informazioni di ritorno direttamente provenienti dai
pazienti, ai quali hanno tastato il polso Fondazione ISAL e
Cittadinanzattiva. In particolare, solo una minoranza dei cittadini è a
conoscenza della Legge 38 e del diritto a non soffrire in essa sancito,
è preponderante la quota di coloro che ritengono inadeguate le cure
somministrate a chi ha dolore, nonostante quest'ultimo sia visto e
considerato una vera e propria malattia dalla quasi totalità di coloro
che soffrono.
“Eliminare, o controllare, il dolore significa regalare momenti di vita
migliore – afferma Thilo Stadler, amministratore delegato di Grunenthal
Italia – Il Progetto BEHTA è un'operazione dall'importante valore etico
e scientifico, che abbiamo realizzato nell'ambito della nostra azione
internazionale “Change Pain”. Le preziose indicazioni provenienti sia
dai medici specialisti che dai nostri partner dell'iniziativa,
Fondazione ISAL e Cittadinanzattiva – ha concluso Stadler – ci
consentiranno di essere sempre più propositivi, sinergici e funzionali a
tutte le componenti del sistema sanitario che, a vario titolo, sono in
prima linea per la lotta contro il dolore”.
Stefania Bortolotti