Genova Anno IX - n°50 - 11.05.2012 Pagine Nazionali

del 11/06/2012

Progetto BEHTA: più vita senza dolore


Stefania Bortolotti - redazione@clicmedicina.it   

Stefania Bortolotti

C'è una legge, la 38/2010, che pone l'Italia all'avanguardia in Europa nella lotta al dolore, eppure è sconosciuta al 50% dei medici e alla quasi totalità dei cittadini-pazienti. Ci sono centri di terapia del dolore che non decollano, nonostante un plafond di 100 milioni di Euro/anno, fondi che restano inoptati per mancanza di progetti. In Internet c'è un testo completo e definitivo sulla terapia del dolore, disponibile gratuitamente, ma che non viene scaricato. E' una fotografia impietosa quella della lotta al dolore inutile, tracciata stamane, presso il Circolo della Stampa, a Milano, da Guido Fanelli, Presidente della Commissione Nazionale Cure Palliative e Terapia del Dolore del Ministero della Salute, intervenuto all'incontro con i giornalisti per stilare un consuntivo del Progetto BEHTA, iniziativa promossa da Grünenthal Italia, e incentrata sul problema del dolore episodico intenso in oncologia, proprio nell'intenzione di colmare il gap di formazione e informazione che tarpa le ali ad un impianto normativo all'avanguardia ed a competenze scientifiche e terapeutiche che attendono vie più efficaci di comunicazione, sia verso i medici che verso i cittadini.

Un esempio può dare la misura delle diseconomie e dell'arretratezza in cui, nonostante l'avvio da ormai oltre due anni della legge 38, versa la terapia del dolore in Italia: a fronte di circa 80 milioni spesi in un anno per farmaci oppioidi, i più indicati per le tipologie più severe di dolore, se ne destinano 160 a preparati a base di paracetamolo, più altri 100 in farmaci che servono ad alleviare i danni all'apparato gastrointestinale prodotti dagli antinfiammatori non steroidei. C'è molto da fare, hanno concordato William Raffaeli, Presidente Fondazione Isal e Direttore del Centro Specialistico di Terapia del Dolore - Ospedale Infermi di Rimini, e Marco Spizzichino, Direttore Ufficio XI Cure Palliative e Terapia del Dolore del Ministero della Salute, per non sprecare potenzialità e garantire nuove e più proprie opportunità di cura del dolore come autentica malattia, grazie ad una legge, la 38, che valorizza le alleanze fra le diverse componenti della filiera terapeutica, dalle strutture sanitarie, ai medici sia di base che specialisti, fino ai cittadini, che tuttora faticano a trovare risposte adeguate, secondo la testimonianza di Sabrina Nardi di Cittadinanzattiva, anche lei presente in sala a completare il panel dei relatori.

Per sensibilizzare medici e pazienti sulla rivoluzione culturale necessaria ad un’applicazione effettiva della Legge 38 sull’intero territorio nazionale, Grünenthal Italia ha promosso il Progetto Behta, iniziativa della quale si è stilato un primo bilancio nella conferenza stampa di questa mattina: più di 4.000 chilometri percorsi in cinquanta giorni, 14 tappe in altrettante città di ogni parte d'Italia, isole comprese, oltre 500 specialisti formati ed informazione sulla terapia del dolore per centinaia di cittadini. E' un consuntivo di grande valore, in quanto il tour non si accompagna solo a numeri importanti, ma riporta indicazioni qualitative di grande rilevanza ai fini della lotta contro il dolore.

Al Circolo della Stampa di Milano, nell'incontro conclusivo del Progetto BEHTA, moderato dal giornalista del TG5 Marco Palma, sono stati discussi i risultati di questa esperienza che ha messo al centro una forma particolarmente insidiosa di dolore, il BTcP, Breaktrough cancer pain, ovvero il dolore episodico intenso che insorge in pazienti affetti da dolore cronico da cancro. La drammatica incidenza, sia in numeri che in rilevanza sanitaria e sociale, del BTcP, che colpisce circa il 60% dei malati già affetti da dolore cronico oncologico, richiede un'accelerazione in termini di confronto e formazione con medici oncologi e palliativisti.

Gli incontri, che si sono svolti nell'aula del Promotruck BEHTA, base logistica dell'iniziativa in giro per l'Italia, hanno evidenziato nella maggioranza dei partecipanti una buona conoscenza di base della problematica, ma un'informazione ancora carente sugli aspetti diagnostici e terapeutici, in una realtà dove non esiste ad oggi un protocollo riconosciuto per il trattamento farmacologico del BTcP nei pazienti con dolore cronico oncologico, con l’aggravante che tale condizione è nella maggior parte dei casi sotto diagnosticata e sotto trattata.

L'iniziativa itinerante ha consentito anche di evidenziare che una buona norma, quale la Legge 38, da sola non basta a generare una cultura della terapia del dolore che va costruita nelle reti, nell'aggiornamento continuo degli specialisti e nel continuo contatto fra curanti e pazienti.

La doppia valenza di formazione e informazione del Progetto BEHTA, è stata apprezzata dai medici - che evidenziano l'importanza della modalità interattiva dei contenuti formativi - ed ha anche fornito importanti informazioni di ritorno direttamente provenienti dai pazienti, ai quali hanno tastato il polso Fondazione ISAL e Cittadinanzattiva. In particolare, solo una minoranza dei cittadini è a conoscenza della Legge 38 e del diritto a non soffrire in essa sancito, è preponderante la quota di coloro che ritengono inadeguate le cure somministrate a chi ha dolore, nonostante quest'ultimo sia visto e considerato una vera e propria malattia dalla quasi totalità di coloro che soffrono.

“Eliminare, o controllare, il dolore significa regalare momenti di vita migliore – afferma Thilo Stadler, amministratore delegato di Grunenthal Italia – Il Progetto BEHTA è un'operazione dall'importante valore etico e scientifico, che abbiamo realizzato nell'ambito della nostra azione internazionale “Change Pain”. Le preziose indicazioni provenienti sia dai medici specialisti che dai nostri partner dell'iniziativa, Fondazione ISAL e Cittadinanzattiva – ha concluso Stadler – ci consentiranno di essere sempre più propositivi, sinergici e funzionali a tutte le componenti del sistema sanitario che, a vario titolo, sono in prima linea per la lotta contro il dolore”.
 

Stefania Bortolotti

 

 

 






 
 
 
 

  



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