Genova Anno IX - n. 50 - 11.05.2012 Pagine Nazionali
Aldo Franco De Rose* - aldofdr@libero.it
A
proposito della prescrizione di un farmaco griffato,
di cui sia scaduto il brevetto,
ecco la triste e squallida cronaca di questi giorni.
“Stop in commissione Bilancio al Senato
sull'emendamento alla spending review che prevedeva
l'obbligo da parte del medico che prescriva un
farmaco di marca di indicare la motivazione della
sua scelta. Il medico, recita il disposto modificato
nel maxiemendamento del governo, ha ora la "facoltà"
di indicare la ragione per la quale prescrive un
determinato farmaco oltre al più generico principio
attivo. Il maxi-emendamento conferma la prima parte
del comma contestato: "Il medico che curi un
paziente, per la prima volta, per una patologia
cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia
non cronica, per il cui trattamento sono disponibili
piu' medicinali equivalenti e' tenuto ad indicare
nella ricetta del Ssn la sola denominazione del
principio attivo contenuto nel farmaco.
Quindi si rende difficoltoso se non impossibile, la prescrizione di farmaci già in commercio, dispensati dal sistema sanitario nazionale, ma di cui sia scaduto il brevetto. Con queste nuove norme bisogna che il medico prescriva il nome del principio attivo e poi sia il farmacista a scegliere la confezione, il tipo di scatola insomma. Oppure giustificare la prescrizione anche per un eventuale generico. Ma perché tutto questo se poi lo Stato, la Regione, il Sistema Sanitario Nazionale rimborsa, anche per i farmaci griffati, ma di cui sia scaduto il brevetto, la quota del farmaco generico più bassa? E allora cosa risparmia realmente lo Stato? Nulla.
Avete capito, non risparmia nulla perché paga sempre come se fosse un generico. E’ solo il cittadino che pagherebbe qualche euro in più a fronte, molte volte, di una azione terapeutica più sicura. Ma se ritenete che così non sia, per sgombrare il campo da ogni equivoco, anche di cointeressenza, perché non si toglie dal commercio questi farmaci, perché non si vieta la vendita in regime di convenzione o si declassano addirittura in fascia C? Così si finirebbe di essere ipocriti e potremo evitare di umiliare la dignità morale e professionale dei medici, specialmente generalisti che in questi ultimi anni, a colpi di risparmi, di controllori dei redditi, di divieto di prescrizione anche di esami specialistici e di pratiche burocratiche sono veramente “ridotti all’osso…”
Aldo Franco De Rose
*Specialista Andrologo ed Urologo, Genova e Roma