L’uomo è il primo animale ad avere completamente separato la fertilità
dalla sessualità. È un motivo sufficiente per ignorare la sessualità
delle migliaia di coppie che si rivolgono ai centri di procreazione
medicalmente assistita (PMA)? Nel corso del II Congresso di Riccione (24
- 26 maggio) le risposte a queste domande sono affidate alla lettura
magistrale del Prof. Emmanuele A. Jannini, andrologo e professore
di Sessuologia all’università dell’Aquila.
“Un maschio che deve “produrre” liquido seminale per la diagnosi di
infertilità, o per il complicato percorso terapeutico alla ricerca del
“bimbo in braccio”, vive la cosiddetta sindrome del breeding bull, del
toro da monta”, spiega il Professore. “Si sente un maschio da
riproduzione, non più un amante o un partner. Molti reagiscono con
disfunzione erettile, eiaculazione precoce o ritardata, riduzione
drammatica del desiderio sessuale. Quando è l’andrologo a stabilire
quando si deve fare l’amore, la reazione è spesso di chiusura. Il sesso
perde il significato di piacere e di dialogo tra i corpi e diventa solo
meccanica performance per produrre spermatozoi.”
In un momento in cui il dibattito attorno alla legge 40 si riscalda per
la recentissima sentenza della Corte costituzionale, la Società Italiana
di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS) ha promosso una
ricerca nei suoi centri in Italia per verificare quanto gli esperti di
riproduzione si occupino anche della sessualità delle loro coppie. I
dati presentati per la prima volta a Riccione dal Prof. Jannini
sono chiari: nei centri di riproduzione assistita italiani SIAMS che
hanno in cura circa 6000 coppie/anno, il 55.5% soffre di disfunzione
erettile collegata alla diagnosi di infertilità; il 33.3% di
eiaculazione precoce; l’11%1 di disturbo del desiderio. Non va meglio
tra le donne: anorgasmiche nel 12.5%, vaginiste nel 25% e senza
desiderio nel 37.5% dei casi studiati.
La ricerca presentata a Riccione dimostra che circa il 70% degli
andrologi SIAMS prescrive un farmaco per l’impotenza a questi pazienti.
Quando la diagnosi e le cure dell’infertilità provocano disfunzione
erettile, viene prescritto nella maggioranza dei casi Levitra. Uno
studio recente della Tottori University, in Giappone, ha infatti
dimostrato che questa molecola per la disfunzione erettile non ha
effetti negativi sulla fertilità maschile, confermando i dati della
Shandong University, in Cina, che sulla rivista americana Fertility and
Sterility aveva dimostrato l’efficacia del Levitra per le transitorie
defaillance dovute alla breeding bull syndrome.
La stragrande maggioranza dei centri di PMA studiati prevede infine la
consulenza di uno psicologo come vogliono le modifiche del 2008 alla
legge 40. Purtroppo la legge non chiede che questi professionisti siano
anche sessuologi. Gli psicologi formati in sessuologia che lavorano nei
centri italiani sono ancora pochissimi, anche perché esiste un solo
corso di laurea in sessuologia dell’Università italiana, che si tiene
all’Aquila ed è coordinato dal Prof. Jannini.