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Stefania Bortolotti |
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Il 29 Giugno 1940 moriva per sclerodermia il celebre pittore astrattista
Paul Klee. A distanza di 72 anni si celebra la II° Giornata Mondiale
della Sclerodermia, una patologia autoimmune altamente invalidante, le
cui cause sono ancora sconosciute. La comunità scientifica
internazionale (Europa, Usa, Australia, India, Brasile e Canada) durante
il I Congresso Mondiale sulla Sclerosi Sistemica, svoltosi a Firenze nel
2010, decise di dedicare una giornata di sensibilizzazione a questa
malattia rara con l’obiettivo di informare su cosa significa essere
affetti da sclerodermia, riconoscere la sofferenza di chi convive
quotidianamente con tale patologia e domandare equità nella cure e nei
trattamenti.
La Sclerosi Sistemica (o Sclerodermia) solo in Italia colpisce circa
30.000 persone, soprattutto donne tra i 30 e i 50 anni, ma può anche
interessare soggetti di qualsiasi altra età. Inizialmente colpisce i
capillari e successivamente si verifica un progressivo ispessimento
della cute (sclerodermia significa infatti pelle dura) e degli organi
interni, come polmoni, cuore, reni e il sistema gastrointestinale. Tra i
sintomi: il fenomeno di Raynaud, che si manifesta con pallore delle dita
delle mani in seguito a esposizione al freddo, la positività degli
anticorpi antinucleo, la tumefazione delle dita, segni ematologici e
alterazioni del microcircolo.
“La ricerca scientifica, nella quale la Reumatologia italiana eccelle
- afferma il Prof. Giovanni Minisola, Presidente della
Società Italiana di Reumatologia e Direttore della Divisione di
Reumatologia dell’Ospedale “San Camillo” di Roma - riveste un ruolo
fondamentale per individuare le terapie necessarie per affrontare in
modo appropriato la malattia sin dall’inizio e per combatterne le
complicanze. E’ necessario personalizzare la cura rispetto al singolo
paziente sclerodermico al fine di migliorarne la qualità di vita”.
Oggi i malati sclerodermici vengono trattati con terapie tradizionali
basate essenzialmente su agenti immunosoppressori e vasodilatatori e su
farmaci di recente individuazione, come gli inibitori recettoriali dell’endotelina,
particolarmente efficaci per combattere le complicanze della malattia,
quali l’ipertensione polmonare e le ulcere cutanee, e gli inibitori
della fosfodiesterasi 5 che si sono dimostrati vasodilatatori di
notevole potenza. Sono tuttavia in fase avanzata di studio nuove e
promettenti molecole che arricchiranno l’armamentario farmacologico a
disposizione del Reumatologo per combattere sempre più efficacemente
questa malattia.
“Il futuro è rappresentato anche dalla capacità di formulare una
diagnosi molto precoce anche perché la malattia può danneggiare gli
organi interni nelle fasi iniziali della malattia - osserva il
Prof. Marco Matucci-Cerinic, Direttore della Divisione di
Reumatologia e del Centro di Riferimento Regionale sulla Sclerosi
Sistemica dell’Università di Firenze - Sul fronte della diagnosi
tempestiva EUSTAR (The European League Against Rheumatism Scleroderma
Trials and Research Group), fondato in Italia nel 2003 e poi esteso agli
altri Paesi Europei, promuoverà il progetto VEDOSS (Very Early Diagnosis
Of Systemic Sclerosis) con l’obiettivo di creare un network di
ambulatori dedicati alla diagnosi precoce e sensibilizzare il medico di
medicina generale nel riconoscere i primi sintomi e manifestazioni della
malattia così da indirizzare il paziente direttamente al centro
specializzato con priorità assoluta.”
Tempestività diagnostica e appropriatezza terapeutica risultano quindi
fondamentali per contrastare la progressione della Sclerodermia e
migliorare la qualità della vita dei pazienti.
Stefania Bortolotti