Genova Anno IX - n°50 - 11.05.2012 Pagine Nazionali

del 01/08/2012

I corpi degli atleti olimpici sono in vendita: evviva!


Bruna Taravello - redazione@clicmedicina.it   

Bruna Taravello

Inevitabili le scomposte reazioni di gioia nel sentire questa notizia, ma il fatto che fosse pubblicata dal serissimo Financial Times doveva già far nascere qualche dubbio: no, probabilmente non potremo comprarci le gambe della Piccinini o i pettorali di Luca Dotto. In effetti è arrivata subito la conferma dal sito daily.wired.it che non si trattava di un gustoso gossip, di quelli che abbondano ai margini dei villaggi olimpici, ma di un'interessante e seria novità.

Alcune grandi aziende operanti in campo sanitario e scientifico hanno ottenuto il permesso di monitorare in tempo reale tanto le prestazioni quanto le reazioni chimiche e fisiche degli atleti della delegazione statunitense a Londra. Saranno registrati, grazie ad innovativi strumenti creati per l'occasione, i diversi livelli delle sostanze che il corpo produce nei vari momenti, sia sotto sforzo che a riposo, in modo da ottenere una vera e propria mappa fisiologica dell'atleta. Tale mappa sarebbe poi un punto di partenza preciso e puntuale da cui partire per integrare nel momento e nel modo corretto i cali fisici e atletici là dove e quando si verificano. Le numerose aziende coinvolte nel progetto, sia farmaceutiche sia biomedicali, in cambio della messa a disposizione al team americano dei dati ottenuti, avranno la possibilità di utilizzarli per produrre e commercializzare preparati e strumenti creati ad hoc e che presumibilmente andranno a ruba.

Si è ottenuta in questo modo una sorta di quadratura del cerchio, dove tutti apparentemente hanno da guadagnare e nessuno ci può rimettere: ma si sono dimenticati di noi.

Noi, impreparati telespettatori delle Olimpiadi che con una birra in mano guardiamo questo trionfo di corpi sani, atletici e scattanti mentre meditiamo di cambiare palestra. Noi, che invece non riusciamo neanche a cambiare canale perché morbosamente affascinati, o forse solo sconfortati, dall'esibizione di una forma fisica che appare irraggiungibile per i comuni mortali.

Proprio mentre siamo lì ad osservare gli atleti nel pieno del loro sforzo per ottenere il massimo possibile da anni di preparazione e sofferenza, ci incantiamo anche grazie ai primi piani delle telecamere su di un tricipite guizzante dall'acqua o un tallone sospeso sul trampolino. Per fortuna alle Olimpiadi gli sport ci sono proprio tutti, e tutti possono coltivare il proprio sogno. Ecco che il nostro, inaspettato, di colpo sembra essere a portata di mano: la squadra di tiro con l'arco vince l'oro, ed eccoli i campioni, belli paffuti, sorridenti, con i capellini scompagnati ed un filo visibile di pancetta.

Quei campioni siamo noi, tutti noi sportivi d'accatto che presumibilmente nessuna multinazionale vorrà mai monitorare: e nell'ansia consolatoria di sentirci migliori, o almeno alla pari con un campione d'oro dimentichiamo, o meglio fingiamo di non sapere, quanto lavoro duro hanno alle spalle questi uomini ai quali ci vorremmo indegnamente paragonare.

Coraggio, agosto è iniziato, i Giochi a Londra continuano ed anche i nostri piccoli sogni davanti al monitor; chissà se quest'anno nel torneo di calcetto in notturna ci faranno giocare qualche volta.
 

Bruna Taravello

 

 

 






 
 
 
 

  



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