Genova Anno IX - n°50 - 11.05.2012 Pagine Nazionali

del 26/06/2012

I bambini e l'estate: attenti agli insetti!


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it   

L’estate sta arrivando e i più felici sono, ovviamente, i bambini, pronti a tuffarsi in mare, a compiere lunghe passeggiate in campagna e in collina o a respirare la sana aria di montagna. Ma, a volte, proprio per la salute dei più piccoli l’estate può nascondere alcune insidie. Una delle più fastidiose è rappresentata dagli insetti, che in questo periodo si riproducono a ritmi frenetici. Trascorrendo gran parte del tempo libero all’aria aperta, nei parchi, nei prati, al fiume o in mare, i bimbi sono così il ‘bersaglio’ preferito di zanzare, tafani, api, vespe, calabroni e zecche.
Gli insetti, che colpiscono le zone più esposte e scoperte del corpo, come viso, braccia, gambe, caviglie e mani, si dividono in due tipologie:

  • Imenotteri: api, calabroni e vespe
     

  • Insetti che succhiano il sangue per sopravvivere: tafani e zanzare

Una volta che l’insetto punge, la saliva iniettata provoca il rilascio dell’istamina da parte dell’organismo. L’istamina è un mediatore chimico implicato nei fenomeni allergici ed infiammatori e che provoca dolore pungente, bruciore e prurito. In generale le lesioni da puntura provocano un sovra-slivellamento della cute, che si presenta arrossata, dove solitamente è possibile notare una crosticina puntiforme, che corrisponde al diametro del pungiglione. Nelle situazioni più gravi, ma comunque rare, le reazioni allergiche possono arrivare addirittura a provocare shock anafilattico, come ad esempio nel caso della puntura di ape o del calabrone.
“Con pochi accorgimenti, ma corretti, è possibile evitare il problema o ridurne gli effetti negativi – spiega la Professoressa Susanna Esposito, Presidente SITIP, Società Italiana Infettivologia Pediatrica, e Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica, presso la Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano -. Ad esempio, in questo periodo, per ridurre al minimo il rischio di puntura è importante prendere alcune precauzioni che possono aiutare il bambino ad evitare l’insidia degli insetti e favorire una miglior gestione delle conseguenze da puntura d’insetto da parte dei genitori”.

In particolare la SITIP consiglia di:

  • Evitare indumenti di colore scuro; meglio vestiti con maniche lunghe, pantaloni lunghi, calzini e scarpe chiuse
     

  • Non spruzzarsi profumi o lozioni forti ma cospargere più volte la pelle con lozioni a base di sostanze ad azione repellente per gli insetti; disporre di insetticidi di pronto e facile impiego
     

  • Non lasciare all’aperto cibi di scarto e non sostare in vicinanza di bevande o cibi molto dolci
     

  • Fare attenzione a quando si cucina o si mangia all’aperto, specie nei mesi estivi ed in aperta campagna e tenere chiuse le finestre di casa, i finestrini dell'auto e i contenitori dei rifiuti
     

  • Sistemare le zanzariere alla finestra della camera dei più piccoli o sulla culla
     

  • Usare cautela in vicinanza di luoghi che più frequentemente sono sede di nidi di api, vespe e calabroni, come in vicinanza dei produttori di miele, in campagna nel periodo di maturazione della frutta e durante la vendemmia
     

  • Evitare di uscire al tramonto o all’alba, momenti in cui solitamente gli insetti (soprattutto le zanzare) pungono più frequentemente
     

  • Adottare precauzioni quando i bambini praticano sport all’aperto, dato che sudore ed l’anidride carbonica emessa con il respiro attraggono gli insetti
     

  • Spiegare al bambino che non deve mai lanciare oggetti contro un alveare, né provare a farlo cadere; spiegargli che se viene circondato da uno sciame deve allontanarsi molto lentamente, senza tentare di scacciare gli insetti; infatti i movimenti bruschi li eccitano e li rendono ancora più aggressivi
     

  • Far rimuovere da personale esperto nidi di api, vespe o calabroni eventualmente presenti nei pressi della casa
     

  • Infilare il bordo dei pantaloni all’interno delle calze quando si cammina attraverso cespugli ed erba incolta
     

  • Non lasciare i sottovasi del balcone pieni d’acqua, dopo aver innaffiato i fiori
     

  • Nelle situazioni che possono essere a rischio (zone tropicali, paludose) far indossare ai bambini maniche e pantaloni lunghi (comunque non farli camminare mai a piedi scalzi)
     

  • Fare in modo che il bambino non gratti né sprema né incida la sede della puntura
     

  • Non somministrare farmaci per bocca, se non su indicazione del medico
     

  • Le sostanze repellenti da applicare sul corpo o sui vestiti sono efficaci contro tafani e zanzare ma non sembrano funzionare verso gli imenotteri

“Per quanto riguarda gli insetticidi – sottolinea la Professoressa Esposito - è sempre bene evitare quelli chimici, che possono causare lacrimazione agli occhi e irritazione alle vie respiratorie. Se capita di utilizzarli, è importante aerare la stanza per almeno mezz’ora. Possono invece essere lasciati accesi, anche tutta la notte, piccoli apparecchi elettrici che emettono ultrasuoni, onde sonore non fastidiose per l’orecchio umano, ma intollerabili per gli insetti. Vanno bene anche i classici “zampironi” o le candele alle essenze naturali, come la citronella e il geranio. Naturalmente vanno usati solo all’aperto e devono essere posizionati in luoghi dove i più piccoli non riescano a raggiungerli”.


Dalla SITIP, infine, alcuni utili consigli sulla gestione di uno shock anafilattico:

  • Rimuovere prontamente il pungiglione in caso di puntura di ape (si può addirittura prevenire o comunque ridurre gli effetti della puntura): il sacco di veleno attaccato al pungiglione si svuota entro 2-3 minuti
     

  • I soggetti a rischio, che hanno presentato reazioni precedenti, dovrebbero essere sempre muniti di preparazioni di adrenalina predosata in siringa auto-iniettabile
     

  • Agire prontamente e condurre il bambino al più vicino pronto soccorso, perché il farmaco di scelta è l’adrenalina, che va iniettata intramuscolo o per via endovenosa in maniera ripetuta
     

  • Altri farmaci da somministrare (anche contemporaneamente) sono cortisonici e antistaminici
     

  • Ulteriori provvedimenti terapeutici sono da considerare in presenza di edema della glottide, broncospasmo ed ipotensione persistente
     

  • L’immunoterapia specifica (ITS) con veleno purificato di imenotteri è in grado di prevenire successive reazioni sistemiche nel 95% circa dei casi di soggetti trattati; ovviamente deve essere prescritta in ambiente ospedaliero.


L’APE
La puntura di ape provoca bruciore, rossore, prurito e gonfiore. Il pungiglione rimane incastrato e attorno ad esso si produce una vescichetta contenente il veleno. Ciò che ne deriva in alcuni casi sono delle reazioni allergiche, di varia natura: si va dal gonfiore diffuso a tutto il corpo, alle vertigini, e in casi molto rari anche allo shock anafilattico. Di seguito sono riportate le indicazioni della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP).

Cosa fare?

  • Togliere il pungiglione procurandosi una limetta smussata, in modo che non rompa la vescichetta dal pungiglione. Cosa molto probabile invece, se si usa la classica pinzetta per le sopracciglia. Oltre a rompere la vescica, il veleno fuoriuscirebbe ulteriormente. In sostituzione della limetta smussata e della pinzetta si possono utilizzare le mani. Dopo averle lavate, occorre premere delicatamente sulla pelle, usando due dita

  • ovrapporre impacchi freddi di acqua e poi applicare, secondo il parere del pediatra, una pomata preferibilmente a base di cortisone


LA VESPA
La vespa possiede un aculeo comunicante con una ghiandola, che come per l’ape, contiene veleno. Al contrario dell’ape però, la vespa può pungere più volte, iniettando il veleno. Quando un bimbo viene punto dalla vespa, le reazioni possono essere differenti, a seconda della sensibilità della pelle del bimbo. I sintomi più frequenti sono prurito, rossore e gonfiore. Anche il dolore è molto forte ma non è pericoloso. Ovviamente, anche la puntura della vespa può provocare reazioni allergiche come lo shock anafilattico.


Cosa fare?

  • Stare calmi e non farsi prendere dall’agitazione

  • Utilizzare semplicemente acqua e sapone per detergere la ferita.

  • Per alleviare il dolore, fare impacchi di acqua fredda e spalmare una crema antistaminica o a base di cortisone ( importante il parere del pediatra)

  • Se invece, a colpire sono state più vespe contemporaneamente, fare un impacco di acqua fredda in cui si è sciolto un cucchiaio di bicarbonato di sodio. Se nel giro di pochi minuti il gonfiore anziché diminuire, aumenta e anzi, si allarga anche in altre zone del corpo vicino a quella lesa, è bene condurre il bambino in pronto soccorso

 

IL CALABRONE
Le punture del calabrone non sono più velenose di quelle delle api o delle vespe ma solo più dolorose. Si forma immediatamente una chiazza gonfia, rossa e dolente. Il dolore scompare in genere entro due ore, mentre il gonfiore può aumentare ancora per 24 ore. Se le punture sono numerose, si possono avere sintomi generali, come vomito, diarrea, mal di testa e febbre, causati dalla grande quantità di veleno iniettato, non ad allergia. Punture localizzate alla lingua e alla bocca in genere possono provocare problemi di respirazione. Nei bambini ipersensibili si possono comunque avere sintomi di allergia, fino allo shock anafilattico. Di seguito sono riportate le indicazioni della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP).

Cosa fare?
Disinfettare la cute e togliere il pungiglione sollevandolo o smuovendolo con un ago sterile. Se non ci sono aghi o lame smussate a disposizione si possono utilizzare le mani, come nel caso delle api. E’ bene poi fare scorrere acqua fredda sopra e attorno alla puntura per alleviare il dolore e ostacolare i fenomeni infiammatori, oppure applicare del ghiaccio. Una pomata antistaminica può calmare il prurito.
 


IL TAFANO
E’ una grossa mosca di colore generalmente grigio o bruno, spesso con macchie grigie o scure anche sulle ali. È più facile essere punti nelle zone di campagna, in prossimità di stalle o allevamenti di bestiame. La puntura di tafano provoca molto bruciore, prurito, arrossamento e gonfiore ma non è pericolosa perché la sostanza irritante rilasciata nella pelle dal pungiglione non causa forme di allergia. Le “vittime” preferite di quest’insetto sono i bovini e gli equini: il rischio è che dopo aver punto questi animali punga anche i bambini, trasmettendo loro malattie infettive. E’ facile che la puntura di tafano si infetti, dando luogo alla formazione di pus.

Cosa fare?

  • Dopo la puntura di un tafano, è importante lavare accuratamente con acqua e sapone il punto in cui l’aculeo è penetrato nella pelle

  • E’ bene poi disinfettare la parte lesa, passando un batuffolo di cotone imbevuto d’alcol o Betadine o Bialcol

  • Per contrastare il dolore e il gonfiore è sufficiente premere con delicatezza un cubetto di ghiaccio sulla zona. Se dolore e gonfiore non passano si può applicare sulla parte interessata una pomata antistaminica o una pomata antibiotica se compare pus.


LE MEDUSE
Durante l’estate, anche dal mare possono arrivare insidie per la salute dei bambini come la medusa. La più diffusa nel Mediterraneo è la Pelagia nucticola, una medusa abbastanza velenosa, di circa 10 cm di diametro, di colore trasparente o violacea con lunghi filamenti, spesso presente in branchi. Provoca solo reazioni nel punto di contatto. Le meduse pungono grazie a particolari cellule (nematocisti) che, se toccate, estroflettono dei filamenti urticanti che penetrano immediatamente nella pelle e causa sensazione di dolore bruciante e poi di prurito intenso, mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa, edematosa e con possibile formazione di bolla, detta flittene. Di seguito sono riportate le indicazioni della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP).

Cosa fare?

  • Una volta fuori dall'acqua, verificare che non siano rimaste parti di medusa attaccate al corpo e, se presenti, rimuoverle con protezione per le mani o con oggetti idonei (molto utili sono tessere, carte di credito, etc..)

  • Disinfettare con acqua salata di mare e poi con bicarbonato

  • Medicare con un gel astrigente a base di Cloruro di Alluminio

  • Creme a base di cortisonici possono essere utili ma non in acuto, in quanto la loro azione inizia circa 30 minuti dopo l'applicazione, quando cioè il massimo della reazione si è spento

  • Creme antistaminiche possono essere utili per alleviare il prurito, ma sono fotosensibilizzanti: bisogna quindi applicarle senza esporsi al sole

  • Fare molta attenzione al contatto con gli occhi per il rischio di ulcere corneali

Cosa non fare?

  • No ai rimedi "fai da te" sul sito di puntura: ammoniaca, limone, aceto, alcol (può stimolare l'apertura delle nematocisti)

  • Non strofinare o grattare il sito di puntura, perché si corre il rischio di mandare in circolo le tossine rilasciate

  • Non utilizzare pinzette per rimuovere eventuali frammenti di tentacoli, perché la lacerazione di tessuti provocherebbe la fuoriuscita di tossine

  • Non disinfettare con acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio


LE TRACINE
Sulla spiaggia, invece, il pericolo più frequente è rappresentato dalle tracine, che si trovano sotto la sabbia, vicino alla riva. Per prevenire il morso della tracina sarebbe opportuno far indossare sempre al bambino delle scarpette in gomma da mare e nel caso dovesse essere punto:

Cosa fare?

  • Mettere il piedino del bambino sotto la sabbia calda

  • Tamponare il sito di puntura con acqua bollente, perché il calore lenisce il dolore provocato dalle tossine velenose

  • Applicare sostanze a base di ammoniaca è quasi inutile


LA ZANZARA
Le zanzare attaccano in genere dopo il tramonto o durante la notte e sono attratte dalle fonti di luce. Le loro punture si localizzano soprattutto sulle parti del corpo scoperte, per esempio il viso, il capo, le braccia e le gambe. In corrispondenza della zona della puntura la pelle presenta un pomfo, cioè una chiazza in rilievo di colore rosso, che causa prurito. Di seguito sono riportate le indicazioni della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP).

Al morso di zanzara si hanno generalmente due tipi di reazione:

  • Normoreattiva: prurito che compare in pochi secondi e permane per circa 30 minuti; comparsa del pomfo (edema da puntura); eritema ed edema, regressione dello stesso entro i 30-120 minuti

  • Iperreattiva: pomfo di maggiori dimensioni che permane e supera a volte le 24 ore; evoluzione in papula che permane anche fino a 10 giorni; successiva formazione di vescicola con secrezione sierosa; riparazione dopo 10 giorni dalla comparsa della papula; possibile ipercromia o ipocromia, ovvero macchie scure o chiare. I soggetti che presentano papule resistenti sono considerati allergici

Nel caso della zanzara la prevenzione è di tre tipi:

  • Non generare ristagni d’acqua dove le zanzare depositano le uova e si riproducono: sottovasi per piante e fiori, bacinelle, annaffiatoi, raccoglitori d’acqua, vasche, laghetti e fontane ornamentali, dove però sono molto utili i pesci rossi che si nutrono di larve delle zanzare.

  • Mettere zanzariere alle finestre o sui lettini dei bambini e trattarle con Permetrina, fornelletti o comuni zampironi

  • Uso dei repellenti da applicare solo sulle parti scoperte del corpo e non sotto i vestiti

Nell’utilizzo dei repellenti per zanzare è bene seguire alcuni consigli:

  • non utilizzarli su pelle irritata, con abrasioni o tagli

  • non utilizzare spray direttamente sul volto ma spruzzare il prodotto sulle mani e poi applicarlo sul volto

  • lavarsi quando si rientra all’interno

  • non utilizzare per i bambini al di sotto dei tre anni

  • Bambini sotto i 6 mesi: non utilizzare sostanze repellenti per insetti contenenti DEET; utilizzare zanzariere ed evitate gli ambienti esterni durante il tramonto e all’alba.

  • Bambini 6 mesi-2 anni: utilizzare prodotti con quantitativi di DEET non superiori al 10%; applicare il prodotto non più di una volta al giorno.

  • Bambini 2-12 anni: Utilizzare prodotti contenente DEET non superiore al 10%; applicare il prodotto non più di tre volte al giorno.

  • Prodotti a base di citronella e geranio possono essere usati dai 2 mesi di età.

Attenzione al rimedio fai-da-te, come applicare ammoniaca o frizionare con il limone: il primo, di solito, ustiona la pelle e il secondo rende la pelle fotosensibile per cui poi ci scottiamo al sole.
L’unico rimedio consigliabile è applicare del ghiaccio per attenuare il gonfiore e utilizzare gel al Cloruro d’alluminio al 5%
E’ importante raccomandare al bambino di non grattarsi, per non correre il rischio di aumentare il prurito e di infettare la lesione. Se comunque esce sangue, bisogna lavare e disinfettare.
 


LA ZANZARA TIGRE
Originaria del sud-est asiatico, la zanzara tigre è arrivata in Italia, a Genova, nel 2000. Vola basso, a pochi centimetri dal suolo, punge soprattutto alle gambe e alle caviglie, attacca anche di giorno, il liquido che inietta è particolarmente tossico e fa sviluppare reazioni cutanee molto pruriginose o dolenti. Sopravvive alle temperature sotto zero dell’inverno, risente poco dei fornelletti antizanzara e punge anche attraverso gli indumenti. Valgono comunque gli stessi consigli elencati per la zanzara normale.

 


LA ZECCA
La zecca è un acaro ematofago parassita temporaneo di numerosi animali selvatici e domestici e occasionalmente anche dell’uomo. E’ facile ritrovarla nelle zone rupestri e di campagna. Non si parla di puntura ma propriamente di “morso di zecca”: nei bambini si attacca al cuoio capelluto, ai peli degli arti inferiori, o ai vestiti e aspetta, da alcune ore ad un giorno, fino a che “l’ospite” non sia a riposo. Solo allora raggiunge una zona di cute, si àncora e “morde”.

Le zecche possono mordere ovunque ma preferiscono determinate aree del corpo: dietro le orecchie, la parte posteriore del collo, le ascelle, l’inguine, dietro le ginocchia. Di solito il bambino non si accorge di niente perché la puntura di zecca non è dolorosa né causa prurito. La presenza della zecca viene scoperta successivamente quando l’insetto succhia il sangue ed aumenta di dimensioni. Raramente ha conseguenze cliniche come reazioni di ipersensibilità, paralisi ascendente da tossine, febbricole e stanchezza (avvelenamento da zecche), quest’ultima legata all’aggressione di numerosi acari.
In genere il morso della zecca comporta una reazione infiammatoria locale papulosa o granulomatosa con una piccola zona necrotica centrale; una volta che la zecca è stata staccata, la zona della puntura si gonfia leggermente e presenta una zona centrale di solito più bassa, infossata, che diventa una piccola crosta. Raramente compaiono sintomi generali quali febbre, eruzione cutanea ed ingrossamento dei linfonodi vicini alla zona della puntura.
Nel caso specifico di una puntura vicina all'occhio, è normale il gonfiore, anche notevole, che può durare fino a due giorni.


ZECCHE E MALATTIA DI LYME
Le zecche possono inoltre trasmettere numerose infezioni. In Italia, in particolar modo in Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia, è presente la malattia di Lyme. Questa condizione è causata da un microrganismo, la spirocheta Borrelia Burgdorferi, che causa infezione e viene trasmessa all’uomo con il morso della zecca (solitamente del genere Ixodes). L’incubazione va dai tre giorni alle due settimane ma a volte può arrivare ad 1 mese. Si tratta di una malattia infettiva che si sviluppa molto lentamente. Il sintomo iniziale è il cosiddetto eritema migrante e la zona cutanea colpita dalla zecca diventa progressivamente rossastra. Viene definito eritema migrante perché si allarga e prende la forma di un anello che spesso si schiarisce al centro. L’unica cosa che quindi deve fare il genitore è controllare giornalmente, per 30-40 giorni, la pelle sulla quale la zecca si era attaccata. Se compare un qualsiasi eritema bisogna rivolgersi subito al medico per l’eventuale prescrizione degli antibiotici. Se non riconosciuta e curata in tempo, la malattia di Lyme si può propagare anche ad altri organi quali cervello, nervi, occhi, cuore ed articolazioni. In questo caso le terapie sono più impegnative e non sempre efficaci al 100%.
La SITIP ha creato il Registro della malattia di Lyme in età pediatrica, coordinato dalla Prof.ssa Susanna Esposito, Presidente della SITIP e Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano che ha lo scopo di monitorare i casi che si verificano nel nostro Paese e di utilizzare criteri diagnostico-terapeutici uniformi. Se diagnosticata in modo rapido e trattata con antibiotici, la malattia di Lyme nei bambini è quasi sempre curabile. L’eruzione cutanea di solito scompare dopo qualche giorno dopo l’inizio del trattamento, ma altri segni e sintomi possono persistere per diverse settimane.

Cosa fare?

  • Indossare vestiti chiari per rendere più facilmente identificabili le zecche con maniche lunghe e pantaloni dentro ai calzettoni o agli stivali, per rimuoverle prima che si attacchino alla pelle

  • Non camminare dove l’erba è più alta e non sedersi sull’erba e in caso, al ritorno dalla gita, lavare i vestiti ad alte temperature

  • Prima di fare la doccia o il bagno ispezionare il corpo alla ricerca della zecca

  • Rimuovere dalla cute la zecca con una pinzetta eventualmente dopo averla ricoperta di olio, pomata grassa o etere, oppure con un filo avvolto intorno alla zecca, cercando di chiudere la presa più possibile vicino alla pelle, ruotando e tirando con costanza fino a quando l'insetto non mollerà la presa. Se la zecca è molto piccola può essere il caso di usare un coltellino. Buttatela nel water o schicciatela

  • Non toccarla con le mani nude; lavare con acqua e sapone le mani e la zona della puntura

  • Se non si riesce a togliere la zecca per intero e la testa è rimasta attaccata, occorre toglierla con un ago sterile come se fosse una scheggia

  • Contattare comunque il pediatra e osservare nei primi 2-3 mesi dopo la puntura della zecca l’eventuale comparsa di sintomi descritti in caso di veicolazione di agenti patogeni (malattia di Lyme): eritema migrante, febbricola, artromialgia, cefalea non abituale, parestesie, paralisi e linfoadenopatie. In tal caso andranno eseguiti gli esami sierologici del caso

  • Non dubitare di ricorrere al medico o al pronto soccorso perché togliere una zecca non è affatto facile!

  • E’ bene ricordarsi che: la zecca per resti provocare danni deve rimanere attaccata alla pelle almeno 36-48. Al di sotto di questo periodo di tempo le probabilità di infezione sono molto basse. Anche quando resta attaccata a lungo le infezioni sono comunque ancora abbastanza rare
    Cosa non fare?

  • Evitare metodi impropri per la rimozione della zecca, tra cui applicazione di calore, spilli, aghi arroventati, sostanze come petrolio, benzina, etc

  • Evitare di togliere la zecca in modo brusco e rapido perché si rischia di staccare solo una parte della zecca, lasciando la testa

  • Non cercare di uccidere la zecca schiacciandola con le mani, né cercando di soffocarla togliendole l'ossigeno (come mettendoci sopra smalto per le unghie, olio, alcol o petrolio) perché la zecca respira solo poche volte in un'ora quindi non funzionerà

  • Non iniziare una terapia antibiotica per prevenire la malattia di Lyme, che raramente si verifica e che si ha tutto il tempo eventualmente di trattare. Il risultato peggiorerebbe il male perché un’eventuale infezione sarebbe più subdola e più difficile da riconoscere. L’uso non appropriato degli antibiotici genera, inoltre, resistenze nei germi
     

Fonte foto: http://www.tuttomamma.com

 

 

 






 
 
 
 

  



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