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Genova Anno
IX
- n°50 -
11.05.2012 Pagine Nazionali
 |
del 26/06/2012 |
I bambini e l'estate: attenti agli insetti!
L’estate sta arrivando e i più felici sono, ovviamente, i bambini,
pronti a tuffarsi in mare, a compiere lunghe passeggiate in campagna e
in collina o a respirare la sana aria di montagna. Ma, a volte, proprio
per la salute dei più piccoli l’estate può nascondere alcune insidie.
Una delle più fastidiose è rappresentata dagli insetti, che in questo
periodo si riproducono a ritmi frenetici. Trascorrendo gran parte del
tempo libero all’aria aperta, nei parchi, nei prati, al fiume o in mare,
i bimbi sono così il ‘bersaglio’ preferito di zanzare, tafani, api,
vespe, calabroni e zecche.
Gli insetti, che colpiscono le zone più esposte e scoperte del corpo,
come viso, braccia, gambe, caviglie e mani, si dividono in due
tipologie:
-
Imenotteri: api,
calabroni e vespe
-
Insetti che succhiano
il sangue per sopravvivere: tafani e zanzare
Una volta che l’insetto
punge, la saliva iniettata provoca il rilascio dell’istamina da parte
dell’organismo. L’istamina è un mediatore chimico implicato nei fenomeni
allergici ed infiammatori e che provoca dolore pungente, bruciore e
prurito. In generale le lesioni da puntura provocano un
sovra-slivellamento della cute, che si presenta arrossata, dove
solitamente è possibile notare una crosticina puntiforme, che
corrisponde al diametro del pungiglione. Nelle situazioni più gravi, ma
comunque rare, le reazioni allergiche possono arrivare addirittura a
provocare shock anafilattico, come ad esempio nel caso della puntura di
ape o del calabrone.
“Con pochi accorgimenti, ma corretti, è possibile evitare il problema
o ridurne gli effetti negativi – spiega la Professoressa Susanna
Esposito, Presidente SITIP, Società Italiana Infettivologia
Pediatrica, e Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica, presso la
Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università
degli Studi di Milano -. Ad esempio, in questo periodo, per ridurre
al minimo il rischio di puntura è importante prendere alcune precauzioni
che possono aiutare il bambino ad evitare l’insidia degli insetti e
favorire una miglior gestione delle conseguenze da puntura d’insetto da
parte dei genitori”.
In particolare la SITIP consiglia di:
-
Evitare indumenti di
colore scuro; meglio vestiti con maniche lunghe, pantaloni lunghi,
calzini e scarpe chiuse
-
Non spruzzarsi
profumi o lozioni forti ma cospargere più volte la pelle con lozioni
a base di sostanze ad azione repellente per gli insetti; disporre di
insetticidi di pronto e facile impiego
-
Non lasciare
all’aperto cibi di scarto e non sostare in vicinanza di bevande o
cibi molto dolci
-
Fare attenzione a
quando si cucina o si mangia all’aperto, specie nei mesi estivi ed
in aperta campagna e tenere chiuse le finestre di casa, i finestrini
dell'auto e i contenitori dei rifiuti
-
Sistemare le
zanzariere alla finestra della camera dei più piccoli o sulla culla
-
Usare cautela in
vicinanza di luoghi che più frequentemente sono sede di nidi di api,
vespe e calabroni, come in vicinanza dei produttori di miele, in
campagna nel periodo di maturazione della frutta e durante la
vendemmia
-
Evitare di uscire al
tramonto o all’alba, momenti in cui solitamente gli insetti
(soprattutto le zanzare) pungono più frequentemente
-
Adottare precauzioni
quando i bambini praticano sport all’aperto, dato che sudore ed
l’anidride carbonica emessa con il respiro attraggono gli insetti
-
Spiegare al bambino
che non deve mai lanciare oggetti contro un alveare, né provare a
farlo cadere; spiegargli che se viene circondato da uno sciame deve
allontanarsi molto lentamente, senza tentare di scacciare gli
insetti; infatti i movimenti bruschi li eccitano e li rendono ancora
più aggressivi
-
Far rimuovere da
personale esperto nidi di api, vespe o calabroni eventualmente
presenti nei pressi della casa
-
Infilare il bordo dei
pantaloni all’interno delle calze quando si cammina attraverso
cespugli ed erba incolta
-
Non lasciare i
sottovasi del balcone pieni d’acqua, dopo aver innaffiato i fiori
-
Nelle situazioni che
possono essere a rischio (zone tropicali, paludose) far indossare ai
bambini maniche e pantaloni lunghi (comunque non farli camminare mai
a piedi scalzi)
-
Fare in modo che il
bambino non gratti né sprema né incida la sede della puntura
-
Non somministrare
farmaci per bocca, se non su indicazione del medico
-
Le sostanze
repellenti da applicare sul corpo o sui vestiti sono efficaci contro
tafani e zanzare ma non sembrano funzionare verso gli imenotteri
“Per quanto riguarda
gli insetticidi – sottolinea la Professoressa Esposito - è
sempre bene evitare quelli chimici, che possono causare lacrimazione
agli occhi e irritazione alle vie respiratorie. Se capita di
utilizzarli, è importante aerare la stanza per almeno mezz’ora. Possono
invece essere lasciati accesi, anche tutta la notte, piccoli apparecchi
elettrici che emettono ultrasuoni, onde sonore non fastidiose per
l’orecchio umano, ma intollerabili per gli insetti. Vanno bene anche i
classici “zampironi” o le candele alle essenze naturali, come la
citronella e il geranio. Naturalmente vanno usati solo all’aperto e
devono essere posizionati in luoghi dove i più piccoli non riescano a
raggiungerli”.
Dalla SITIP, infine, alcuni utili consigli sulla gestione di uno shock
anafilattico:
-
Rimuovere prontamente
il pungiglione in caso di puntura di ape (si può addirittura
prevenire o comunque ridurre gli effetti della puntura): il sacco di
veleno attaccato al pungiglione si svuota entro 2-3 minuti
-
I soggetti a rischio,
che hanno presentato reazioni precedenti, dovrebbero essere sempre
muniti di preparazioni di adrenalina predosata in siringa
auto-iniettabile
-
Agire prontamente e
condurre il bambino al più vicino pronto soccorso, perché il farmaco
di scelta è l’adrenalina, che va iniettata intramuscolo o per via
endovenosa in maniera ripetuta
-
Altri farmaci da
somministrare (anche contemporaneamente) sono cortisonici e
antistaminici
-
Ulteriori
provvedimenti terapeutici sono da considerare in presenza di edema
della glottide, broncospasmo ed ipotensione persistente
-
L’immunoterapia
specifica (ITS) con veleno purificato di imenotteri è in grado di
prevenire successive reazioni sistemiche nel 95% circa dei casi di
soggetti trattati; ovviamente deve essere prescritta in ambiente
ospedaliero.
L’APE
La puntura di ape provoca bruciore, rossore, prurito e gonfiore. Il
pungiglione rimane incastrato e attorno ad esso si produce una
vescichetta contenente il veleno. Ciò che ne deriva in alcuni casi sono
delle reazioni allergiche, di varia natura: si va dal gonfiore diffuso a
tutto il corpo, alle vertigini, e in casi molto rari anche allo shock
anafilattico. Di seguito sono riportate le indicazioni della Società
Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP).
Cosa fare?
-
Togliere il
pungiglione procurandosi una limetta smussata, in modo che non rompa
la vescichetta dal pungiglione. Cosa molto probabile invece, se si
usa la classica pinzetta per le sopracciglia. Oltre a rompere la
vescica, il veleno fuoriuscirebbe ulteriormente. In sostituzione
della limetta smussata e della pinzetta si possono utilizzare le
mani. Dopo averle lavate, occorre premere delicatamente sulla pelle,
usando due dita
-
ovrapporre impacchi
freddi di acqua e poi applicare, secondo il parere del pediatra, una
pomata preferibilmente a base di cortisone
LA VESPA
La vespa possiede un aculeo comunicante con una ghiandola, che come per
l’ape, contiene veleno. Al contrario dell’ape però, la vespa può pungere
più volte, iniettando il veleno. Quando un bimbo viene punto dalla
vespa, le reazioni possono essere differenti, a seconda della
sensibilità della pelle del bimbo. I sintomi più frequenti sono prurito,
rossore e gonfiore. Anche il dolore è molto forte ma non è pericoloso.
Ovviamente, anche la puntura della vespa può provocare reazioni
allergiche come lo shock anafilattico.
Cosa fare?
-
Stare calmi e non
farsi prendere dall’agitazione
-
Utilizzare
semplicemente acqua e sapone per detergere la ferita.
-
Per alleviare il
dolore, fare impacchi di acqua fredda e spalmare una crema
antistaminica o a base di cortisone ( importante il parere del
pediatra)
-
Se invece, a colpire
sono state più vespe contemporaneamente, fare un impacco di acqua
fredda in cui si è sciolto un cucchiaio di bicarbonato di sodio. Se
nel giro di pochi minuti il gonfiore anziché diminuire, aumenta e
anzi, si allarga anche in altre zone del corpo vicino a quella lesa,
è bene condurre il bambino in pronto soccorso
IL CALABRONE
Le punture del calabrone non sono più velenose di quelle delle api o
delle vespe ma solo più dolorose. Si forma immediatamente una chiazza
gonfia, rossa e dolente. Il dolore scompare in genere entro due ore,
mentre il gonfiore può aumentare ancora per 24 ore. Se le punture sono
numerose, si possono avere sintomi generali, come vomito, diarrea, mal
di testa e febbre, causati dalla grande quantità di veleno iniettato,
non ad allergia. Punture localizzate alla lingua e alla bocca in genere
possono provocare problemi di respirazione. Nei bambini ipersensibili si
possono comunque avere sintomi di allergia, fino allo shock
anafilattico. Di seguito sono riportate le indicazioni della Società
Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP).
Cosa fare?
Disinfettare la cute e togliere il pungiglione sollevandolo o
smuovendolo con un ago sterile. Se non ci sono aghi o lame smussate a
disposizione si possono utilizzare le mani, come nel caso delle api. E’
bene poi fare scorrere acqua fredda sopra e attorno alla puntura per
alleviare il dolore e ostacolare i fenomeni infiammatori, oppure
applicare del ghiaccio. Una pomata antistaminica può calmare il prurito.
IL TAFANO
E’ una grossa mosca di colore generalmente grigio o bruno, spesso con
macchie grigie o scure anche sulle ali. È più facile essere punti nelle
zone di campagna, in prossimità di stalle o allevamenti di bestiame. La
puntura di tafano provoca molto bruciore, prurito, arrossamento e
gonfiore ma non è pericolosa perché la sostanza irritante rilasciata
nella pelle dal pungiglione non causa forme di allergia. Le “vittime”
preferite di quest’insetto sono i bovini e gli equini: il rischio è che
dopo aver punto questi animali punga anche i bambini, trasmettendo loro
malattie infettive. E’ facile che la puntura di tafano si infetti, dando
luogo alla formazione di pus.
Cosa fare?
-
Dopo la puntura di un
tafano, è importante lavare accuratamente con acqua e sapone il
punto in cui l’aculeo è penetrato nella pelle
-
E’ bene poi
disinfettare la parte lesa, passando un batuffolo di cotone imbevuto
d’alcol o Betadine o Bialcol
-
Per contrastare il
dolore e il gonfiore è sufficiente premere con delicatezza un
cubetto di ghiaccio sulla zona. Se dolore e gonfiore non passano si
può applicare sulla parte interessata una pomata antistaminica o una
pomata antibiotica se compare pus.
LE MEDUSE
Durante l’estate, anche dal mare possono arrivare insidie per la salute
dei bambini come la medusa. La più diffusa nel Mediterraneo è la Pelagia
nucticola, una medusa abbastanza velenosa, di circa 10 cm di diametro,
di colore trasparente o violacea con lunghi filamenti, spesso presente
in branchi. Provoca solo reazioni nel punto di contatto. Le meduse
pungono grazie a particolari cellule (nematocisti) che, se toccate,
estroflettono dei filamenti urticanti che penetrano immediatamente nella
pelle e causa sensazione di dolore bruciante e poi di prurito intenso,
mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa, edematosa e con
possibile formazione di bolla, detta flittene. Di seguito sono riportate
le indicazioni della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP).
Cosa fare?
-
Una volta fuori
dall'acqua, verificare che non siano rimaste parti di medusa
attaccate al corpo e, se presenti, rimuoverle con protezione per le
mani o con oggetti idonei (molto utili sono tessere, carte di
credito, etc..)
-
Disinfettare con
acqua salata di mare e poi con bicarbonato
-
Medicare con un gel
astrigente a base di Cloruro di Alluminio
-
Creme a base di
cortisonici possono essere utili ma non in acuto, in quanto la loro
azione inizia circa 30 minuti dopo l'applicazione, quando cioè il
massimo della reazione si è spento
-
Creme antistaminiche
possono essere utili per alleviare il prurito, ma sono
fotosensibilizzanti: bisogna quindi applicarle senza esporsi al sole
-
Fare molta attenzione
al contatto con gli occhi per il rischio di ulcere corneali
Cosa non fare?
-
No ai rimedi "fai da
te" sul sito di puntura: ammoniaca, limone, aceto, alcol (può
stimolare l'apertura delle nematocisti)
-
Non strofinare o
grattare il sito di puntura, perché si corre il rischio di mandare
in circolo le tossine rilasciate
-
Non utilizzare
pinzette per rimuovere eventuali frammenti di tentacoli, perché la
lacerazione di tessuti provocherebbe la fuoriuscita di tossine
-
Non disinfettare con
acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio
LE TRACINE
Sulla spiaggia, invece, il pericolo più frequente è rappresentato dalle
tracine, che si trovano sotto la sabbia, vicino alla riva. Per prevenire
il morso della tracina sarebbe opportuno far indossare sempre al bambino
delle scarpette in gomma da mare e nel caso dovesse essere punto:
Cosa fare?
-
Mettere il piedino
del bambino sotto la sabbia calda
-
Tamponare il sito di
puntura con acqua bollente, perché il calore lenisce il dolore
provocato dalle tossine velenose
-
Applicare sostanze a
base di ammoniaca è quasi inutile
LA ZANZARA
Le zanzare attaccano in genere dopo il tramonto o durante la notte e
sono attratte dalle fonti di luce. Le loro punture si localizzano
soprattutto sulle parti del corpo scoperte, per esempio il viso, il
capo, le braccia e le gambe. In corrispondenza della zona della puntura
la pelle presenta un pomfo, cioè una chiazza in rilievo di colore rosso,
che causa prurito. Di seguito sono riportate le indicazioni della
Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP).
Al morso di zanzara si hanno generalmente due tipi di reazione:
-
Normoreattiva:
prurito che compare in pochi secondi e permane per circa 30 minuti;
comparsa del pomfo (edema da puntura); eritema ed edema, regressione
dello stesso entro i 30-120 minuti
-
Iperreattiva: pomfo
di maggiori dimensioni che permane e supera a volte le 24 ore;
evoluzione in papula che permane anche fino a 10 giorni; successiva
formazione di vescicola con secrezione sierosa; riparazione dopo 10
giorni dalla comparsa della papula; possibile ipercromia o
ipocromia, ovvero macchie scure o chiare. I soggetti che presentano
papule resistenti sono considerati allergici
Nel caso della zanzara la
prevenzione è di tre tipi:
-
Non generare ristagni
d’acqua dove le zanzare depositano le uova e si riproducono:
sottovasi per piante e fiori, bacinelle, annaffiatoi, raccoglitori
d’acqua, vasche, laghetti e fontane ornamentali, dove però sono
molto utili i pesci rossi che si nutrono di larve delle zanzare.
-
Mettere zanzariere
alle finestre o sui lettini dei bambini e trattarle con Permetrina,
fornelletti o comuni zampironi
-
Uso dei repellenti da
applicare solo sulle parti scoperte del corpo e non sotto i vestiti
Nell’utilizzo dei
repellenti per zanzare è bene seguire alcuni consigli:
-
non utilizzarli su
pelle irritata, con abrasioni o tagli
-
non utilizzare spray
direttamente sul volto ma spruzzare il prodotto sulle mani e poi
applicarlo sul volto
-
lavarsi quando si
rientra all’interno
-
non utilizzare per i
bambini al di sotto dei tre anni
-
Bambini sotto i 6
mesi: non utilizzare sostanze repellenti per insetti contenenti DEET;
utilizzare zanzariere ed evitate gli ambienti esterni durante il
tramonto e all’alba.
-
Bambini 6 mesi-2
anni: utilizzare prodotti con quantitativi di DEET non superiori al
10%; applicare il prodotto non più di una volta al giorno.
-
Bambini 2-12 anni:
Utilizzare prodotti contenente DEET non superiore al 10%; applicare
il prodotto non più di tre volte al giorno.
-
Prodotti a base di
citronella e geranio possono essere usati dai 2 mesi di età.
Attenzione al rimedio
fai-da-te, come applicare ammoniaca o frizionare con il limone: il
primo, di solito, ustiona la pelle e il secondo rende la pelle
fotosensibile per cui poi ci scottiamo al sole.
L’unico rimedio consigliabile è applicare del ghiaccio per attenuare il
gonfiore e utilizzare gel al Cloruro d’alluminio al 5%
E’ importante raccomandare al bambino di non grattarsi, per non correre
il rischio di aumentare il prurito e di infettare la lesione. Se
comunque esce sangue, bisogna lavare e disinfettare.
LA ZANZARA TIGRE
Originaria del sud-est asiatico, la zanzara tigre è arrivata in Italia,
a Genova, nel 2000. Vola basso, a pochi centimetri dal suolo, punge
soprattutto alle gambe e alle caviglie, attacca anche di giorno, il
liquido che inietta è particolarmente tossico e fa sviluppare reazioni
cutanee molto pruriginose o dolenti. Sopravvive alle temperature sotto
zero dell’inverno, risente poco dei fornelletti antizanzara e punge
anche attraverso gli indumenti. Valgono comunque gli stessi consigli
elencati per la zanzara normale.
LA ZECCA
La zecca è un acaro ematofago parassita temporaneo di numerosi animali
selvatici e domestici e occasionalmente anche dell’uomo. E’ facile
ritrovarla nelle zone rupestri e di campagna. Non si parla di puntura ma
propriamente di “morso di zecca”: nei bambini si attacca al cuoio
capelluto, ai peli degli arti inferiori, o ai vestiti e aspetta, da
alcune ore ad un giorno, fino a che “l’ospite” non sia a riposo. Solo
allora raggiunge una zona di cute, si àncora e “morde”.
Le zecche possono mordere
ovunque ma preferiscono determinate aree del corpo: dietro le orecchie,
la parte posteriore del collo, le ascelle, l’inguine, dietro le
ginocchia. Di solito il bambino non si accorge di niente perché la
puntura di zecca non è dolorosa né causa prurito. La presenza della
zecca viene scoperta successivamente quando l’insetto succhia il sangue
ed aumenta di dimensioni. Raramente ha conseguenze cliniche come
reazioni di ipersensibilità, paralisi ascendente da tossine, febbricole
e stanchezza (avvelenamento da zecche), quest’ultima legata
all’aggressione di numerosi acari.
In genere il morso della zecca comporta una reazione infiammatoria
locale papulosa o granulomatosa con una piccola zona necrotica centrale;
una volta che la zecca è stata staccata, la zona della puntura si gonfia
leggermente e presenta una zona centrale di solito più bassa, infossata,
che diventa una piccola crosta. Raramente compaiono sintomi generali
quali febbre, eruzione cutanea ed ingrossamento dei linfonodi vicini
alla zona della puntura.
Nel caso specifico di una puntura vicina all'occhio, è normale il
gonfiore, anche notevole, che può durare fino a due giorni.
ZECCHE E MALATTIA DI LYME
Le zecche possono inoltre trasmettere numerose infezioni. In Italia, in
particolar modo in Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia, è
presente la malattia di Lyme. Questa condizione è causata da un
microrganismo, la spirocheta Borrelia Burgdorferi, che causa infezione e
viene trasmessa all’uomo con il morso della zecca (solitamente del
genere Ixodes). L’incubazione va dai tre giorni alle due settimane ma a
volte può arrivare ad 1 mese. Si tratta di una malattia infettiva che si
sviluppa molto lentamente. Il sintomo iniziale è il cosiddetto eritema
migrante e la zona cutanea colpita dalla zecca diventa progressivamente
rossastra. Viene definito eritema migrante perché si allarga e prende la
forma di un anello che spesso si schiarisce al centro. L’unica cosa che
quindi deve fare il genitore è controllare giornalmente, per 30-40
giorni, la pelle sulla quale la zecca si era attaccata. Se compare un
qualsiasi eritema bisogna rivolgersi subito al medico per l’eventuale
prescrizione degli antibiotici. Se non riconosciuta e curata in tempo,
la malattia di Lyme si può propagare anche ad altri organi quali
cervello, nervi, occhi, cuore ed articolazioni. In questo caso le
terapie sono più impegnative e non sempre efficaci al 100%.
La SITIP ha creato il Registro della malattia di Lyme in età pediatrica,
coordinato dalla Prof.ssa Susanna Esposito, Presidente della SITIP e
Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica presso la Fondazione IRCCS Ca’
Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano che ha lo scopo di
monitorare i casi che si verificano nel nostro Paese e di utilizzare
criteri diagnostico-terapeutici uniformi. Se diagnosticata in modo
rapido e trattata con antibiotici, la malattia di Lyme nei bambini è
quasi sempre curabile. L’eruzione cutanea di solito scompare dopo
qualche giorno dopo l’inizio del trattamento, ma altri segni e sintomi
possono persistere per diverse settimane.
Cosa fare?
-
Indossare vestiti
chiari per rendere più facilmente identificabili le zecche con
maniche lunghe e pantaloni dentro ai calzettoni o agli stivali, per
rimuoverle prima che si attacchino alla pelle
-
Non camminare dove
l’erba è più alta e non sedersi sull’erba e in caso, al ritorno
dalla gita, lavare i vestiti ad alte temperature
-
Prima di fare la
doccia o il bagno ispezionare il corpo alla ricerca della zecca
-
Rimuovere dalla cute
la zecca con una pinzetta eventualmente dopo averla ricoperta di
olio, pomata grassa o etere, oppure con un filo avvolto intorno alla
zecca, cercando di chiudere la presa più possibile vicino alla
pelle, ruotando e tirando con costanza fino a quando l'insetto non
mollerà la presa. Se la zecca è molto piccola può essere il caso di
usare un coltellino. Buttatela nel water o schicciatela
-
Non toccarla con le
mani nude; lavare con acqua e sapone le mani e la zona della puntura
-
Se non si riesce a
togliere la zecca per intero e la testa è rimasta attaccata, occorre
toglierla con un ago sterile come se fosse una scheggia
-
Contattare comunque
il pediatra e osservare nei primi 2-3 mesi dopo la puntura della
zecca l’eventuale comparsa di sintomi descritti in caso di
veicolazione di agenti patogeni (malattia di Lyme): eritema
migrante, febbricola, artromialgia, cefalea non abituale,
parestesie, paralisi e linfoadenopatie. In tal caso andranno
eseguiti gli esami sierologici del caso
-
Non dubitare di
ricorrere al medico o al pronto soccorso perché togliere una zecca
non è affatto facile!
-
E’ bene ricordarsi
che: la zecca per resti provocare danni deve rimanere attaccata alla
pelle almeno 36-48. Al di sotto di questo periodo di tempo le
probabilità di infezione sono molto basse. Anche quando resta
attaccata a lungo le infezioni sono comunque ancora abbastanza rare
Cosa non fare?
-
Evitare metodi
impropri per la rimozione della zecca, tra cui applicazione di
calore, spilli, aghi arroventati, sostanze come petrolio, benzina,
etc
-
Evitare di togliere
la zecca in modo brusco e rapido perché si rischia di staccare solo
una parte della zecca, lasciando la testa
-
Non cercare di
uccidere la zecca schiacciandola con le mani, né cercando di
soffocarla togliendole l'ossigeno (come mettendoci sopra smalto per
le unghie, olio, alcol o petrolio) perché la zecca respira solo
poche volte in un'ora quindi non funzionerà
-
Non iniziare una
terapia antibiotica per prevenire la malattia di Lyme, che raramente
si verifica e che si ha tutto il tempo eventualmente di trattare. Il
risultato peggiorerebbe il male perché un’eventuale infezione
sarebbe più subdola e più difficile da riconoscere. L’uso non
appropriato degli antibiotici genera, inoltre, resistenze nei germi
Fonte
foto: http://www.tuttomamma.com
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