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Dott.ssa Anna
Carderi |
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“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti
alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Questo il buon proposito costituzionale (art.3) che nella realtà
quotidiana viene costantemente violato. Gli ultimi fatti di cronaca nera
riguardanti la messa in atto di comportamenti dichiaratamente xenofobi
ne sono un esempio allarmante.
Dietro una presunta superiorità biologica, culturale e morale sullo
straniero o meglio sull’estraneo si nasconde la xenofobia letteralmente
la “paura del diverso”.
La xenofobia assume le caratteristiche di una vera e propria avversione
da parte di un individuo, un gruppo o una società nei confronti
dell’estraneo, o di ciò che è insolito.
Nel corso del tempo ha assunto diverse forme che vanno dall’insofferenza
all’intolleranza, alla discriminazione, fino a fenomeni di vera e
propria violenza dipendente dal colore della pelle, dalla nazionalità,
dalla religione, dalla sessualità, come la lotta agli immigrati, agli
omosessuali, agli ebrei e ai neri.
Lo xenofobo per legittimare la persecuzione e sedare la paura mette in
atto meccanismi distorcenti la realtà che connotano la vittima di
caratteristiche mostruose o diaboliche che la disumanizzano rendendola
diversa da lui.
È questo disconoscimento dell’altro come simile a noi che legittima la
sua persecuzione.
La persecuzione e il sacrificio della vittima, in quest’ottica, è il
disperato tentativo di risolvere il problema “paura” sedando l’ansia
generata dalla minaccia dell’altro percepito come diverso.
Spesso, il comportamento aggressivo è stimolato, esacerbato e mantenuto
dalla percezione di essere in pericolo o che lo siano i propri cari.
Questi segnali di pericolo derivano da stereotipi culturali radicati
come quella che i Rom rubano, gli immigrati favoriscono la
disoccupazione, gli omosessuali sono mentalmente deviati, ecc.
Nonostante il movente xenofobo sia strettamente legato al vissuto
personale; in generale può avere la funzione di fornire una valvola di
sfogo in cui riversare tutta una serie di problematiche proprie di un
individuo con pochi strumenti per gestire la rabbia e la sofferenza
interna se non proiettandola su chi, altro non è, se non un capro
espiatorio. Inoltre, l’adesione a idee nazionaliste e stereotipe può, in
un clima di precarietà e insicurezza sociale, favorire l’appartenenza e
la sensazione di una pseudo-protezione.
Dott.ssa Anna Carderi
Psicologa Roma