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Genova Anno VIII - n°48 - 06.12.2011 Pagine Nazionali
Tumore dell’ovaio, “uno sconosciuto” che si può sconfiggere
clicMedicina - redazione@clicmedicina.it
Arriva senza farsi sentire e spesso lo si scopre casualmente. Tra i
fattori di rischio l'età, la maggior parte dei casi viene identificata
dopo l'ingresso in menopausa, la menopausa tardiva e il non aver avuto
figli ma anche la predisposizione familiare. Il carcinoma ovarico è un
tumore che colpisce le ovaie. In Italia ogni anno si registrano 5.000
casi, ossia 1 donna su 97. È al nono posto tra le forme tumorali e
costituisce il 2,9% di tutte le diagnosi di tumore. Si tratta di uno dei
tumori femminili più pericolosi: circa il 70% delle diagnosi avviene in
fase avanzata, perché rimane asintomatico per un lungo periodo. Eppure
le italiane lo conoscono poco e fanno ancora meno per prevenirlo: 7 su
10 non ne conoscono i segnali e solo l’11% sa che l’ecografia
transvaginale è fondamentale per la diagnosi. I sintomi di esordio della
malattia sono spesso di lieve intensità, tali da essere confusi con le
più banali e frequenti alterazioni dell’apparato gastrointestinale:
sensazione di gonfiore addominale, difficoltà digestive, nausea, aumento
della circonferenza addominale. “Questa è una delle malattie più
difficili da controllare poiché non sono stati identificati strumenti
efficaci di screening e di diagnosi precoce” spiega il dottor
Sandro Pignata, direttore della Struttura Complessa di Oncologia
Medica, Dipartimento Uroginecologico dell’Istituto Nazionale Tumori -
IRCCS “Fondazione Pascale” di Napoli. “Per quanto concerne lo
screening, a differenza di quanto accade con il pap-test nei confronti
del tumore del collo dell'utero, oggi non è disponibile un valido metodo
di screening per una diagnosi precoce di carcinoma ovarico. Per questo
motivo, le pazienti spesso arrivano in reparto quando la neoplasia è già
in stato avanzato. Una visita ginecologica accurata ed effettuata con
regolarità rimane il metodo migliore per lo screening del carcinoma
ovarico”.
“Il primo passo è l’intervento chirurgico per la riduzione della
massa tumorale, un aspetto fondamentale dal quale dipende l’intero
percorso di cura” chiarisce il dott. Pignata.
“L’intervento chirurgico viene eseguito dagli specialisti dell’Unità di
Oncologia ginecologica, mentre la chemioterapia viene gestita dalla mia
équipe”. “Le strutture funzionali del Dipartimento Uroginecologico collaborano con i ricercatori del nostro istituto per condurre protocolli di ricerca di tipo traslazionale. Questo tipo di collaborazione, oltre a sviluppare ricerca, offre vantaggi ai pazienti poiché permette di garantire un elevato standard di cura con l’uso di farmaci innovativi. Il nostro dipartimento coordina il Gruppo Mito, (Multicenter Italian Traials in Ovarian cancer), impegnato a sviluppare una collaborazione di ricerca in ambito di ginecologia oncologica". Secondo Pignata si può spostare in avanti la frontiera della qualità della vita attraverso terapie sempre più personalizzate, tecniche chirurgiche poco invasive e farmaci meno tossici. “Oggi in oncologia si parla molto di farmaci biologici, che rappresentano la nuova frontiera contro i tumori. Per la neoplasia dell’ovaio sono arrivati più tardi” conclude Pignata, “ma molti sono in via di sviluppo. Nel nostro centro diversi sono in fase di sperimentazione”.
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