Verranno presentati a Bari oggi, 7 dicembre, i risultati di un
importante studio multicentrico non randomizzato a 4 anni su giovani e
adulti affetti dalla rara Malattia di Pompe (o Glicogenosi di tipo II):
una miopatia metabolica rara che può causare già dai primi mesi di vita,
una progressiva debolezza muscolare e cardiomiopatia. Una malattia che,
se non trattata in fase precoce, è causa di disabilità progressiva e può
essere fatale nella forma infantile, solitamente nel primo anno di vita,
ma si può presentare anche nell’adolescenza e nell’età adulta.
L’occasione per presentare questo studio, definito dal Lancet Neurology,
“uno dei più interessanti dell’anno 2011” è il meeting “Malattie
Muscolari: percorsi diagnostici e terapeutici” che si terrà oggi 7
dicembre nel capoluogo pugliese presso la sede dell’Università di
Bari. Si tratta di un appuntamento organizzato con il coordinamento
scientifico della Professoressa Maria Trojano (Dipartimento di
Neuroscienze ed Organi di Senso dell’Universtità degli Studi di Bari) e
del Professor Antonio Toscano (Dipartimento di Neuroscienze,
Scienze Psichiatriche ed Anestesiologiche AOU Policlinico “G. Martino”
di Messina) e realizzato grazie al contributo educazionale non
condizionato di Genzyme (Azienda biotecnologica del Gruppo Sanofi
impegnata nella ricerca, nel trattamento e nella diffusione di una più
approfondita conoscenza delle malattie rare da accumulo lisosomiale). Lo
scopo del convegno è fornire a medici ospedalieri, neurologi, pediatri,
pneumologi e altri specialisti di tutto il sud Italia un aggiornamento
sulle malattie muscolari con particolare focus sulla rara Malattia di
Pompe al fine di indurre il sospetto diagnostico e fornire gli strumenti
utili a una corretta gestione del malato e ad una tempestiva terapia.
Ma l’appuntamento di Bari sarà anche l’occasione per presentare i
risultati a 4 anni del più ampio studio multicentrico non randomizzato
su giovani e adulti affetti da Malattia di Pompe trattati con enzima
sostitutivo.
Si tratta di uno studio italiano realizzato dal Gruppo Italiano per la
Glicogenosi Tipo II, coordinato dal Professor Antonio Toscano, dal
Professor Corrado Angelini e dalla Professoressa Tiziana Mongini.
Lo studio, pubblicato nei giorni scorsi su Journal of Neurology, ha
dimostrato che la terapia enzimatica sostitutiva con alglucosidasi alfa
è ben tollerata e produce risultati apprezzabili, specialmente nelle
capacità motorie e respiratorie dei pazienti.
L’analisi è stata condotta su 74 pazienti giovani o adulti, affetti da
Malattia di Pompe e trattati dai 12 a 54 mesi con terapia enzimatica
sostitutiva e si è focalizzata sulla valutazione delle funzioni motorie,
respiratorie e cardiache monitorando l’andamento clinico.
I risultati più importanti si sono registrati nella capacità motoria -
una larga maggioranza dei pazienti ha mostrato infatti un miglioramento
nella deambulazione - e in quella respiratoria – nella maggioranza dei
casi analizzati si evidenziano parametri migliorati o stabilizzati, con
alcuni pazienti che hanno addirittura interrotto la respirazione
assistita o ridotto le ore di ventilazione.
“Si tratta di una ricerca interessante ed innovativa – spiega il
Professor Toscano, uno dei protagonisti di questo lavoro, poiché
rappresenta il più ampio studio ad oggi disponibile a livello
internazionale su pazienti trattati (ben 74 provenienti da 18 diversi
centri italiani). Per la prima volta sono stati valutati pazienti
giovani e adulti alcuni dei quali con ridotta deambulazione o costretti
alla sedia a rotelle.
Da alcuni anni la Malattia di Pompe è studiata attentamente nel nostro
Paese grazie ad un “consorzio italiano” di una ventina di centri sparsi
in tutta la penisola che, sotto il coordinamento del Professor
Antonio Toscano del Professor Corrado Angelini (Professore
Ordinario di Neurologia dell’Università di Padova e Direttore del centro
neuromuscolare) e della Professoressa Tiziana Mongini
(Responsabile GSU Malattie Neuromuscolari, Dipartimento di Neuroscienze,
A.O.U.S. Giovanni Battista di Torino) sta approfondendo vari aspetti
della patologia dal punto di vista clinico, diagnostico e terapeutico.
Grazie a questo ampio lavoro di “squadra”, tre anni fa sono state
redatte le linee guida per la diagnostica ed il trattamento della
malattia di Pompe, poi pubblicate nel 2008 su Neurology. Oggi il Gruppo
Italiano per la Glicogenosi firma questo nuovo importante studio
proseguendo nel suo lavoro per migliorare ulteriormente le condizioni
dei pazienti affetti da questa grave e rara malattia.
Focus su la malattia di Pompe
La malattia di Pompe, o glicogenosi di tipo II, è una patologia
neuromuscolare rara, cronica e debilitante, spesso mortale. Colpisce
circa 10.000 individui nel mondo – tra neonati, bambini e adulti – e
circa 300 persone statisticamente stimate in Italia.
La malattia di Pompe appartiene alla famiglia delle malattie rare da
accumulo lisosomiale ed è caratterizzata dal mancato smaltimento del
glicogeno, la riserva energetica dei muscoli. A causa del difetto di un
enzima, il glicogeno si accumula e danneggia il cuore, i muscoli di
gambe e braccia e quelli della respirazione. I bambini colpiti dalla
malattia sono caratterizzati principalmente da ipotonia muscolare e
ingrossamento del cuore. La morte in genere interviene entro il primo
anno di vita per insufficienza cardiaca. I malati che superano i due
anni sono invece costretti in carrozzina e, nei casi più gravi, devono
usare un supporto meccanico per respirare.
In base all’età d’esordio, si riconoscono tre forme di malattia di
Pompe:
-
la forma classica e
più grave che si manifesta subito dopo la nascita. I bambini affetti
da questa forma presentano un’ipotonia grave e progressiva (i
cosiddetti “floppy baby”, tipo “bambola di pezza”), cardiomiopatia
ipertrofica, cardiomegalia, insufficienza cardiorespiratoria e
ritardo nell’acquisizione o regressione delle tappe motorie. Questi
bambini, se non diagnosticati e trattati precocemente, raramente
sopravvivono oltre il primo anno di vita;
-
la forma non
classica, con esordio tra il primo e il secondo anno di vita, è una
forma caratterizzata da una prognosi variabile;
-
la forma a esordio
tardivo, che può manifestarsi a qualsiasi età dopo il primo anno di
vita, è caratterizzata da una progressione lenta e da esiti meno
sfavorevoli rispetto alla forma classica. Questa forma colpisce
prevalentemente i muscoli e risparmia generalmente il cuore. Il
graduale indebolimento muscolare e i problemi respiratori sono i
sintomi principali: i pazienti perdono la capacità di deambulare
autonomamente, mentre dal punto di vista respiratorio si realizza un
deterioramento progressivo della capacità ventilatoria che, se
cronica, necessita di ricorrere a una ventilazione assistita o alla
tracheotomia.
La glicogenosi di tipo II
si trasmette con modalità autosomica recessiva: questo significa che i
genitori sono portatori sani del difetto genetico (e spesso non sanno di
averlo), mentre ciascun figlio della coppia ha il 25 per cento di
probabilità di essere malato.
Grazie a Genzyme, azienda biotech del Gruppo Sanofi specializzata nel
trattamento delle malattie rare, dal 2006 è disponibile anche in Italia,
una terapia enzimatica sostitutiva con Myozyme™ (alglucosidasi alfa), la
prima e unica terapia attualmente approvata. La terapia enzimatica
sostitutiva prolunga in modo significativo la sopravvivenza del bambino
affetto dalla forma classica, riduce significativamente la
cardiomiopatia ed è dimostrato che risulta più efficace se somministrata
in uno stadio iniziale della malattia.
Nella malattia di Pompe ad esordio tardivo, la terapia enzimatica
sostitutiva si è dimostrata efficace nel rallentare la progressione
della malattia.