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Valeria Randone -
Psicosessuologa |
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La “crisi o sindrome del nido vuoto” è quella crisi che attraversa la
coppia, quando i figli crescono, vanno a vivere o studiare fuori casa o
si sposano.
I coniugi, che per tantissimo tempo, si sono percepiti quasi
esclusivamente come coniugi, attenzionando l’educazione, l’amorevole
cura e crescita dei figli, all’improvviso si trovano da soli con loro
stessi e con la loro coppia, con “dolorosi bilanci esistenziali”, pochi
progetti emozionali per il futuro ed una coppia dall’estraneo sapore.
Quante volte abbiamo sentito dire: "ma si separano, proprio adesso, con
i figli grandi, dopo una vita insieme?”
L’identità genitoriale, con connotazioni differenti da nord a sud, da
epoca storica ad epoca storica, ha assunto significati totalmente
differenti, risentendo in particolar modo della latitudine geografica,
ma occupando sempre un grande spazio mentale nell’immaginario degli
esseri umani.
Nell’immaginario comune infatti, la “non genitorialità”, rappresenta la
“non normalità”; la non paternità e la non maternità, denunciano, con
modalità latenti e silenti, l’assenza di femminilità e di potenza
maschile fecondante.
Spesso il ticchettio dell’orologio biologico, si interseca con desideri
inconsci sia maschili che femminili, dando vita a coppie non sempre
risolte sul piano psichico, ma formatesi non sulle reali necessità e
conoscenze reciproche, ma su elementi che hanno a che fare con il
“bisogno” e non con il “piacere” dell’altro.
Il quotidiano di oggi poi, con caratteristiche di urgenza e fretta,
lascia poco spazio e tempo ai partners, alla “comunicazione emozionale”,
che costantemente si trasforma in “comunicazione di servizio”; la coppia
infatti si ritrova a parlare di cose concrete e di cose da fare sia per
quanto riguarda loro stessi che i loro figli, come la spesa, le
bollette, il mutuo e, giorno dopo giorno, si ritroveranno cari ed
affettuosi abitanti della stessa casa, ma emozionalmente distanti e
sconosciuti.
Una coppia, è formata da più della semplice somma delle sue parti, da
due passati esperenziali ed emozionali, da due presenti abitati da
quotidiano, vita lavorativa, vita sessuale, immaginario, difficoltà,
paure e, da due “aspettative”, spesso differenti, di prospettive di vita
futura.
I figli, dopo i primi difficoltosi anni caratterizzati dal faticoso e
destabilizzante accudimento, tappe di crescita da raggiungere,
dentizione , svezzamento ed inserimento scolastico, rappresentano un
validissimo “collante per la coppia”, che mai metterebbe a repentaglio
la salute e stabilità della famiglia pur di tutelare la prole.
Quando i figli spiccano il volo dal nido domestico, è il momento storico
di bilanci emozionali e coniugali e, se la coppia non ha strutturato nel
tempo fondamenta solide e stabili, si troverà a vacillare alle
intemperie e seduzioni della vita.
Molte separazioni di oggi, hanno i capelli brizzolati e sembrano tardive
rispetto a quelle del passato, che non avvenivano se non correlate con
l’aspetto riproduttivo e di possibilità di un lungo percorso di vita a
due .
Manutenzionare ed attenzionare la coppia diventa un importantissimo
investimento al fine di creare salde e ferree fondamenta per le future
possibili mareggiate coniugali, come quella correlata alla sindrome del
nido vuoto.
Dottoressa Valeria Randone
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