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Genova Anno VIII - n°48 - 06.12.2011 Pagine Nazionali
Pillola: rischi, costi, benefici anche l’ultima arrivata ora va sotto esame
Elvira Naselli da Salute Repubblica del 24/01/2012 - redazione@clicmedicina.it
L'assunto da cui partire è che, per evitare una gravidanza, la contraccezione più sicura è quella ormonale. I preparati estro-progestinici (pillola, anello, cerotto), però, aumentano, seppure in misura inferiore ad una gravidanza, i rischi tromboembolici, nessuno escluso. Non fa eccezione neppure una delle pillole ultime arrivate, di quarta generazione, che ha come progestinico il drospirenone, molecola con un lieve effetto diuretico che dovrebbe aiutare a combattere la ritenzione idrica. Una pillola che ha avuto un enorme successo in tutto il mondo e che adesso sale sul banco degli imputati. È bene premettere che gli studi non sono a senso unico: nel 2008 la European Active Surveillance Study segnalò un aumento del rischio rispetto alle pillole di precedente generazione. Studi successivi, però, non confermarono differenze statisticamente significative.
Il consiglio – secondo la Fda – non è di sospendere la pillola, ma di parlarne con il medico. A cominciare dalla prescrizione. «Occorre un’anamnesi molto accurata - premette Chiara Benedetto, direttore della struttura complessa universitaria di Ginecologia e Ostetricia al Sant’Anna di Torino – per accertare se la donna ha in famiglia casi di embolia polmonare o altri eventi trombotici, ictus, anomalie genetiche che aumentano il rischio trombotico o iperlipidemie familiari o ancora se fuma, ha pressione alta, diabete, una storia di emicrania con aura o è in soprappeso. Solo a quel punto il medico è in grado di valutare la prescrizione. E se ci sono eventi tromboembolici in famiglia o precedenti eventi personali le linee guida della società italiana trombosi ed emostasi specificano che bisogna prescrivere lo screening trombofilico».
«Prescrivo sempre la ricerca delle mutazioni trombofiliche –
precisa – perché è l’unico test davvero predittivo del rischio e
dunque il solo esame che ha senso richiedere. Le mutazioni sono cinque
diverse, ma ognuna riguarda tra il 5 e il 7 per cento della popolazione,
come quella di Leyden, dunque una percentuale non insignificante. Direi
che non si può proporre come screening di massa, per una questione di
costi. Dal canto mio continuerò a prescri- vere la pillola con il
drospirenone, perché non vedo alternative e perché l’aumento del rischio
è molto basso. Comunque dopo il test». E poi c’è la questio - ne del
dosaggio. «Gli studi presi in esame dalla Fda – precisa la
professoressa Benedetto – si riferiscono al preparato con 30 mcg
di drospirenone. Da noi si utilizzano anche pillole con un dosaggio di
20 mcg, che potrebbero non presentare lo stesso rischio.
Elvira Naselli
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