Genova Anno VIII - n°48 - 06.12.2011 Pagine Nazionali

del 02/02/2012
Pillola: rischi, costi, benefici anche l’ultima arrivata ora va sotto esame

Elvira Naselli da Salute Repubblica del 24/01/2012 - redazione@clicmedicina.it

Elvira Naselli

L'assunto da cui partire è che, per evitare una gravidanza, la contraccezione più sicura è quella ormonale. I preparati estro-progestinici (pillola, anello, cerotto), però, aumentano, seppure in misura inferiore ad una gravidanza, i rischi tromboembolici, nessuno escluso. Non fa eccezione neppure una delle pillole ultime arrivate, di quarta generazione, che ha come progestinico il drospirenone, molecola con un lieve effetto diuretico che dovrebbe aiutare a combattere la ritenzione idrica. Una pillola che ha avuto un enorme successo in tutto il mondo e che adesso sale sul banco degli imputati. È bene premettere che gli studi non sono a senso unico: nel 2008 la European Active Surveillance Study segnalò un aumento del rischio rispetto alle pillole di precedente generazione. Studi successivi, però, non confermarono differenze statisticamente significative.


A fine 2011, infine, il British Medical Journal ha pubblicato due lavori che indicano invece un aumento del rischio trombotico, tanto che la Fda americana, paese in cui il preparato al drospirenone è usatissimo, non ha ancora emesso una “sentenza” ma ha già indicato un aumento del rischio trombotico che va da 6 donne su diecimila tra le utilizzatrici delle pillole precedenti (con levonorgestrel o altri progestinici) a 10 su diecimila per quella con drospirenone, soprattutto per le meno giovani o le obese. Numeri non elevatissimi, ma tutt’altro che insignificanti, se si tiene conto che nel mondo utilizzano la pillola circa cento milioni di donne e che molte si sono convertite alla nuova anche per la sua efficacia nel trattare la sindrome premestruale e l’acne.

Il consiglio – secondo la Fda – non è di sospendere la pillola, ma di parlarne con il medico. A cominciare dalla prescrizione.

«Occorre un’anamnesi molto accurata - premette Chiara Benedetto, direttore della struttura complessa universitaria di Ginecologia e Ostetricia al Sant’Anna di Torino – per accertare se la donna ha in famiglia casi di embolia polmonare o altri eventi trombotici, ictus, anomalie genetiche che aumentano il rischio trombotico o iperlipidemie familiari o ancora se fuma, ha pressione alta, diabete, una storia di emicrania con aura o è in soprappeso. Solo a quel punto il medico è in grado di valutare la prescrizione. E se ci sono eventi tromboembolici in famiglia o precedenti eventi personali le linee guida della società italiana trombosi ed emostasi specificano che bisogna prescrivere lo screening trombofilico».


Anna Maria Fulghesu, responsabile dell’ambulatorio di Ginecologia dell’infanzia ed adolescenza dell’università di Cagliari, lo screening lo prescrive, soprattutto alle adolescenti. Anche perché in Sardegna - da sempre – il bacino di utilizzatrici è quasi doppio rispetto alla media nazionale.

«Prescrivo sempre la ricerca delle mutazioni trombofiliche – precisa – perché è l’unico test davvero predittivo del rischio e dunque il solo esame che ha senso richiedere. Le mutazioni sono cinque diverse, ma ognuna riguarda tra il 5 e il 7 per cento della popolazione, come quella di Leyden, dunque una percentuale non insignificante. Direi che non si può proporre come screening di massa, per una questione di costi. Dal canto mio continuerò a prescri- vere la pillola con il drospirenone, perché non vedo alternative e perché l’aumento del rischio è molto basso. Comunque dopo il test». E poi c’è la questio - ne del dosaggio. «Gli studi presi in esame dalla Fda – precisa la professoressa Benedetto si riferiscono al preparato con 30 mcg di drospirenone. Da noi si utilizzano anche pillole con un dosaggio di 20 mcg, che potrebbero non presentare lo stesso rischio.
In ogni caso abbiamo a disposizione un tale ventaglio di sistemi contraccettivi ormonali che bisogna solo scegliere il più adatto in base alle esigenze della donna. E consiglio di non sospendere la pillola per paura, anche perché gli eventuali eventi avversi avvengono in genere entro il primo anno di assunzione, e dopo i primi sei mesi di utilizzo è consigliabile un controllo dal ginecologo. Insomma, anche i contraccettivi ormonali vanno cuciti su misura di chi li richiede». 

 

Elvira Naselli

 

 

 






 
 
 
 

  



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