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Stefania Bortolotti |
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Macchie. Visione appannata. Quasi cecità. Acciacchi considerati
invalidanti.
Oggi sono sempre di più le persone che vogliono vivere bene gli anni
d’argento.
E la ricerca le aiuta così: con un test che salva la vista.
Il “pianeta occhio”, dei cinque sensi, senz’altro è il più sofisticato.
Consente, sin dai primi mesi di vita, di avere la percezione del mondo,
di scoprire le forme e quindi di vedere. Eppure la vista non sempre è un
meccanismo così perfetto come potrebbe sembrare: per vizi congeniti,
genetici o che si sviluppano negli anni, l’occhio può infatti andare
incontro a difetti che non consentono sempre una visione perfetta.
Soprattutto dopo gli “anta”, alcune attività diventano quasi
impossibili.
Guidare l’auto, giocare a carte, riconoscere la gente per strada,
viaggiare, andare al cinema, leggere i libri che non si è avuto tempo di
godere quando si era troppo impegnati nel lavoro. Sono tutte cose che
gli anziani vogliono fare. Anche dopo i settanta e gli ottant’anni. Gli
occhi però hanno un modo di invecchiare che rende irrealistiche queste
aspirazioni. Non si tratta solo della perdita di acutezza visiva, a cui
le persone di mezza età cercano di rimediare con le lenti
d’ingrandimento, maanche di malattie che menomano la vista come
glaucoma, cataratta, degenerazione maculare senile, retinopatia
diabetica e altre che affliggono milioni di persone dopo i
cinquant’anni. L’incidenza di questi disturbi potenzialmente invalidanti
sta crescendo di pari passo con l’aumentare del numero degli anziani.
Uno dei più diffusi è la Degenerazione Maculare Senile (DMS), una
patologia che specie nella fase iniziale e quando è interessato un solo
occhio può anche non dare sintomi. E quando poi diventano evidenti,
spesso il danno è già fatto. Ecco perché gli sforzi dell’oftalmologia
mirano al riconoscimento tempestivo delle lesioni retiniti iniziali, in
modo da poter iniziare subito la terapia. La DMS è una malattia per il
momento irreversibile che peggiora gradualmente e che priva il paziente
della visione centrale necessaria per guidare, leggere, guardare la
televisione, riconoscere i volti, giocare a carte o svolgere un
qualsiasi lavoro. Solo in Italia ne soffrono due milioni e mezzo di
persone. “Può manifestarsi in forma secca o umida”, spiega il Dottor
Matteo Piovella, Specialista in Oftalmologia e Presidente SOI (Società
Italiana di Oftalmologia), “nel primo caso produce un’atrofia della
retina: non esistono terapie farmacologiche, ma il decorso è lento e non
porta alla cecità. Nelle forme umide, invece, nella retina si formano
nuovi vasi anomali, che lasciano fuoriuscire liquido o sangue
“inzuppando” la retina che invece dovrebbe rimanere asciutta. Il decorso
è più rapido e grave, anche se si può tentare di fermarlo”.
Gli studi epidemiologici condotti principalmente nel Nord Europa, in
Australia e negli Stati Uniti concordano nel definire la DMS la prima
causa di cecità legale sopra i sessantanni. Le cause della malattia non
sono ancora ben note, ma si stima che per il 30% di esse dipendano da
stili di vita scorretti come l’abitudine al fumo di sigaretta (che ne
aumenta tre volte il rischio) o l’esposizione alle radiazioni solari.
Anche l’ipertensione arteriosa è considerata pericolosa; il rischio di
sviluppare la DMS, inoltre, aumenta di circa 4 volte per valori elevati
di colesterolemia.
“Anche i fattori nutrizionali giocano un ruolo fondamentale” –
afferma il Dottor Alfredo Pece, primario della Divisione di
Oculistica dell’Ospedale di Melegnano e Presidente della Fondazione
Retina3000 di Milano – che aggiunge “La luteina e la zeaxantina, per
esempio, sono contenuti nel pigmento maculare e una loro carenza è
associata ad un aumento di DMS”.
Al contrario una dieta a base di pesce e ricca dell’assunzione di acidi
grassi omega-3 ha un effetto protettivo riducendo il rischio di DMS.
Circa il 70% delle cause è da far risalire a fattori genetici che
comportano una ridotta difesa delle cellule retiniti verso i fenomeni
ossidativi cui siamo esposti sin dalla nascita. “Si stima che circa il
10% dei pazienti di età compresa tra i 66 e i 74 anni abbiano gli
aspetti clinici ed angiografici tipici della DMS e che la prevalenza
aumenti fino al 38% nei pazienti di età compresa tra i 70 e gli 84
anni”, puntualizza il Dottor Pece. Fortunatamente le ricerche stanno
compiendo progressi. E oggi, finalmente, è possibile scoprire in tempo
la predisposizione genetica e attuare subito strategie preventive contro
la Degenerazione Maculare Senile, la più frequente causa di perdita
della vista dopo i cinquantenni nei Paesi occidentali. Come? Con un
esame è possibile conoscere il proprio rischio genetico e adottare così
efficaci interventi di prevenzione.
Il “test diagnostico” predittivo AMDgenetictest6, consente, con un
semplice prelievo di DNA - ottenuto strisciando uno spazzolino sulla
mucosa buccale - di sapere qual è il rischio genetico di sviluppare una
degenerazione maculare in soggetti sani e nei consanguinei dei soggetti
ammalati. Il prelievo è semplice, non invasivo e di facile esecuzione
ambulatoriale. Per farlo basta rivolgersi al proprio oculista o nei
centri di riferimento per le malattie della retina. I risultati arrivano
entro due settimane e i costi oscillano tra i 250 e i 300 Euro (cifra in
linea con i tariffari degli altri test genetici). Sapere il prima
possibile che si ha una predisposizione genetica alla malattia mette le
persone a rischio in condizione di fare una vera prevenzione.
Un esempio?
Il medico può fare un più stretto monitoraggio del soggetto a rischio,
eventualmente somministrando degli antiossidanti. Ma non è tutto.
L’importanza di AMDgenetictest6 è da considerare anche relativamente
agli alti costi della Degenerazione Maculare: l’inabilità al lavoro, la
necessità di assistenza, il bisogno di cure e di trattamenti specifici
spesso molto onerosi, sono solo alcuni aspetti che con una tempestiva
prevenzione potrebbero essere drasticamente ridimensionati.
Stefania Bortolotti