Genova Anno VIII - n°48 - 06.12.2011 Pagine Nazionali

del 19/01/2012
Migliore performance sessuale con un antibiotico. Rischio fertilità se si usa troppo il telefonino

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Entro la fine dell’anno sono attesi i risultati dello studio clinico di Fase IIb sull’acido clavulanico (inibitore enzimatico delle beta lactamasi, noto antibiotico) a conferma (o smentita) del suo possibile utilizzo quale terapia in grado di aumentare la performance sessuale nel maschio. I risultati positivi emersi dal precedente studio clinico di Fase IIa hanno infatti aperto ad una possibilità di trattamento per tutti quegli uomini con Disfunzione Erettile (circa il 30%) che, per controindicazioni legate a rischio cardiovascolare quale l’infarto, non possono assumere gli Inibitori delle Fosfodiesterasi 5 (PDE-5), gli standard terapeutici orali oggi disponibili.

"Questo perché, a differenza dei farmaci disponibili che intervengono esclusivamente sulla funzione erettile, l’acido clavulanico agisce sul Sistema Nervoso Centrale, intervenendo sull’azione di serotonina e dopamina, le molecole che svolgono un ruolo chiave in tutte le 3 fasi della funzione sessuale, eccitazione, erezione e rilascio. Si tratta della prima possibile soluzione in grado di agire con questa modalità - spiega il Prof. Furio Pirozzi Farina, Presidente della Società Italiana di Andrologia – Il meccanismo di azione dell’acido clavulanico, oltre a mostrare effetti positivi sul maschio con DE di origine psicogena, apre nuove speranze per il trattamento delle disfunzioni legate ai problemi di eccitazione, ad esempio l’eiaculazione precoce, e anche nel trattamento delle disfunzioni sessuali femminili.”

Dopo la pubblicazione[i] nel 2009 di uno studio preclinico sui ratti realizzato dall’Università di Utrech (Paesi Bassi) dal quale emergeva un aumento dell’attività sessuale a seguito della somministrazione del farmaco, la sperimentazione è proseguita sull’uomo con uno studio clinico di Fase IIa in doppio cieco, randomizzato, con controllo verso placebo, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia preliminare in 39 maschi tra i 18 ed i 65 anni con DE. Il miglioramento della funzione erettile è stato misurato attraverso punteggio dell’International Index of Erectile Function (IIEF) in un periodo di 8 settimane, evidenziando anche miglioramento della qualità della vita. L’acido clavulanico si è dimostrato sicuro e ben tollerato, senza significativi eventi avversi. Lo studio di Fase IIb (in corso) è in doppio cieco, randomizzato, con controllo placebo, su 225 uomini con DE, di età compresa tra i 18 ed i 65 anni. La valutazione include, quali endpoint, il Sexual Encounter Profile (SEP), questionario di valutazione della funzione sessuale, la IIEF e la valutazione della qualità della vita.

“Disfunzione erettile e performance sessuale sono i temi su cui, anche grazie ad una serie di iniziative di sensibilizzazione a carattere nazionale e locale, si è squarciato il velo dell’imbarazzo – sottolinea Pirozzi FarinaPoco si sa, ad esempio, di infertilità e fattori di rischio, e molti sono i luoghi comuni e le falsità che ruotano intorno alla salute sessuale maschile. Molto è stato fatto negli ultimi anni, ma altrettanto deve ancora essere fatto per far sì che la cultura andrologica ed il prendersi cura della propria sessualità attecchiscano tra gli uomini italiani.”

Da diversi anni si dibatte sui rischi per la salute derivanti dall’esposizione alle onde elettromagnetiche, in particolare a quelle emesse dai telefoni cellulari, sempre più alla portata di adulti e adolescenti soprattutto nei paesi occidentali.

Uno dei temi di particolare interesse è legato all’influenza sulla qualità dello sperma e quindi alla compromissione della capacità riproduttiva. Uno studio recentemente condotto da esperti dell’Università di Catania e pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Andrology analizza diverse ricerche realizzate su animali ed esseri umani per osservare gli effetti sulla capacità riproduttiva che possono essere determinati dall’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche dei telefoni cellulari.

“La comunità scientifica continua a riflettere sulle conseguenze negative delle onde elettromagnetiche, soprattutto alla luce della sempre maggiore diffusione dell’utilizzo dei telefoni cellulari nelle popolazioni occidentali e alla contemporanea riduzione della fertilità – spiega Pirozzi Farina Nella nostra penisola, dagli anni ‘70 ad oggi, i maschi hanno visto diminuire il numero di spermatozoi: in un millilitro di sperma si è passati da 71 milioni a 60 milioni. E se trent'anni fa uno spermatozoo su due era mobile, ora lo è appena il 30%. Un problema fertilità dunque esiste, ma è importante fare chiarezza su quelli che possono essere considerati elementi e sostanze realmente pericolose per la salute generale e sessuale, così da non creare inutili allarmismi.”

I danni causati dalle radiazioni dei cellulari, attraverso ipertermia e stress ossidativo, vengono principalmente localizzati nelle cellule di Leydig, nei tubuli seminifere e negli spermatozoi. L’esposizione riduce in particolare la biosintesi del testosterone, compromette la spermatogenesi e danneggia il DNA dello sperma.

“La prima raccomandazione da fare è di evitare di tenere il cellulare nella tasca dei pantaloni – aggiunge Pirozzi Farina - Lo stesso accorgimento deve essere preso con altri apparecchi, quando ad esempio si utilizza il computer portatile poggiandolo sulle gambe. Altrettanto importante è contenerne l’utilizzo. Alcuni studi, infatti, evidenziano come il grado di danneggiamento dello sperma sia direttamente collegato al tempo di esposizione alle radiazioni elettromagnetiche. Entrambe queste cattive abitudini possono determinare ipertermia e stress ossidativo.”

Le conseguenze sono riscontrabili sia nella mobilità che nella morfologia degli spermatozoi. L’incremento dello stress ossidativo, inoltre, danneggia la membrana lipidica e il DNA degli spermatozoi.

“Si tratta di alterazioni che sembrano essere direttamente connesse all’utilizzo prolungato del telefono cellulare. Ad oggi, però, non esistono studi così approfonditi da decretare l’interferenza negativa sulla funzione riproduttiva. Esistono, invece, evidenze su altri fattori di rischio per la riproduzione, quali ad esempio l’inquinamento ambientale. Piombo, ossido di carbonio e polveri sottili si accumulano nei testicoli con effetti sul liquido seminale. Lo provano studi condotti su chi è molto esposto, come i vigili urbani o i casellanti” - conclude Pirozzi Farina.

Diversi studi, inoltre, mostrano come negli uomini che vivono nei grandi centri urbani, in aree inquinate da rifiuti industriali o zone agricole dove si fa uso di pesticidi, gli spermatozoi sono meno mobili del 20% rispetto a quelli di chi abita nelle piccole città.

Per favorire una maggiore informazione in campo andrologico e diffondere una cultura preventiva, la Società Italiana di Andrologia, da sempre impegnata sul fronte della divulgazione e della prevenzione, oltre alla Settimana della Prevenzione Andrologica, iniziativa giunta nel 2011 all’11° edizione, distribuisce gratuitamente in tutte le farmacie italiane a partire da novembre il magazine “Io Uomo”, la prima testata dedicata all’informazione, educazione e prevenzione andrologica.

Nella rivista, grazie alla collaborazione con i più importanti specialisti andrologi italiani, il lettore potrà trovare informazioni utili e sempre attuali sui più importanti temi relativi alla sfera sessuale e riproduttiva in tutte le età della vita, dal bambino all’anziano, quali disturbi dell’eiaculazione e dell’orgasmo, problemi di erezione, malattie sessualmente trasmissibili ed infezioni sessuali, infertilità.

 

 

 






 
 
 
 

  



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