Entro la fine dell’anno sono attesi i risultati dello studio clinico di
Fase IIb sull’acido clavulanico (inibitore enzimatico delle beta
lactamasi, noto antibiotico) a conferma (o smentita) del suo possibile
utilizzo quale terapia in grado di aumentare la performance sessuale nel
maschio. I risultati positivi emersi dal precedente studio clinico di
Fase IIa hanno infatti aperto ad una possibilità di trattamento per
tutti quegli uomini con Disfunzione Erettile (circa il 30%) che, per
controindicazioni legate a rischio cardiovascolare quale l’infarto, non
possono assumere gli Inibitori delle Fosfodiesterasi 5 (PDE-5), gli
standard terapeutici orali oggi disponibili.
"Questo perché, a differenza dei farmaci disponibili che intervengono
esclusivamente sulla funzione erettile, l’acido clavulanico agisce sul
Sistema Nervoso Centrale, intervenendo sull’azione di serotonina e
dopamina, le molecole che svolgono un ruolo chiave in tutte le 3 fasi
della funzione sessuale, eccitazione, erezione e rilascio. Si tratta
della prima possibile soluzione in grado di agire con questa modalità
- spiega il Prof. Furio Pirozzi Farina, Presidente della Società
Italiana di Andrologia – Il meccanismo di azione dell’acido
clavulanico, oltre a mostrare effetti positivi sul maschio con DE di
origine psicogena, apre nuove speranze per il trattamento delle
disfunzioni legate ai problemi di eccitazione, ad esempio l’eiaculazione
precoce, e anche nel trattamento delle disfunzioni sessuali femminili.”
Dopo la pubblicazione[i] nel 2009 di uno studio preclinico sui ratti
realizzato dall’Università di Utrech (Paesi Bassi) dal quale emergeva un
aumento dell’attività sessuale a seguito della somministrazione del
farmaco, la sperimentazione è proseguita sull’uomo con uno studio
clinico di Fase IIa in doppio cieco, randomizzato, con controllo verso
placebo, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia preliminare in 39
maschi tra i 18 ed i 65 anni con DE. Il miglioramento della funzione
erettile è stato misurato attraverso punteggio dell’International Index
of Erectile Function (IIEF) in un periodo di 8 settimane, evidenziando
anche miglioramento della qualità della vita. L’acido clavulanico si è
dimostrato sicuro e ben tollerato, senza significativi eventi avversi.
Lo studio di Fase IIb (in corso) è in doppio cieco, randomizzato, con
controllo placebo, su 225 uomini con DE, di età compresa tra i 18 ed i
65 anni. La valutazione include, quali endpoint, il Sexual Encounter
Profile (SEP), questionario di valutazione della funzione sessuale, la
IIEF e la valutazione della qualità della vita.
“Disfunzione erettile e performance sessuale sono i temi su cui,
anche grazie ad una serie di iniziative di sensibilizzazione a carattere
nazionale e locale, si è squarciato il velo dell’imbarazzo –
sottolinea Pirozzi Farina – Poco si sa, ad esempio, di
infertilità e fattori di rischio, e molti sono i luoghi comuni e le
falsità che ruotano intorno alla salute sessuale maschile. Molto è stato
fatto negli ultimi anni, ma altrettanto deve ancora essere fatto per far
sì che la cultura andrologica ed il prendersi cura della propria
sessualità attecchiscano tra gli uomini italiani.”
Da diversi anni si dibatte sui rischi per la salute derivanti
dall’esposizione alle onde elettromagnetiche, in particolare a quelle
emesse dai telefoni cellulari, sempre più alla portata di adulti e
adolescenti soprattutto nei paesi occidentali.
Uno dei temi di particolare interesse è legato all’influenza sulla
qualità dello sperma e quindi alla compromissione della capacità
riproduttiva. Uno studio recentemente condotto da esperti
dell’Università di Catania e pubblicato sulla rivista internazionale
Journal of Andrology analizza diverse ricerche realizzate su animali ed
esseri umani per osservare gli effetti sulla capacità riproduttiva che
possono essere determinati dall’esposizione alle radiazioni
elettromagnetiche dei telefoni cellulari.
“La comunità scientifica continua a riflettere sulle conseguenze
negative delle onde elettromagnetiche, soprattutto alla luce della
sempre maggiore diffusione dell’utilizzo dei telefoni cellulari nelle
popolazioni occidentali e alla contemporanea riduzione della fertilità
– spiega Pirozzi Farina – Nella nostra penisola, dagli
anni ‘70 ad oggi, i maschi hanno visto diminuire il numero di
spermatozoi: in un millilitro di sperma si è passati da 71 milioni a 60
milioni. E se trent'anni fa uno spermatozoo su due era mobile, ora lo è
appena il 30%. Un problema fertilità dunque esiste, ma è importante fare
chiarezza su quelli che possono essere considerati elementi e sostanze
realmente pericolose per la salute generale e sessuale, così da non
creare inutili allarmismi.”
I danni causati dalle radiazioni dei cellulari, attraverso ipertermia e
stress ossidativo, vengono principalmente localizzati nelle cellule di
Leydig, nei tubuli seminifere e negli spermatozoi. L’esposizione riduce
in particolare la biosintesi del testosterone, compromette la
spermatogenesi e danneggia il DNA dello sperma.
“La prima raccomandazione da fare è di evitare di tenere il cellulare
nella tasca dei pantaloni – aggiunge Pirozzi Farina - Lo
stesso accorgimento deve essere preso con altri apparecchi, quando ad
esempio si utilizza il computer portatile poggiandolo sulle gambe.
Altrettanto importante è contenerne l’utilizzo. Alcuni studi, infatti,
evidenziano come il grado di danneggiamento dello sperma sia
direttamente collegato al tempo di esposizione alle radiazioni
elettromagnetiche. Entrambe queste cattive abitudini possono determinare
ipertermia e stress ossidativo.”
Le conseguenze sono riscontrabili sia nella mobilità che nella
morfologia degli spermatozoi. L’incremento dello stress ossidativo,
inoltre, danneggia la membrana lipidica e il DNA degli spermatozoi.
“Si tratta di alterazioni che sembrano essere direttamente connesse
all’utilizzo prolungato del telefono cellulare. Ad oggi, però, non
esistono studi così approfonditi da decretare l’interferenza negativa
sulla funzione riproduttiva. Esistono, invece, evidenze su altri fattori
di rischio per la riproduzione, quali ad esempio l’inquinamento
ambientale. Piombo, ossido di carbonio e polveri sottili si accumulano
nei testicoli con effetti sul liquido seminale. Lo provano studi
condotti su chi è molto esposto, come i vigili urbani o i casellanti”
- conclude Pirozzi Farina.
Diversi studi, inoltre, mostrano come negli uomini che vivono nei grandi
centri urbani, in aree inquinate da rifiuti industriali o zone agricole
dove si fa uso di pesticidi, gli spermatozoi sono meno mobili del 20%
rispetto a quelli di chi abita nelle piccole città.
Per favorire una maggiore informazione in campo andrologico e diffondere
una cultura preventiva, la Società Italiana di Andrologia, da sempre
impegnata sul fronte della divulgazione e della prevenzione, oltre alla
Settimana della Prevenzione Andrologica, iniziativa giunta nel 2011
all’11° edizione, distribuisce gratuitamente in tutte le farmacie
italiane a partire da novembre il magazine “Io Uomo”, la prima testata
dedicata all’informazione, educazione e prevenzione andrologica.
Nella rivista, grazie alla collaborazione con i più importanti
specialisti andrologi italiani, il lettore potrà trovare informazioni
utili e sempre attuali sui più importanti temi relativi alla sfera
sessuale e riproduttiva in tutte le età della vita, dal bambino
all’anziano, quali disturbi dell’eiaculazione e dell’orgasmo, problemi
di erezione, malattie sessualmente trasmissibili ed infezioni sessuali,
infertilità.