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Stefania Bortolotti |
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Colpiscono circa 200.000 italiani, in particolare giovani tra i 20 e i
35 anni, e sempre più spesso anche bambini e adolescenti. Sono poco
conosciute dall’opinione pubblica e difficilmente diagnosticabili al di
fuori dei Centri specializzati a causa della scarsa specificità dei
sintomi, comuni ad altre condizioni patologiche.
Ora, per la prima volta, un libro in forma di interviste racconta la
difficile condizione esistenziale di coloro che sono costretti a
convivere, fin da giovani, con le Malattie Infiammatorie Croniche
Intestinali (MICI).
Il fuoco dentro, curato da Daniela Minerva per i tipi di Springer Verlag
e realizzato con il supporto di MSD Italia, nasce da un confronto tra
Silvio Danese, esperto di MICI riconosciuto a livello
internazionale, Responsabile del Centro per la Ricerca e la Cura delle
MICI presso l'IRCCS Istituto Humanitas di Rozzano, e Marco Greco,
paziente affetto da Malattia di Crohn e Presidente della EFCCA -
European Federation of Crohn's and Ulcerative Colitis Associations.
La Malattia di Crohn e la Colite Ulcerosa, le due principali forme
cliniche delle MICI, sono patologie a carattere autoimmune, causate cioè
da un errore del sistema immunitario, che si scatena contro se stesso
determinando infiammazione della mucosa intestinale.
Possono condizionare in modo drammatico la vita dei pazienti a causa di
sintomi ciclici e particolarmente invalidanti come diarrea – anche di
tipo emorragico – dolori addominali, vomito, e complicanze severe che
richiedono il ricovero in ospedale. In Europa ne soffrono circa 2,2
milioni di persone. In Italia si registrano ogni anno dalle 3.000 alle
5.600 nuove diagnosi di Colite Ulcerosa e dalle 1.350 alle 2.000 di
Malattia di Crohn.
In passato le MICI imponevano pesantissime limitazioni ai pazienti, per
il loro carattere progressivo e anche per gli effetti collaterali delle
terapie in uso, steroidi e immunosoppressori. Ma da alcuni anni lo
scenario è cambiato: con la diagnosi tempestiva e le nuove terapie
biologiche, in grado di intervenire sulla progressione della malattia, è
possibile assicurare a moltissimi pazienti una migliore Qualità di Vita.
Capostipite delle terapie biologiche è infliximab, un anticorpo
monoclonale che negli studi clinici ha assicurato la guarigione della
mucosa e la remissione libera da steroidi nel 70% dei casi di Malattia
di Crohn e nel 60% di Colite Ulcerosa. Proprio in questi giorni
inflixmab ha ricevuto il parere positivo del Comitato Europeo per i
Prodotti Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell'EMA per il trattamento
della Colite Ulcerosa in fase attiva e di grado severo in pazienti
pediatrici (6-17 anni) con risposta inadeguata alle terapie
convenzionali.
«Negli ultimi anni le MICI hanno anticipato la loro comparsa e stanno
esplodendo anche in età pediatrica con un'incidenza sempre più elevata»
– afferma Silvio Danese – «fortunatamente, a fronte di questo
aumento oggi disponiamo delle terapie biologiche, come infliximab, che
ci permettono di intervenire sulla progressione di queste malattie,
evitando così l’accumulo di danni all’intestino e riducendo la necessità
di ospedalizzazioni e interventi chirurgici. La strategia terapeutica
con l'avvento dei biologici è passata dal cosiddetto “approccio a
gradini” allo “step-up accelerato” che prevede una diagnosi precoce e
l'utilizzo anticipato di questi farmaci in grado di cambiare la storia
naturale della malattia. Il recente parere positivo del CHMP dell’EMA
all'utilizzo di infliximab nella Colite Ulcerosa severa nei pazienti
pediatrici è un ulteriore e importante tassello verso questo nuovo
approccio terapeutico finalizzato a fermare il decorso “biologico” delle
MICI e non a limitarsi a curarne solo i sintomi».
Quindi, anticipare l’uso dei farmaci biologici significa bloccare il
prima possibile la progressione di queste malattie: ogni giorno
trascorso senza combatterle efficacemente comporta una nuova lesione,
una nuova complicazione, un nuovo danno.
Il ritardo diagnostico è un’esperienza comune a molti dei pazienti
affetti da MICI.
«Ho cominciato a soffrire dei sintomi della Malattia di Crohn a 16
anni» – afferma Marco Greco – «ma solo a 19 ho ricevuto la
diagnosi. Questo ritardo, che ha comportato tre anni con un basso
livello di Qualità di Vita, ha acuito una serie di problemi medici e ha
rappresentato una delle molle che mi hanno spinto a impegnarmi per
promuovere sempre più la consapevolezza su queste malattie e anticipare
così il momento della diagnosi».
Ancora incerte le cause delle MICI: come per altre patologie a carattere
autoimmune, tra le diverse ipotesi patogenetiche è stata avanzata anche
la cosidetta “teoria dell'igiene”. «Il nostro sistema immunitario,
per via di pratiche igieniche eccessive, non essendo più costretto a
cimentarsi con le infezioni cui è stato esposto per millenni, si
rivolgerebbe verso tessuti o organi propri» – afferma Domenico
Mavilio, Responsabile del Laboratorio di Immunologia Clinica e
Sperimentale, IRCCS Istituto Humanitas di Rozzano, Milano – «nelle
MICI, il sistema immunitario produce cloni di cellule auto-reattive e
auto-anticorpi che reagiscono sia contro strutture epiteliali
intestinali sia contro altre strutture cellulari ed organi del suo
stesso organismo».
La terapia biologica a base di infliximab ha profondamente modificato
anche l'approccio chirurgico.
«Oggi l'intervento non è più considerato come una sorta di extrema
ratio» – sottolinea Antonino Spinelli, Aiuto Chirurgia
Generale III, Dipartimento di Gastroenterologia, Istituto Clinico
Humanitas di Rozzano – «l’orientamento è quello di procedere con la
chirurgia per rimuovere le complicanze, quali stenosi o fistole, per poi
iniziare eventualmente la terapia con infliximab in pazienti ad alto
rischio di recidiva. È una nuova strategia estremamente promettente, sia
perché i risultati chirurgici sono migliori, sia perché l’intervento in
sé è meno complicato e in pochi giorni il paziente è in grado di tornare
a casa».
Ma il vissuto delle persone affette da MICI è reso difficile anche dai
risvolti psicologici: rabbia e scontento, ma anche ansia, depressione,
derivanti dalla condizione cronica della malattia, timore del giudizio
sociale, conflitto con la propria immagine corporea.
«Le problematiche legate alla gestione dell'ansia e del controllo»
– rileva Elena Vegni, Professore associato di Psicologia Clinica
presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano –
«sono particolarmente invalidanti per il paziente, in quanto comportano
una riduzione della sua libertà. Pesa il timore del giudizio sociale: le
MICI, oltre a essere poco conosciute dall’opinione pubblica, colpiscono
dimensioni intime della persona, per cui non sono facilmente
comunicabili».
A sostegno delle persone affette da Malattie Infiammatorie Croniche
dell'Intestino opera A.M.I.C.I. Italia Onlus - Associazione Malattie
Infiammatorie Croniche dell’Intestino. «A.M.I.C.I. è nata
dall’esigenza di riunire pazienti e parenti di pazienti affetti da MICI
per superare il senso di isolamento» afferma Davide Resnati,
Membro del Consiglio Nazionale A.M.I.C.I. «Oggi siamo impegnati a
portare all'attenzione dell'opinione pubblica e dei decisori politici i
problemi, le istanze e i diritti dei pazienti, sottolineando in
particolare l’importanza di una diagnosi il più possibile precoce per
limitare l’evoluzione della malattia verso stadi di gravità che
implicano per il paziente un peso quotidiano spesso insostenibile, e per
il Servizio Sanitario Nazionale un sensibile aumento dei costi di
gestione».
Il libro Il fuoco dentro, edito da Springer Verlag e realizzato con il
supporto di MSD Italia, è disponibile nelle principali librerie e nei
più importanti circuiti librari online.
Stefania Bortolotti