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Dott. Alberto Gobbii |
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C’è anche Alberto Gobbi - presidente della O.A.S.I. (Orthopaedic
Arthroscopic Surgery International) Bioresearch Foundation Gobbi ONLUS,
centro internazionale di studio delle cartilagini, dell’invecchiamento
articolare e delle lesioni da sport con sede a Milano – tra il pool di
esperti che hanno contribuito alla stesura di un numero speciale della
prestigiosa rivista Cartilage. Lo speciale, interamente dedicato alle
lesioni ai legamenti, menischi e alle cartilagini articolari nei
calciatori, sarà pubblicato a gennaio ed è il frutto della
collaborazione tra la FIFA e ICRS per dare a giocatori, allenatori,
medici e ricercatori una panoramica delle più attuali conoscenze nel
campo delle lesioni alla cartilagine articolare, tra le più diffuse e
invalidanti patologie in uno sport praticato da oltre 300 milioni di
persone nel mondo.
Si tratta di 11 articoli, già pubblicati online l’11 novembre 2011,
sulla prevenzione e il trattamento dei danni cartilaginei, tra cui
quello firmato da Alberto Gobbi, dedicato alle nuove tecniche per
evitare danni alle superfici articolari e per ricrearle sfruttando il
plasma ricco di piastrine, le cellule staminali mesenchimali e i campi
elettromagnetici pulsati.
“I danni alla cartilagine nei calciatori sono stati a lungo
considerati un problema di difficile soluzione. Negli ultimi 20 anni,
grazie alle recenti scoperte scientifiche, stiamo iniziando ad offrire
agli atleti soluzioni molto valide per limitare i danni e le disabilità
connesse a queste patologie – ha commentato Alberto Gobbi
-. Molti studi dimostrano che i trattamenti di prima e seconda
generazione hanno il vantaggio di applicarsi sia nella prevenzione delle
lesioni sia nel ripristino della normale e durevole funzionalità della
cartilagine danneggiata, replicando le naturali caratteristiche
biomeccaniche e biochimiche delle superfici articolari ed evitando così
che la progressione della lesione cartilaginea porti all’artrite.”
Tra le nuove tecniche studiate da Gobbi e dai suoi collaboratori,
gioca un ruolo fondamentale il plasma ricco di piastrine (PRP), che,
grazie ai fattori di crescita coinvolti nei processi di riparazione dei
tessuti, sono in grado di stimolare la naturale guarigione e
rigenerazione delle lesioni. A dimostrarlo è uno studio eseguito dalla
Fondazione O.A.S.I. di Milano, che ha coinvolto 50 sportivi con lesioni
croniche e degenerative del ginocchio. Tutti i pazienti sono stati
trattati con 2 iniezioni intra-articolari di PRP, ottenendo una netta
diminuzione del dolore e un drastico miglioramento della qualità di
vita. Sempre da Milano arrivano risultati incoraggianti anche sull’uso
degli impulsi elettromagnetici, terapia non invasiva, ma capace di
limitare l'infiammazione, ridurre i tempi di recupero e mantenere sana
la cartilagine, senza effetti collaterali negativi.
Anche nel campo della chirurgia si sono raggiunti risultati importanti,
grazie all’utilizzo di scaffolds di ultima generazione, fatti di
materiali sia naturali che sintetici. Questi materiali hanno il
vantaggio di essere biocompatibili e riassorbibili, tanto che col tempo
riescono ad essere sostituiti dai tessuti sani che naturalmente tendono
a ricrescere. Si tratta di tecniche per ora studiate solo in studi
preclinici, che raramente sono stati utilizzati nell'uomo e comunque
solo in combinazione con l’utilizzo delle cellule staminali derivate dal
midollo osseo, che ad oggi sono tra le tecniche più promettenti in fase
di sperimentazione.
Gobbi e i suoi collaboratori hanno utilizzato cellule staminali
mesenchimali autologhe unite a fattori di crescita per la riparazione di
lesione anche di 22 cm quadrati su estensione. In uno studio prospettico
è stato seguito un gruppo di 15 atleti operati per lesioni cartilaginee
di grado IV con una dimensione media di oltre 9 cm quadrati. Le lesioni
sono state trattate con cellule staminali impiantate direttamente nella
cartilagine, coperta poi con una membrana di collagene. Nel 95% dei
pazienti si è riscontrato il ripristino dello strato di cartilagine, in
continuità con la cartilagine sana circostante.
“Non è esagerato dire che fin dai tempi di Ippocrate il danno della
cartilagine negli atleti è un problema annoso e di difficile
risoluzione. La ricerca però sta facendo molto per migliorare
l’efficacia delle prestazioni cliniche – conclude Gobbi -.
Anche se molte tecniche sono ancora alle prime fasi di studio, dobbiamo
guardare al futuro con ottimismo perchè ottenere risultati duraturi, in
grado di migliorare drasticamente la qualità della vita di milioni di
pazienti del mondo, è un obiettivo non così lontano da essere
raggiunto”.
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