Si
è aperto mercoledì 25 Gennaio davanti a oltre 300 delegati da
ogni parte d’Italia e molte presenze dall’estero, presso il Palazzo
della Ragione, (Via della Costa, 2), a Verona, il 15° Congresso
Internazionale dal tema “Asma Bronchiale e BPCO: obiettivi, rimedi,
strategie”, organizzato dalla U.O.C. di Pneumologia dell’Azienda ULSS 22
di Bussolengo diretta dal Dr. Roberto W. Dal Negro.
Presentati durante la prima giornata di lavori, i risultati di una
importantissima ricerca scientifica, forse rivoluzionaria nell’approccio
e nella cura dell’asma, grazie alla collaborazione culturale e
scientifica tra l’Unità Operativa di Pneumologia, ULS22, e l’Istituto
Malattie Respiratorie dell’Università di Genova, diretto dal Prof.
Walter Canonica. Alla base della ricerca, tutta italiana, che sarà
pubblicata a breve su una importante rivista scientifica americana, Il
Giornale Internazionale di Farmacologia e Immunopatologia, sono gli
effetti, a lungo termine, degli anticorpi monoclonali, (sostanze che
inibiscono gli anticorpi allergici Ige nelle strutture bronchiali),
nell’asma grave: i pazienti possono finalmente tornare a vivere una vita
normale.
«Circa tre anni fa ebbi un’intuizione sull’uso prolungato degli
anticorpi monoclonali nell’asma grave che non aveva risposto finora ad
alcun tipo di terapia» - spiega il Dr. Dal Negro Presidente
del Congresso e Direttore dell’U.O.C. di Pneumologia dell’ULSS22 della
Regione Veneto presso l’Ospedale di Bussolengo, Verona – «Tutto partì
in quel periodo, quando mi chiesi: questi anticorpi, se somministrati a
lungo, possono modificare la matrice delle strutture bronchiali? Ho
quindi proceduto con delle biopsie periodiche, e ogni sei mesi, per
avere un quadro completo sulla terapia biologica sui pazienti. Mi sono
ritrovato a gestire una ricerca, la prima in tutto il mondo, che a breve
sarà pubblicata su una importante rivista scientifica americana. Abbiamo
scoperto che l’anticorpo monoclonale altera in senso positivo la matrice
patologica della malattia. Seppur con le cautele del caso –
sottolinea Dal Negro - possiamo dire che questa è una cura
vera e propria».
Dalle ricerche, presentate oggi durante il Congresso di Verona, si
calcola che il 70% di persone che si sono sottoposte a queste terapie ha
migliorato la propria struttura biologica, fino alla normalizzazione. I
malati possono finalmente arrivare a condurre una vita “normale”, ed i
dati farmaco economici lo confermano indiscutibilmente: non si
ricoverano più, non prendono più il cortisone, non sono sottoposti a
visite e non prendono farmaci di emergenza. «E’ la prima volta nella
letteratura medica: non era mai stata dimostrato questo tipo di effetto
con questo tipo di terapia» – aggiunge il Prof. Walter Canonica,
Direttore dell’Istituto Malattie Respiratorie dell’Università di Genova
- «Nei prossimi mesi procederemo con altre operazioni, ancora più
raffinate, di proteomica, che consiste nell'identificazione sistematica
di proteine e nella loro caratterizzazione. I successivi studi
serviranno a definire i tempi esatti di risposta al trattamento».
Asma bronchiale e Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)
rappresentano senza alcun dubbio le patologie cronico-persistenti con la
maggior prevalenza ed incidenza in ambito respiratorio. Il controllo
dell’andamento quasi epidemico di asma bronchiale e BPCO negli ultimi
anni, sta ponendo giganteschi problemi medici, gestionali, di politica
sanitaria, e socio-economici a livello nazionale ed internazionale,
indipendentemente dal modello sanitario localmente adottato. Il 6% della
popolazione italiana soffre di asma (quasi 4 milioni pazienti colpiti),
6% per la BPCO (altri 4 milioni), quindi parliamo di circa 8 milioni di
italiani affetti da asma, da Bpco, o da entrambe.
Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la
BPCO provoca 3 milioni e 280 mila morti (pari al 5,8% dei decessi), ma,
in prospettiva, è destinata a diventare la terza causa di morte nel
mondo entro il 2020. Anche i dati italiani sono assai preoccupanti: in
Italia colpisce tra l'8 e il 12% della popolazione adulta. I fumatori
sono i più a rischio: nel 20-40% questi raggiungono la malattia
conclamata: in questi soggetti l'incidenza della BPCO e dello scompenso
cardiaco aumenta esponenzialmente.
«Parlare oggi di Asma o di BPCO è diventato limitativo» –
aggiunge il Prof. Dal Negro - «Ognuna di queste due forme
morbose va declinata secondo “fenotipi”, cioè in base alle diverse
presentazioni cliniche che possono assumere aspetti diversi a seconda
dell’individuo, della sua struttura, della sua storia, dei diversi
fattori di rischio, delle possibili co-morbilità del paziente. Inoltre,
nel caso della BPCO, con questo termine si identificano di fatto diverse
patologie: la bronchite cronica, l’enfisema, l’ostruzione bronchiale
cronica. Ognuna di queste forme ha in realtà caratteristiche strutturali
(anatomo-patologiche), fisiopatologiche ed evolutive diverse, e diverso
è anche il loro approccio gestionale. Purtroppo, data la loro
“somiglianza” in termini di sintomatologia, la loro frequente
combinazione nello stesso individuo e, quindi, la grande difficoltà nel
poterle discriminarle in modo preciso, vengono “per comodità”
raggruppate nel termine omnicomprensivo di BPCO e viste come un’unica
malattia. Del tutto recentemente, la comunità scientifica ha posto
l’attenzione sull’importanza della diagnosi differenziale (quando
possibile e per quanto possibile) di queste forme e dei rispettivi
fenotipi, nel tentativo di ottimizzarne il processo terapeutico e
gestionale».
Fonte
foto: http://www.bitmagazine.it