L’U.O. Multidisciplinare di Patologia Mammaria dell’A.O.
Istituti Ospitalieri di Cremona, in partnership con
Diatech Pharmacogenetics – unica azienda in Italia che
si occupa di ricerca farmacogenetica - ha portato avanti
uno studio sul possibile legame tra la presenza di
alcuni polimorfismi implicati nella risposta alle
fluoropirimidine e la tossicità durante o dopo la
chemioterapia con capecitabina.
Lo studio ha preso in esame diciannove pazienti con
carcinoma mammario metastatico in prima linea e
successive linee, trattati inizialmente con capecitabina
di 1500 mg (53%) o 2000 mg (47%) in schedula metronomica,
da sola (10%) o associata con vinorelbina (90%).
I risultati, anticipati agli addetti ai lavori al
recente 13°congresso AIOM, mostrano una significativa
associazione tra la variante allelica MTHFR 1298A>C in
omozigosi o in eterozigosi e le reazioni avverse da
fluoropirimidine, che suggerisce agli oncologi la
massima attenzione a trattamenti contenenti 5-Fu o
derivati in pazienti portatori di tale mutazione
correlata a severa tossicità ematologia, sindrome
manopiede e scarsa risposta al trattamento. In questo
studio è stato riscontrato inoltre un evento avverso
serio con necessità di ricovero in rianimazione in una
paziente, in trattamento con capecitabina, portatrice
del polimorfismo DPYD IVS14+1 G>A in eterozigoti.
Dallo studio dell’U.O. Multidisciplinare di Cremona, in
partnership con Diatech Pharmacogenetics che ha
sviluppato il kit FLUOROPYRIMIDINES response utilizzato
nella ricerca, emerge che la determinazione dei
polimorfismi MTHFR 1298A>C e DPYD*2A prima del
trattamento chemioterapico contenente fluoropirimidine
potrebbe essere utile per evitare che i pazienti
sviluppino tossicità anche di grado elevato.
“Non possiamo far finta di niente.” esordisce
Daniele Generali oncologo-ricercatore dell’U.O. di
Cremona “Oggi sappiamo con certezza che la
farmacogenomica può determinare il tipo di terapia per
ogni singolo paziente. Lo studio da noi condotto ne è la
controprova, e conferma le scelte fatte dalla nostra
struttura a favore delle terapie personalizzate in
ambito oncologico. Grazie alla farmacogenomica
rispondiamo a molte domande cruciali; sappiamo quali
farmaci dare e in che misura, ma anche quali non dare
per non creare tossicità inutili. Purtroppo riscontriamo
poca cultura in materia, ma sono ottimista perché
ritengo sia una strada oramai alla portata e sotto gli
occhi di tutti. Farmacogenomica nel quotidiano dunque,
che se associata a esperti in materia e a una corretta
comunicazione al paziente migliora la vita.“
I casi di tumore al seno diagnosticati in Italia sono in
costante aumento: a oggi, una donna su dieci ne è
colpita. E’ il tumore più frequente nel sesso femminile,
con un tasso di mortalità del 17% di tutti i tumori.
“L’applicazione della farmacogenetica è una realtà in
crescita costante a doppia cifra ogni anno” aggiunge
Fabio Biondi, Presidente Diatech Pharmacogenetics.
“Dobbiamo credere in questa disciplina. E’ il 2.0
dell’oncologia moderna, che per portare beneficio al
maggior numero di pazienti necessita della grande
competenza degli oncologi italiani, sentinelle attive
dei cambiamenti”.
I trattamenti oncologici per il carcinoma mammario in
regime adiuvante e metastatico si basano principalmente
sulla combinazione di diversi farmaci chemioterapici,
come le antracicline, i taxani, la ciclofosfamide, i
derivati del platino, gli alcalodi della vinca e le
fluoropirimidine.
Le fluoropirimidine sono agenti chemioterapici usati nel
trattamento del carcinoma della mammella localmente
avanzato o metastatico; appartengono alla famiglia degli
antimetaboliti e agiscono specificamente sui componenti
delle basi azotate del DNA, interferendo con le reazioni
che portano alla formazione dell'anello pirimidinico o
di quello purinico. Quindi, gli antimetaboliti possono
sia interferire con la formazione di questi componenti,
sia sostituirsi ad essi rendendoli antagonisti.
Le reazioni tossiche e le risposte indotte dalle terapie
a base di fluoropirimidine variano da individuo a
individuo; i fattori determinanti la variabilità
interindividuale sono i polimorfismi genetici, cioè
alterazioni stabili nella sequenza del DNA, come le
ormai note sostituzioni a singolo nucleotide (SNP).
Diversi studi hanno confermato il ruolo predittivo di
alcuni polimorfismi genetici sulla tossicità e
sull’efficacia della chemioterapia; la farmacogenetica
si conferma di grande aiuto nella scelta terapeutica
ottimale.