Genova Anno VIII - n°48 - 06.12.2011 Pagine Nazionali

Carcinoma mammario: ora la chemioterapia personalizzata


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L’U.O. Multidisciplinare di Patologia Mammaria dell’A.O. Istituti Ospitalieri di Cremona, in partnership con Diatech Pharmacogenetics – unica azienda in Italia che si occupa di ricerca farmacogenetica - ha portato avanti uno studio sul possibile legame tra la presenza di alcuni polimorfismi implicati nella risposta alle fluoropirimidine e la tossicità durante o dopo la chemioterapia con capecitabina.
Lo studio ha preso in esame diciannove pazienti con carcinoma mammario metastatico in prima linea e successive linee, trattati inizialmente con capecitabina di 1500 mg (53%) o 2000 mg (47%) in schedula metronomica, da sola (10%) o associata con vinorelbina (90%).

I risultati, anticipati agli addetti ai lavori al recente 13°congresso AIOM, mostrano una significativa associazione tra la variante allelica MTHFR 1298A>C in omozigosi o in eterozigosi e le reazioni avverse da fluoropirimidine, che suggerisce agli oncologi la massima attenzione a trattamenti contenenti 5-Fu o derivati in pazienti portatori di tale mutazione correlata a severa tossicità ematologia, sindrome manopiede e scarsa risposta al trattamento. In questo studio è stato riscontrato inoltre un evento avverso serio con necessità di ricovero in rianimazione in una paziente, in trattamento con capecitabina, portatrice del polimorfismo DPYD IVS14+1 G>A in eterozigoti.

Dallo studio dell’U.O. Multidisciplinare di Cremona, in partnership con Diatech Pharmacogenetics che ha sviluppato il kit FLUOROPYRIMIDINES response utilizzato nella ricerca, emerge che la determinazione dei polimorfismi MTHFR 1298A>C e DPYD*2A prima del trattamento chemioterapico contenente fluoropirimidine potrebbe essere utile per evitare che i pazienti sviluppino tossicità anche di grado elevato.

“Non possiamo far finta di niente.” esordisce Daniele Generali oncologo-ricercatore dell’U.O. di Cremona “Oggi sappiamo con certezza che la farmacogenomica può determinare il tipo di terapia per ogni singolo paziente. Lo studio da noi condotto ne è la controprova, e conferma le scelte fatte dalla nostra struttura a favore delle terapie personalizzate in ambito oncologico. Grazie alla farmacogenomica rispondiamo a molte domande cruciali; sappiamo quali farmaci dare e in che misura, ma anche quali non dare per non creare tossicità inutili. Purtroppo riscontriamo poca cultura in materia, ma sono ottimista perché ritengo sia una strada oramai alla portata e sotto gli occhi di tutti. Farmacogenomica nel quotidiano dunque, che se associata a esperti in materia e a una corretta comunicazione al paziente migliora la vita.“

I casi di tumore al seno diagnosticati in Italia sono in costante aumento: a oggi, una donna su dieci ne è colpita. E’ il tumore più frequente nel sesso femminile, con un tasso di mortalità del 17% di tutti i tumori.

“L’applicazione della farmacogenetica è una realtà in crescita costante a doppia cifra ogni anno” aggiunge Fabio Biondi, Presidente Diatech Pharmacogenetics. “Dobbiamo credere in questa disciplina. E’ il 2.0 dell’oncologia moderna, che per portare beneficio al maggior numero di pazienti necessita della grande competenza degli oncologi italiani, sentinelle attive dei cambiamenti”.

I trattamenti oncologici per il carcinoma mammario in regime adiuvante e metastatico si basano principalmente sulla combinazione di diversi farmaci chemioterapici, come le antracicline, i taxani, la ciclofosfamide, i derivati del platino, gli alcalodi della vinca e le fluoropirimidine.

Le fluoropirimidine sono agenti chemioterapici usati nel trattamento del carcinoma della mammella localmente avanzato o metastatico; appartengono alla famiglia degli antimetaboliti e agiscono specificamente sui componenti delle basi azotate del DNA, interferendo con le reazioni che portano alla formazione dell'anello pirimidinico o di quello purinico. Quindi, gli antimetaboliti possono sia interferire con la formazione di questi componenti, sia sostituirsi ad essi rendendoli antagonisti.

Le reazioni tossiche e le risposte indotte dalle terapie a base di fluoropirimidine variano da individuo a individuo; i fattori determinanti la variabilità interindividuale sono i polimorfismi genetici, cioè alterazioni stabili nella sequenza del DNA, come le ormai note sostituzioni a singolo nucleotide (SNP). Diversi studi hanno confermato il ruolo predittivo di alcuni polimorfismi genetici sulla tossicità e sull’efficacia della chemioterapia; la farmacogenetica si conferma di grande aiuto nella scelta terapeutica ottimale.
 

 

 






 
 
 
 

  



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