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Dott.ssa Ferrigno Gabriella |
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Dott.ssa Gabriella Ferrigno - Psichiatra , Dott.ssa Simona
Penati, dott.ssa Veronica Aiello, dott Pietro Calcagno,
Clinica Psichiatrica dell’Università di Genova – Ambulatorio di
consultazione diagnostica e psicoterapica per adolescenti e genitori
Il comportamento violento e rabbioso è frequente in età adolescenziale,
può essere diretto verso sé e verso gli altri.
L’aggressività nasce dal bisogno di esercitare un controllo
sull’ambiente, e come tale, non ha connotazione violenta; ogni azione
aggressiva corrisponde, infatti, al tentativo di far fronte alla
minaccia di un’esperienza sfavorevole provocata dal contesto esterno: è
un tentativo di affermazione e salvaguardia dell’Io minacciato.
Nel corso dell’adolescenza vengono meno i privilegi dell’infanzia, e
compaiono nuove dimensioni esistenziali, quali il sentimento
dell’inarrestabilità del tempo e dell’ineludibilità della morte. Il
ragazzo si deve inoltre confrontare con il cambiamento della propria
identità psicofisica e con la maturazione sessuale, con la rinuncia alla
sessualità infantile e con l’accettazione dei limiti legati all’identità
di genere e alla differenza tra i sessi e le generazione.
L’adolescente deve riuscire ad affrontare i cambiamenti senza essere
sopraffatto da emozioni penose, con la consapevolezza di poter
abbandonare gli oggetti incestuosi senza divenire vittima di istanze
regressive. L’aggressività si pone di nuovo al servizio della crescita,
rispondendo al bisogno di una riaffermazione dell’istinto di vita: il
giovane sente di dover proteggere i genitori dalla propria aggressività,
ponendo una distanza (reale o simbolica) tra sé e loro: realizza, in tal
modo, lo scopo, duplice, di spostare i propri interessi verso l’esterno,
e di difendersi dal panico suscitato dalla recrudescenza imperiosa di
fantasie incestuose. Gli atteggiamenti trasgressivi e provocatori , la
sfida, la ribellione, l’intransigenza e la passività ostile fanno parte
della lotta ingaggiata dall’adolescente per ‘sentirsi reale’ (Winnicot
1963).
Parliamo di ‘violenza’ quando l’aggressività diviene incontrollata e
apertamente rivolta contro altri o contro sé stessi, con carattere di
distruttività.
Nei ragazzi sentimenti sessuali e rabbiosi si mescolano con una certa
facilità.
Nel giovane in difficoltà con i compiti evolutivi tipici dell’età,
l’aggressività e la violenza sono espressione di un mancato controllo:
la capacità di controllarsi, infatti, è indice di maturità.
In alcuni adolescenti può venirsi a creare una situazione paradossale:
la relazione oggettuale diventa tanto più difficile da tollerare quanto
più è necessaria, e quindi minacciosa nei confronti dell’individuazione;
la violenza sembra quindi scaturire dalla percezione che l’adolescente
ha, più o meno consapevolmente, della propria dipendenza e passività (Jeammet
1992). E’ una difesa, che, tramite una separazione improvvisa, rompe, o
almeno scuote, una relazione avvertita come eccessivamente vicina; il
comportamento di violenza è infatti spesso preceduto da una relazione
troppo coinvolgente, spesso caratterizzata da una certa ambivalenza, e
che, normalmente, vede interessata una figura genitoriale.
L’agito comporta l’effrazione di limiti percepiti come costrittivi, ed
instaura improvvisamente un processo di separazione e di rottura, di
differenziazione rispetto all’altro, con il passaggio del ragazzo da
personaggio passivo della relazione a protagonista attivo; in
contemporanea costringe l’ambiente a reagire, obbligandolo brutalmente
ad una risposta. L’agito, anche se in modo patologico, sembra garantire
al ragazzo la possibilità di contenere, per lo meno transitoriamente, un
senso di precarietà intollerabile.
La violenza, dunque, è una domanda d’aiuto che si esplica in una
posizione di dipendenza affettiva, e comprende messaggi contraddittori:
infatti contemporaneamente sono presenti il bisogno di un’intensa
relazione di dipendenza e la necessità di separarsi proprio dal rapporto
di così grande e conflittuale coinvolgimento; tale contraddizione si
esplica, ad esempio, da una parte con la richiesta ai genitori di
acquisire spazi di libertà, anche sessuale, dall’altra con la necessità
di sentirsi ancora protetti, in un rapporto fusionale e di eccitamento
sensoriale (dormono a volte nel letto con il genitore). Il comportamento
aggressivo sembra riconducibile alle sofferenze legate all’assenza di
limiti e a una forte patologia dei legami affettivi, e affonda le sue
radici nel profondo della storia del soggetto e della sua famiglia,
nonostante la presenza di apparenti cause scatenanti. Si evidenzia in
questi ragazzi una fragilità emotiva, con una specifica tendenza ad
agire impulsivamente per una condizione di vulnerabilità narcisistica,
descritta dai genitori e dall’entourage come ‘permalosità esagerata’,
associata a vissuti di umiliazione, mortificazione e vergogna, legata
alle proprie aspettative disattese e alla mancata gratificazione delle
attese narcisistiche nei confronti dell’oggetto (prevalentemente i
genitori).
Con la crescita, e la progressiva acquisizione della consapevolezza di
essere separato, si instaura nel bambino un penoso contrasto tra il
desiderio di un riavvicinamento alla madre ed il timore che ciò accada:
è richiesto pertanto un grande sforzo evolutivo. La progressiva rinuncia
all’onnipotenza si accompagna ad una crescente carica di aggressività,
che permette di difendere l’autonomia acquisita, con significato
propulsivo verso l’individuazione.
Ciò che connota la violenza è la dimensione della minaccia fisica, che
il bambino, per impotenza fisica, non può agire, a differenza
dell’adolescente che, nella sua fisicità, può diventare minaccioso.
E’ possibile individuare fattori di rischio che predispongono a
comportamenti auto ed etero-aggressivi, tra i quali:
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Vulnerabilità
individuale;
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Disagio familiare e
relazionale;
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Scarso supporto
familiare e ambientale;
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Genitori affetti da
patologia psichiatrica;
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Esperienze infantili
fortemente traumatiche;
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Scarse capacità di
mentalizzazione e simbolizzazione;
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Pubertà precoce;
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Disturbi della
sessualità, troppo o molto poco praticata;
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Difficoltoso
controllo degli impulsi;
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Abbandono scolastico;
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Vivere in quartieri a
rischio;
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Appartenenza a un
gruppo deviante;
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Abuso di droghe
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Violazione di norme
Gli adolescenti in
situazioni di carenza e di insoddisfazione, che li rendono
particolarmente dipendenti dagli oggetti esterni che dovrebbero fornire
loro soddisfazione, manifestano difficoltà a differenziarsi, se non
agendo.
Sono in genere ragazzi estremamente sensibili a perdite e frustrazioni
di ogni genere, con un’autostima deficitaria e fortemente dipendenti da
una figura genitoriale; l’umore spesso è instabile e tendente alla
disforia, con a sentimenti di rabbia verso sé e gli altri, propensi
all’agire in tutte le sue forme, compresa la forma di agito autolesivo
che si manifesta anche nell’autosabotaggio delle proprie risorse.
-
Di fronte alla
manifestazione di violenza è importante porre dei limiti;
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Il divieto, posto con
chiarezza, non è una costrizione ma una modalità per offrire
all’adolescente la libertà di orientarsi e offrirsi agli altri,
rinunciando all’oggetto d’amore primario: la madre.
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Limitazione, dunque,
non come repressione, ma, al contrario, come apertura; l’adolescente
si troverà di fronte ad uno spazio di libertà potenziale che potrà
scoprire e conquistare autonomamente, non più tramite la mediazione
delle figure genitoriali. In tal modo si offre al ragazzo la
possibilità di svincolarsi dal mondo dell’onnipotenza e dalla
relazione di esclusività, che nella sua stessa intensità rappresenta
una minaccia, che evoca risposte aggressive (Jeammet, 1992).