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Genova Anno VIII - n°47 - 12.09.2011 Pagine Nazionali
La Contraccezione Maschile è Reversibile
clicMedicina - redazione@clicmedicina.it
Come funziona la vasectomia
“La vasectomia è un intervento di semplice esecuzione, sicuro e poco
traumatico. Si esegue in anestesia locale attraverso una piccolissima
incisione e dopo qualche ora si ritorna a casa con un cerottino posto ai
lati della sacca scrotale” spiega il Prof. Valerio D’Orazi,
Ricercatore in Chirurgia Generale dell’Università “Sapienza” di Roma e
Responsabile della Sezione di Microchirurgia Andrologica della Casa di
Cura Fabia Mater di Roma. “Bisogna precisare, però, che l’uomo non
diventa sterile immediatamente dopo l’intervento. Il risultato
definitivo si ottiene dopo circa 90 giorni e deve essere confermato da
almeno 3 spermiogrammi di controllo. Durante questo lasso di tempo è
opportuno adottare metodi contraccettivi ausiliari.” È stato osservato che circa il 10% dei soggetti sottoposti a vasectomia, per cause diverse, come ad esempio una nuova relazione sentimentale, decide di tornare indietro, richiedendo la ricanalizzazione dei deferenti. “A differenza di quanto si possa immaginare, tecnicamente la vasectomia non è irreversibile” illustra il Prof. D’Orazi. Per poter recuperare la fertilità è necessario sottoporsi ad un intervento in tecnica microchirurgica di vaso-vasostomia che consente di ricostruire il dotto deferente sezionato, ricreando un passaggio naturale agli spermatozoi.
“Le percentuali di successo variano a seconda della tecnica di
vasectomia utilizzata e in relazione al tempo trascorso dalla procedura
di sterilizzazione. Più il tempo passa, più si verificano degenerazioni
strutturali dei deferenti che creano condizioni sfavorevoli alla
ricanalizzazione” precisa Valerio D’Orazi “Nel corso di
questi interventi di microchirurgia ricostruttiva, quindi, è
consigliabile effettuare un prelievo di spermatozoi dal testicolo da
crioconservare in una banca del seme. Questo accorgimento permette alla
coppia di tentare eventuali tecniche di procreazione assistita qualora
l’intervento microchirurgico dovesse fallire.”
Un po’ di storia: da punizione ad anticoncezionale
Le differenti tipologie di sterilizzazione esistenti sono distinguibili
principalmente in base alla loro finalità. La storia ha spesso
documentato il ricorso a forme di sterilizzazione effettuate non per
esigenze cliniche o contraccettive, ma inflitte sulla base di diverse
motivazioni. Nel passato il termine “sterilizzazione” evocava atrocità e
punizioni; si ha notizia di interventi di sterilizzazione punitiva
inflitta ai prigionieri politici, comminata come pena verso persone
colpevoli di delitti sessuali o prescritta come prevenzione contro
criminali recidivi ritenuti pericolosi per la società. Nel 1899, Albert
Ochsner, futuro chirurgo all’Università dell’Illinois, pubblicò un
articolo dal titolo “Surgical Treatment of Habitual Criminals”, in cui
elencava i benefici che la società avrebbe tratto dalla sterilizzazione
dei criminali mediante vasectomia. Nella storia più recente, si è poi
registrato il ricorso ad una forma di sterilizzazione detta “eugenica”
il cui scopo era il miglioramento della “razza” e che è stata condannata
come crimine contro l’umanità. La sterilizzazione curativa o
terapeutica, tesa cioè a salvaguardare la salute del soggetto, non ha
mai suscitato particolari problemi di natura etica. Inoltre, quando il
fine perseguito è la regolazione delle nascite o l’impedimento della
generazione non dettati da ragioni terapeutiche, si parla di
sterilizzazione contraccettiva o anticoncezionale. Quest’ultima è una
pratica piuttosto recente che ha cominciato a diffondersi a partire
dagli anni ’50 del secolo scorso e si è andata estendendo sempre più
rapidamente negli ultimi decenni. Alcuni Stati e organizzazioni
internazionali hanno utilizzato questo atto medico per contenere
l’incremento demografico in Paesi con elevati tassi di natalità,
rendendo questa modalità di sterilizzazione particolarmente diffusa nel
sud del mondo, come successe per esempio in India negli anni ’70.
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