Genova Anno VIII - n°46 - 07.07.2011 Pagine Nazionali

del 31/08/2011

I “Reumatismi” del diabete


Prof. Guido Rovetta e Dott.ssa Patrizia Monteforte - redazione@clicmedicina.it   

Prof. Guido Rovetta

La possibilità di complicazioni microvascolari e macrovascolari del diabete sono sempre ben presenti alla mente del medico e ormai note anche ai pazienti. Le manifestazioni muscolo-scheletriche della malattia, come la (peri)artropatia diabetica della spalla, la malattia di Dupuytren, l'iperostosi scheletrica diffusa ed altre, spesso ricevono minor attenzione a dispetto della morbidità anche rilevante associata con queste patologie. Se si scorrono gli studi sulle artropatie diabetiche, la preoccupazione appare poi focalizzata prevalentemente sui disturbi neurotrofici e sulle complicanze settiche articolari, indubbiamente di maggior rilevanza clinica.
Ma altri studi epidemiologici tendono a confermare che la patologia articolare del diabete è un problema ben più vasto, importante e complesso. Il numero dei pazienti diabetici che consulta per dolori o limitazioni articolari è piuttosto elevato.
L' insufficiente controllo metabolico è generalmente ritenuto importante nel determinare le complicanze articolari. Meccanismi biochimici già noti come per esempio la glicosilazione non enzimatica del collageno, del quale vengono aumentati i legami crociati, potrebbero costituire un passo decisivo verso la fibrosi. Si è inoltre sottolineata l'aumentata attivazione della via metabolica del polioli, con conseguenti alterazioni del redox cellulare. Vari momenti del dismetabolismo diabetico sono stati sottolineati di volta in volta come fattori predominanti delle complicanze: l’aumento della produzione di precursori AGE, la fruttosilazione non enzimatica, la formazione di aldeidi tossiche. Tali momenti, fra loro strettamente interconnessi, non hanno ancora ricevuto uno studio sufficiente dei loro rapporti con le artropatie diabetiche. Anche la microvasculopatia è comunemente ritenuta possibile fattore causale, ma mancano dimostrazioni sicure in merito.


Queste modificazioni strutturali dismetaboliche che coinvolgono i tessuti connettivi del diabete danno luogo a manifestazioni reumatico-simili che, data la grande frequenza del diabete, finiscono come si è detto con il costituire una discreta parte delle consultazioni reumatologiche.
Così nel diabete (si parla principalmente di diabete di tipo II) la compromissione della funzionalità della spalla si sviluppa di solito lentamente e dai due lati, con una progressiva diminuzione della mobilità della spalla, spesso associata a dolore di entità moderata. Talvolta l'irrigidimento dell'articolazione avviene in assenza di dolore.
Le difficoltà motorie più rilevanti avvengono quando è interessata la capsula articolare.
Il dolore al movimento può essere più o meno avvertito, ma non è quasi mai la principale causa delle limitazioni funzionali. Queste, in casi di capsulopatia, si esprimono in tutte le direzioni, in caso di periartropatia, soprattutto nelle rotazioni (più nell'esterna) e nell'abduzione.
Siccome sono generalmente colpite ambedue le spalle, la bilateralità accentua in maniera considerevole l'impedimento funzionale. Le diagnosi generiche di conflitto subacromiale, di borsite o di tendinite non esprimono bene né la sede della malattia (che coinvolge tutte le strutture articolari) né la natura della stessa, che non è infiammatoria. Non è raro infatti vedere pazienti che hanno praticato una o più infiltrazioni cortisoniche alla spalla senza apparente beneficio.
Alla mano sono possibili la cheiroartropatia diabetica, le tendinosi e la malattia di Dupuytren. Ma la prima alterazione funzionale di importanza reumatologica evidenziabile nella mano diabetica è la perdita della iperestensibilità passiva alle interfalangee prossimali ed alle metacarpofalangee.
Tale diminuzione dell'iperestensibilità, non dovuta ad altre ovvie patologie della mano, precede anche di anni l'insorgenza della cheiroartropatia diabetica conclamata. Quando questa compare, determina un ispessimento ed indurimento cutaneo,una fibrosi e una retrazione delle guaine tendinee. La correlazione positiva fra durata della malattie e mano diabetica è un dato ormai acquisito. Nell'interessamento simultaneo della spalla si configura la sindrome spalla mano diabetica generalmente bilaterale a cui fanno da substrato la retrazione capsulare e la retrazione della fascia palmare.


Non disponiamo di trattamenti medici specifici di efficacia provata da evidenze precise. La scarsa efficacia degli antiflogistici sul processo morboso riposa sulla mancanza di substrato infiammatorio. Di essi si può sfruttare solo l'azione antidolorifica per la riabilitazione. In passato sono state tentate l'inibizione della via metabolica dei polioli e, prima ancora, l'utilizzo generale o locale di sostanze sulfidrilanti per scindere i legami crociati. Antiossidanti come l’Acido Lipoico e la Vitamina E possono tuttora essere considerati complementari al buon controllo metabolico.
Al momento si deve soprattutto raccomandare per la maggior parte dei casi lo stretto controllo della condizione metabolica, associato ad un intenso programma di chinesiterapia mobilizzante globale e analitica volta ad incrementare l'ambito articolare. Interventi più specifici possono venire indicati in particolari localizzazioni della malattia.

 

Prof. Guido Rovetta

Dott.ssa Patrizia Monteforte

 

 

 






 
 
 
 

  



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