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Genova Anno VIII
- n°45 -
04.04.2011 Pagine Nazionali
 |
del 23/06/2011 |
“Allena-mente” per gli esami con il Brain
Trainer
Puntuali come le tasse, all’esordio dell’estate, spuntano come i funghi
i consigli per chi deve affrontare gli esami di maturità. Esperti, veri
o sedicenti tali, di ogni disciplina, distribuiscono diktat che
dovrebbero migliorare le performance cognitive dei ragazzi, invadendo di
fatto campi altrui. Invece sono senz’altro da promuovere i suggerimenti
di specialisti che, in ogni periodo dell’anno e da molto tempo, si
occupano esclusivamente del potenziamento delle facoltà cerebrali: i
neuropsicologi di Assomensana, diventati Brain Trainer, perché sono in
grado di allenare la mente con la “Ginnastica Mentale”, e non solo.
Per fare il quadro della situazione, scende nell’agone scolastico il
presidente dell’Associazione, il dottor Giuseppe Alfredo Iannoccari:
«In questi giorni, mezzo milione di studenti ha necessità di poter
contare sulla massima prontezza mentale per apprendere, memorizzare e
saper esporre una miriade di dati e concetti. Tuttavia i giovani sono
sottoposti a un bombardamento di formule magiche forgiate nella bottega
di molti “addetti ai lavori”: chi propone pillole miracolose per avere
una buona memoria e chi consiglia cosa bere e mangiare per rimanere
vigili e attenti, facendo riferimento a studi scientifici e strillando
di aver trovato finalmente la soluzione al problema di come aumentare
attenzione e concentrazione. Tante sono le aziende e tante sono le
raccomandazioni, un mare magnum in cui si rischia di perdersi anche tra
notizie spesso contraddittorie».
Per questi motivi, Assomensana, ente che da anni opera con la mission di
individuare meccanismi e strategie per sviluppare e incrementare le
abilità mentali, sente il dovere di intervenire per fare chiarezza e non
disorientare ulteriormente chi con fatica e impegno deve sostenere le
prove d’esame, come afferma il presidente: «Innanzitutto, mi preme
specificare che le facoltà cognitive (memoria, attenzione,
concentrazione, ragionamento, problem solving, ecc.) non sono il frutto
della presenza/assenza di un solo fattore, ma il risultato di un
approccio e di un atteggiamento verso lo studio più complesso e
articolato. L’efficienza delle funzioni cognitive è un processo molto
più composito rispetto a ciò che viene proposto con formule magiche
ristrette a una singola pratica. L’essere umano non è solo “corpo”,
bensì un “mondo” formato da tante dimensioni diverse: genetiche,
nutrizionali, soggettive, psicologiche, relazionali, sociali. Saperlo e
sapere come queste operano sull’espressione cognitiva del cervello
permette di affrontare nel migliore dei modi gli esami, vivendo il fatto
con un approccio positivo su tutti i fronti, senza farsi soverchiare da
stress e negatività. Migliorare le prestazioni cognitive si può: perché
non provarci?». Naturalmente seguendo i suggerimenti di Assomensana,
concepiti appositamente per gli esaminandi!
Le 10 regole d’oro di Assomensana per studenti e non
Il nutrimento del cervello, perché svolga le sue funzioni, richiede:
Di conseguenza, bisogna:
-
Praticare un’attività
fisica aerobica, senza stressare l’organismo oltre le sue capacità,
in modo da ottimizzare il metabolismo. Allo scopo, è sufficiente
fare ginnastica libera, nuoto, corsa oppure una passeggiata a passo
sostenuto per 45 minuti al giorno. Il movimento ossigena il
cervello, regola il metabolismo basale, allenta le tensioni (che
possono sovraccaricare il sistema e diminuire la concentrazione) e
rilascia ormoni che danno la sensazione di benessere e quindi
incentivano l’ottimismo e la motivazione.
-
Alimentarsi
adeguatamente, con cibi ricchi di sostanze antiossidanti (frutta e
verdura in primis) e di omega-3 (pesce, noci, olio extravergine
d’oliva, di girasole e di lino); nella dieta, sono indispensabili
anche i carboidrati (pasta, pane, patate), che contengono zuccheri a
lento rilascio. Non si deve mangiare troppo durante i pasti ma vanno
fatti piccoli spuntini con frutta o cibi naturali. Da evitare,
merendine e snack troppo dolci o salati, mentre the, caffè,
cioccolato vanno bene, ma nel corso della giornata, in moderata
quantità e mai dopo le ore 17.
Il lavoro scolastico va
organizzato e gestito con strategie:
-
Pianificare lo
studio, in modo da dedicargli metodicamente un certo lasso di tempo
ogni giorno, senza sentirsi sopraffatti dalla quantità di materiale
da studiare. Gli obiettivi devono essere raggiungibili e, arrivati
al traguardo, ci si deve premiare con un’attività piacevole.
-
Rispettare i cicli di
attenzione e concentrazione. Queste due capacità sono cicliche e
hanno una durata di circa 20-40 minuti (a seconda del soggetto e del
momento della giornata), oltre la quale è necessario alzarsi dalla
sedia e distrarsi per 5-10 minuti. Ciò consente alla molla
dell’attenzione di ricaricarsi e alle attività cerebrali di svolgere
i processi biochimici necessari a metabolizzare e sistemare le
informazioni apprese.
-
Fare attenzione
all’oblio, poiché uno dei fattori che fanno dimenticare deriva dai
processi di interferenza: in pratica, le informazioni apprese in
rapida successione prima e dopo interferiscono con quelle attuali e
ne rendono difficile il consolidamento. Perciò è preferibile
rallentare il passo e concedersi una pausa tra un blocco di studio e
l’altro.
-
Adottare strategie di
memorizzazione. Molti si affidano alla memoria visiva, che spesso
non è sufficiente, ma, per ricordare meglio, esistono tecniche
semplici e immediate, come le associazioni, le categorizzazioni, le
immagini mentali e gli acronimi. Per memorizzare (senza spendere
soldi inutili in tecniche che difficilmente saranno utilizzate),
basta sapere che quanto più un’informazione viene elaborata (cioè la
commentiamo, creiamo delle connessioni e associazioni con altre
informazioni e le immaginiamo mentalmente) più il nostro ricordo
diventa forte e tenace.
Gli aspetti collaterali,
di contorno all’attività di studio, non vanno dimenticati:
-
Dormire un buon
sonno, serve non solo a far riposare il corpo, ma soprattutto la
mente. Proprio dormendo, le strutture cerebrali lavorano
intensamente per consolidare, attraverso le molteplici sinapsi
create durante lo studio, i ricordi ed eliminare quelli che non
servono. Il ristoro notturno consente al materiale di studio di
sedimentarsi e di essere disponibile alla bisogna. Se si riesce,
sarebbe opportuno dedicare, ogni tanto, 10-15 minuti alla
pennichella, per rigenerare le risorse ed essere più pronti in
seguito. Studiare prima o dopo il sonno? È una condizione
soggettiva: tecnicamente, un esperimento ha rilevato che il sonno
consente di ricordare meglio un’informazione appresa prima di
dormire, piuttosto che dopo che si è dormito. In linea di massima,
la sera è proficua per affrontare il materiale di ripasso o
concettuale; il mattino per sviscerare concetti complessi e dati
tecnici.
-
Automotivarsi. Perché
studiare tanto? Chi ce lo fa fare? La ragione per la quale si è
chiamati ad uno studio intensivo dipende da ciascun individuo. I
motivi possono essere tanti e diversi, ma non guasta un’indicazione
forte e chiara: ognuno deve trovare in sé un movente più elevato e
nobile del semplice “devo fare gli esami”. Questa non è una
spiegazione sufficiente a far sopportare lo sforzo richiesto e a far
mettere in campo tutte le risorse personali: anzi, la fatica e lo
sforzo si fanno sentire prima ancora del piacere della sfida.
Allora, è fondamentale trovare il motivo giusto, che potrà dare
rilievo e prestigio, e immaginare come si sarà “dopo” aver superato
gli esami. Questi, per la propria vita e per il futuro, sono un
punto di partenza e non di arrivo.
-
Formare ora il
ricordo degli esami: in questo periodo, si è talmente immersi nello
studio che lo si potrebbe vivere in termini negativi. Invece,
l’evento è positivo perché rappresenta un rito di passaggio alla
vita più adulta. È utile fermarsi a pensare a come in futuro si
ricorderà questo momento e, per rallegrare un ricordo che
accompagnerà tutta la vita, inserirvi aspetti positivi e momenti di
leggerezza.
-
Mantenere la vita
sociale attiva. Anche nei giorni d’esame, non bisogna rinunciare ad
incontrare gli amici e il proprio “amore”, perché aiutano a
defaticare e rigenerare le forze e la motivazione. Magari si potrà
andar fuori di meno e per un tempo inferiore, ma le uscite non vanno
eliminate. Per gli innamorati, è propizio frequentare, anche in
forma ridotta, il partner, ricordando che in questo periodo tutto fa
bene fuorché intrattenersi in estenuanti liti e risentimenti.
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Testata Giornalistica Iscritta al Tribunale
di Genova n° 9 del 05/06/2002
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