Genova Anno VII - n°43 - 12.10.2010 Pagine Nazionali

del 18/11/2010

Progetto gastroenterologia: dalla diagnosi alla cura


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it   

Sono in aumento i disturbi gastroenterici dovuti ad una somma di fattori ambientali, microbiologici, fisici, ma anche legati alle condizioni di vita ed allo stress. Dall’inizio di novembre il Poliambulatorio Dalla Rosa Prati di Parma ha così avviato il “Progetto Gastroenterologia” con il nuovo servizio diagnostico d’endoscopia digestiva, che si affianca all’attività clinica gastroenterologica già presente, offrendo nel suo ulteriore ventaglio di prestazioni esami strumentali come le gastroscopie e le colonscopie. Tale progetto prevede che a corollario di questa attività si attivi, nello specifico, anche il Laboratorio di Analisi per soddisfare ulteriori e necessari approfondimenti diagnostici. Il tutto rientra in quel più vasto progetto perseguito dal Poliambulatorio Dalla Rosa Prati che vede integrata la gastroenterologia ambulatoriale con altri settori esistenti ed operanti e che prevede, in un percorso organico semplificato, l’implementazione dell’offerta con una serie di esami strumentali considerati complementari. Nel caso di disturbi alto digestivi, perciò, ci si avvale dell’ecografia e della gastroscopia, e prossimamente anche della Ph -metria e della manometria; per quelli intestinali sono previsti la colonscopia e, in un prossimo futuro, esami quali la manometria ed altri specifici di tipo radiologico sfruttando per la diagnosi le più attuali tecniche dell’imaging.
Una diagnosi precoce delle malattie digestive è necessaria per trovare efficaci rimedi clinici: una diagnosi di certezza porta infatti ad una cura sicuramente più adeguata. Il dottor Pierantonio Muzzetto, medico gastroenterologo e vice presidente dell’Ordine dei Medici di Parma, con alle spalle molti anni di esperienza sul campo in questa specialità, risponde ad alcune domande.

Reflusso gastroesofageo, esofagite, esofago di Barrett, ulcere, stenosi infiammatorie e produttive, polipi, maldigestione e malassorbimento: l’endoscopia è uno strumento in più?
«Sicuramente sì. Da un punto di vista diagnostico gli esami endoscopici si pongono come elementi essenziali, pur sempre a complemento della clinica, per consentire di arrivare ad una diagnosi di sempre maggiore certezza proprio nelle malattie elencate, ma, giova ricordare, non solo in queste. Inoltre essi consentono una maggiore accuratezza proprio nel caso in cui si sfrutti la possibilità di prelevare in modo assolutamente asintomatico piccole quantità di tessuto (biopsie) durante l’esame endoscopico con una apposita pinza, in modo da ottenere, con l’indagine istologica, una sempre più precisa diagnosi clinica».

Quanto possono incidere sulle problematiche gastroenteriche la sfera emotiva e i diversi modi di reagire da parte di ciascuno di noi alla quotidianità del vivere?
«Che vi sia una corrispondenza fra stato d’animo e disturbi gastroenterici è la stessa pratica clinica quotidiana che lo evidenzia. Situazioni emotive forti hanno conseguenze non solo psicologiche ma soprattutto funzionali e biochimiche. Vanno ad attivarsi meccanismi che danno luogo a processi che possono giustificare talune patologie e taluni sintomi. D’altro canto l’emotività gioca un ruolo importante anche nell’avvicinarsi all’esame diagnostico. Difatti il “subire o il non subire” un esame strumentale invasivo, come è quello endoscopico, dipende da molti fattori: un ruolo importante lo gioca sicuramente la paura, come anche l’ansia della diagnosi. E compito di chi effettua una simile diagnostica capire ed intervenire prontamente per rendere accettabile, sopportabile ed indolore l’esplorazione endoscopica, che è pur sempre uno strumento efficace del processo di cura».

Alimentazione poco equilibrata e lavoro eccessivo incidono su certe patologie?
«Un’ alimentazione scorretta o impropria è molto spesso determinante, ed in ogni caso aggravante, il disturbo digestivo. Ad esempio taluni cibi possono indurre un aumento della produzione di acido a livello dello stomaco e conseguentemente accentuare alcuni sintomi come il “bruciore o pirosi, il rigurgito o reflusso od il dolore” e, in certi casi, aggravare sintomi preesistenti rendendo la malattia intollerabile. Un esempio su tutti è l’uso nell’ulceroso di “brodi di carne o di carni lessate, così comuni nella dieta emiliana e che sono potenti stimolatori dell’acido come anche l’assunzione di bevande alcooliche soprattutto a digiuno. In caso di malattie infiammatorie intestinali in fase acuta (le “coliti vere” con diarrea) può essere intollerabile mangiare cibi ricchi di scorie che determinano un peggioramento dei sintomi. Ma per esemplificare efficacemente gli effetti silenziosi o subdoli di certi alimenti basti pensare a quanto i cibi ricchi di “grassi” possano incidere non solo sul peso, favorendo l’obesità, ma anche sul funzionamento del fegato. Stesso dicasi per l’uso non moderato del vino o degli alcoolici in genere, il cui uso in ogni caso deve essere limitato e decisamente oculato».

Consenso informato: chi si deve sottoporre ad un accertamento strumentale deve essere pienamente a conoscenza dell’esame che dovrà eseguire. Una prassi che dà valore al rispetto del paziente e sottolinea l’equazione “consapevolezza” per una “maggiore sicurezza”?
«Bisogna dire che il primo atto di cura del paziente è proprio il “consenso informato”, che altro non è che renderlo edotto, illustrando compiutamente il processo di cura che lo coinvolge direttamente e che richiede un insieme di attività diagnostiche e terapeutiche.
In altri termini, vuol dire, che alla base di un rapporto fiduciario di cura ci deve essere l’informazione completa e chiara di cosa si debba fare, del come lo si faccia e conseguentemente dei risultati attesi, come anche dell’eventuale pericolosità di taluni accertamenti. Il che non vuol dire che vi sia una “surroga delle responsabilità”: ossia il medico che informa e richiede “la firma prima di eseguire un esame strumentale, come una endoscopia digestiva, ed espone i benefici ed i rischi illustrandone ed evidenziandone la pericolosità, non scarica la responsabilità sul paziente. Nel novero delle responsabilità di chi cura vi è sempre il problema che per fare bisogna essere in grado di farlo. Di contro l’essere informato rende il paziente consapevole di quello che su di lui si debba fare, di quanto taluni esami o talune terapie possano produrre sia in termini positivi che negativi. Rientra, quello del consenso, nel corretto rapporto fra medico e paziente e nel diritto all’informazione chiara e della scelta consapevole del paziente stesso. Da qui la giustificazione del termine “consenso informato”»
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Quali esami strumentali invasivi è possibile svolgere al Poliambulatorio Dalla Rosa Prati?
«Da subito oltre alla diagnostica ecografica si effettuano l’Esofago-gastro-duodeno-scopia e la colonscopia diagnostica, quest’ultima in caso di talune patologie gestibili ambulatoriamente. L’attività endoscopica ambulatoriale è soprattutto di tipo diagnostico, questo soprattutto per offrire una maggiore garanzia per il paziente, proprio laddove si debba effettuare successivamente un percorso di cura che richiederebbe un corollario di prestazioni meglio dispensabili in ambito ospedaliero. Certamente l’orizzonte diagnostico-terapeutico in campo gastroenterologico si è ampliato notevolmente con l’avvento dell’endoscopia nel Centro Dalla Rosa Prati, essendo tale metodica necessaria per acquisire elementi importantissimi a fini diagnostici e terapeutici nelle patologie degli organi dell’apparato digerente».

La gastroscopia: cosa si deve sapere?
«Nella nostra città sono stati effettuati oltre centomila esami nel corso di tutti questi anni dall’avvento dell’endoscopia digestiva, per cui si tratta sicuramente di un esame sufficientemente conosciuto nella sua dinamica di esecuzione, anche per merito della collaborazione costante coi colleghi medici di famiglia, con cui si è attivato un rapporto collaborativo ormai ben consolidato. Ma, nonostante ciò molte sono le paure che in un modo o nell’altro attanagliano molti pazienti e non li lasciano tranquilli. Ancor oggi, però, vi sono pazienti che non conoscono ancora come si svolga un esame endoscopico e questo è certamente un motivo di preoccupazione».

Come avviene?
«La gastroscopia è l’esplorazione del primo tratto digestivo superiore con una telecamera posta all’interno di un tubo manovrabile, flessibile - con dimensioni da 8 a 10 millimetri - che viene introdotto dalla bocca preliminarmente resa insensibile con un anestetico locale. Guardando su di un monitor il medico endoscopista dirige lo strumento in cavità ed esplora in successione l’esofago, il cardias (per vedere se vi sia fra l’altro un’ernia hiatale), lo stomaco ed il duodeno, talvolta spingendosi oltre la seconda e terza porzione duodenale fino al digiuno prossimale, per eseguire biopsie multiple. E’ abitudine, surrogata anche dall’esperienza clinica maturata in tutti questi anni, effettuare un controllo bioptico durante l’endoscopia, in caso di patologia infiammatoria gastrica al fine di tipizzare anche istologicamente una eventuale gastrite sostenuta dall’Helicobacter Pylori».

La domanda più frequente sulla gastroscopia: è davvero dolorosa?
«L’esperienza ci porta a dire che normalmente è ben tollerata e raramente è subita come dolorosa. Sicuramente si può dire che è fastidiosa e che il fastidio può essere proporzionale allo stato di ansia manifestata dal paziente. Ma qualora il paziente lo richieda è possibile effettuare una sedazione leggera oppure, in certi casi, anche una sedazione più profonda in modo che il paziente non si accorga assolutamente dell’esame».

Le prenotazioni degli esami diagnostici e di laboratorio prelievi si eseguono telefonicamente o di persona contattando la segreteria negli orari di apertura degli uffici.

 

 

 






 
 
 
 

  



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