Sono in aumento i disturbi gastroenterici dovuti ad una
somma di fattori ambientali, microbiologici, fisici, ma
anche legati alle condizioni di vita ed allo stress.
Dall’inizio di novembre il Poliambulatorio Dalla Rosa
Prati di Parma ha così avviato il “Progetto
Gastroenterologia” con il nuovo servizio diagnostico
d’endoscopia digestiva, che si affianca all’attività
clinica gastroenterologica già presente, offrendo nel
suo ulteriore ventaglio di prestazioni esami strumentali
come le gastroscopie e le colonscopie. Tale progetto
prevede che a corollario di questa attività si attivi,
nello specifico, anche il Laboratorio di Analisi per
soddisfare ulteriori e necessari approfondimenti
diagnostici. Il tutto rientra in quel più vasto progetto
perseguito dal Poliambulatorio Dalla Rosa Prati che vede
integrata la gastroenterologia ambulatoriale con altri
settori esistenti ed operanti e che prevede, in un
percorso organico semplificato, l’implementazione
dell’offerta con una serie di esami strumentali
considerati complementari. Nel caso di disturbi alto
digestivi, perciò, ci si avvale dell’ecografia e della
gastroscopia, e prossimamente anche della Ph -metria e
della manometria; per quelli intestinali sono previsti
la colonscopia e, in un prossimo futuro, esami quali la
manometria ed altri specifici di tipo radiologico
sfruttando per la diagnosi le più attuali tecniche dell’imaging.
Una diagnosi precoce delle malattie digestive è
necessaria per trovare efficaci rimedi clinici: una
diagnosi di certezza porta infatti ad una cura
sicuramente più adeguata. Il dottor Pierantonio
Muzzetto, medico gastroenterologo e vice presidente
dell’Ordine dei Medici di Parma, con alle spalle molti
anni di esperienza sul campo in questa specialità,
risponde ad alcune domande.
Reflusso gastroesofageo, esofagite, esofago di
Barrett, ulcere, stenosi infiammatorie e produttive,
polipi, maldigestione e malassorbimento: l’endoscopia è
uno strumento in più?
«Sicuramente sì. Da un punto di vista diagnostico gli
esami endoscopici si pongono come elementi essenziali,
pur sempre a complemento della clinica, per consentire
di arrivare ad una diagnosi di sempre maggiore certezza
proprio nelle malattie elencate, ma, giova ricordare,
non solo in queste. Inoltre essi consentono una maggiore
accuratezza proprio nel caso in cui si sfrutti la
possibilità di prelevare in modo assolutamente
asintomatico piccole quantità di tessuto (biopsie)
durante l’esame endoscopico con una apposita pinza, in
modo da ottenere, con l’indagine istologica, una sempre
più precisa diagnosi clinica».
Quanto possono incidere sulle problematiche
gastroenteriche la sfera emotiva e i diversi modi di
reagire da parte di ciascuno di noi alla quotidianità
del vivere?
«Che vi sia una corrispondenza fra stato d’animo e
disturbi gastroenterici è la stessa pratica clinica
quotidiana che lo evidenzia. Situazioni emotive forti
hanno conseguenze non solo psicologiche ma soprattutto
funzionali e biochimiche. Vanno ad attivarsi meccanismi
che danno luogo a processi che possono giustificare
talune patologie e taluni sintomi. D’altro canto
l’emotività gioca un ruolo importante anche
nell’avvicinarsi all’esame diagnostico. Difatti il
“subire o il non subire” un esame strumentale invasivo,
come è quello endoscopico, dipende da molti fattori: un
ruolo importante lo gioca sicuramente la paura, come
anche l’ansia della diagnosi. E compito di chi effettua
una simile diagnostica capire ed intervenire prontamente
per rendere accettabile, sopportabile ed indolore
l’esplorazione endoscopica, che è pur sempre uno
strumento efficace del processo di cura».
Alimentazione poco equilibrata e lavoro eccessivo
incidono su certe patologie?
«Un’ alimentazione scorretta o impropria è molto
spesso determinante, ed in ogni caso aggravante, il
disturbo digestivo. Ad esempio taluni cibi possono
indurre un aumento della produzione di acido a livello
dello stomaco e conseguentemente accentuare alcuni
sintomi come il “bruciore o pirosi, il rigurgito o
reflusso od il dolore” e, in certi casi, aggravare
sintomi preesistenti rendendo la malattia intollerabile.
Un esempio su tutti è l’uso nell’ulceroso di “brodi di
carne o di carni lessate, così comuni nella dieta
emiliana e che sono potenti stimolatori dell’acido come
anche l’assunzione di bevande alcooliche soprattutto a
digiuno. In caso di malattie infiammatorie intestinali
in fase acuta (le “coliti vere” con diarrea) può essere
intollerabile mangiare cibi ricchi di scorie che
determinano un peggioramento dei sintomi. Ma per
esemplificare efficacemente gli effetti silenziosi o
subdoli di certi alimenti basti pensare a quanto i cibi
ricchi di “grassi” possano incidere non solo sul peso,
favorendo l’obesità, ma anche sul funzionamento del
fegato. Stesso dicasi per l’uso non moderato del vino o
degli alcoolici in genere, il cui uso in ogni caso deve
essere limitato e decisamente oculato».
Consenso informato: chi si deve sottoporre ad un
accertamento strumentale deve essere pienamente a
conoscenza dell’esame che dovrà eseguire. Una prassi che
dà valore al rispetto del paziente e sottolinea
l’equazione “consapevolezza” per una “maggiore
sicurezza”?
«Bisogna dire che il primo atto di cura del paziente
è proprio il “consenso informato”, che altro non è che
renderlo edotto, illustrando compiutamente il processo
di cura che lo coinvolge direttamente e che richiede un
insieme di attività diagnostiche e terapeutiche.
In altri termini, vuol dire, che alla base di un
rapporto fiduciario di cura ci deve essere
l’informazione completa e chiara di cosa si debba fare,
del come lo si faccia e conseguentemente dei risultati
attesi, come anche dell’eventuale pericolosità di taluni
accertamenti. Il che non vuol dire che vi sia una
“surroga delle responsabilità”: ossia il medico che
informa e richiede “la firma prima di eseguire un esame
strumentale, come una endoscopia digestiva, ed espone i
benefici ed i rischi illustrandone ed evidenziandone la
pericolosità, non scarica la responsabilità sul
paziente. Nel novero delle responsabilità di chi cura vi
è sempre il problema che per fare bisogna essere in
grado di farlo. Di contro l’essere informato rende il
paziente consapevole di quello che su di lui si debba
fare, di quanto taluni esami o talune terapie possano
produrre sia in termini positivi che negativi. Rientra,
quello del consenso, nel corretto rapporto fra medico e
paziente e nel diritto all’informazione chiara e della
scelta consapevole del paziente stesso. Da qui la
giustificazione del termine “consenso informato”».
Quali esami strumentali invasivi è possibile svolgere
al Poliambulatorio Dalla Rosa Prati?
«Da subito oltre alla diagnostica ecografica si
effettuano l’Esofago-gastro-duodeno-scopia e la
colonscopia diagnostica, quest’ultima in caso di talune
patologie gestibili ambulatoriamente. L’attività
endoscopica ambulatoriale è soprattutto di tipo
diagnostico, questo soprattutto per offrire una maggiore
garanzia per il paziente, proprio laddove si debba
effettuare successivamente un percorso di cura che
richiederebbe un corollario di prestazioni meglio
dispensabili in ambito ospedaliero. Certamente
l’orizzonte diagnostico-terapeutico in campo
gastroenterologico si è ampliato notevolmente con
l’avvento dell’endoscopia nel Centro Dalla Rosa Prati,
essendo tale metodica necessaria per acquisire elementi
importantissimi a fini diagnostici e terapeutici nelle
patologie degli organi dell’apparato digerente».
La gastroscopia: cosa si deve sapere?
«Nella nostra città sono stati effettuati oltre
centomila esami nel corso di tutti questi anni
dall’avvento dell’endoscopia digestiva, per cui si
tratta sicuramente di un esame sufficientemente
conosciuto nella sua dinamica di esecuzione, anche per
merito della collaborazione costante coi colleghi medici
di famiglia, con cui si è attivato un rapporto
collaborativo ormai ben consolidato. Ma, nonostante ciò
molte sono le paure che in un modo o nell’altro
attanagliano molti pazienti e non li lasciano
tranquilli. Ancor oggi, però, vi sono pazienti che non
conoscono ancora come si svolga un esame endoscopico e
questo è certamente un motivo di preoccupazione».
Come avviene?
«La gastroscopia è l’esplorazione del primo tratto
digestivo superiore con una telecamera posta all’interno
di un tubo manovrabile, flessibile - con dimensioni da 8
a 10 millimetri - che viene introdotto dalla bocca
preliminarmente resa insensibile con un anestetico
locale. Guardando su di un monitor il medico
endoscopista dirige lo strumento in cavità ed esplora in
successione l’esofago, il cardias (per vedere se vi sia
fra l’altro un’ernia hiatale), lo stomaco ed il duodeno,
talvolta spingendosi oltre la seconda e terza porzione
duodenale fino al digiuno prossimale, per eseguire
biopsie multiple. E’ abitudine, surrogata anche
dall’esperienza clinica maturata in tutti questi anni,
effettuare un controllo bioptico durante l’endoscopia,
in caso di patologia infiammatoria gastrica al fine di
tipizzare anche istologicamente una eventuale gastrite
sostenuta dall’Helicobacter Pylori».
La domanda più frequente sulla gastroscopia: è
davvero dolorosa?
«L’esperienza ci porta a dire che normalmente è ben
tollerata e raramente è subita come dolorosa.
Sicuramente si può dire che è fastidiosa e che il
fastidio può essere proporzionale allo stato di ansia
manifestata dal paziente. Ma qualora il paziente lo
richieda è possibile effettuare una sedazione leggera
oppure, in certi casi, anche una sedazione più profonda
in modo che il paziente non si accorga assolutamente
dell’esame».
Le prenotazioni degli esami diagnostici e di laboratorio
prelievi si eseguono telefonicamente o di persona
contattando la segreteria negli orari di apertura degli
uffici.