L'estate con i suoi colori, le alte temperature, le
feste, le discoteche offre molte occasioni di incontri e
di rapporti sessuali anche con partner occasionali con
inevitabile esposizione al rischio di malattie
sessualmente trasmesse. Gli adolescenti ed i giovani di
14-25 anno restano i soggetti più vulnerabili a causa
della disinibizione connessa al consumo di alcool e
all'uso di sostanze stupefacenti nelle discoteche e in
altri luoghi di ritrovo Gli adolescenti sono i soggetti
più vulnerabili anche per il senso di onnipotenza che
accompagna alcune fasi dell’adolescenza, per la cultura
del rischio, per la ricerca dello sballo e l’inevitabile
sottovalutazione del pericolo, per la scarsa
consapevolezza relativamente al numero e alle modalità
di contagio delle malattie sessualmente trasmesse che
restano, anche nei paesi occidentali, un serio problema
di sanità pubblica. Tra i due sessi, la donna è più
soggetta al rischio per la sua anatomia, per fattori
come temperatura, umidità e pH che facilitano la
riproduzione di virus e batteri.
Anche negli adulti, in estate, l'allontamento
dall'habitat usuale, la mancanza di controlli familiari
e sociali, il recupero di un'autostima perduta - spesso
malinterpretata- può favorire la ricerca di partner
sessuali occasionali tanto negli uomini che nelle donne,
specie di età 35-45 anni.
La prudenza e la consapevolezza del rischio di infezioni
sessualmente trasmesse non deve mai venir meno.
Si stima che nel mondo ogni anno vi siano 340 milioni di
casi di infezioni sessualmente trasmesse curabili come
sifilide, gonorrea, clamidia, tricomoniasi. La sifilide,
che dalla fine del 1400 a metà novecento, prima
dell'avvento degli antibiotici, fu responsabile di
grandi epidemie e lutti, fa riscontrare anche in Italia
un aumento di casi. L'infezione da clamidia è pericolosa
e subdola in quanto molti casi sono paucisintomatici o
asintomatici e l'infezione può comportare una vasta
infiammazione di tutto l'apparato genitale e
riproduttivo nella donna con possibilità sterilità.
L’infezione da HIV/AIDS resta comunque di gran lunga il
pericolo maggiore. L’uso degli antivirali, se da un lato
consente di prolungare di molto la sopravvivenza nei
soggetti colpiti non toglie loro la possibilità di
essere contagianti. A livello mondiale, l’Africa- specie
i paesi meridionali- resta il continente con il maggior
numero di casi, Solo contro l’epatite B e contro alcuni
papilloma-virus responsabili dei condilomi acuminati e
di una buona percentuale di cancri del collo dell’utero
esistono vaccini. La migliore forma di prevenzione è
rappresentata naturalmente dall’evitare rapporti con
partner occasionali o -se lo si fa-usare sempre ed in
modo corretto il preservativo.
In caso di contagio, la diagnosi ed il trattamento
precoce sono della massima importanza per consentire in
modo tempestivo le cure appropriate nella persona
affetta e la prevenzione del contagio del/dei partner.