Utility per
Interner Explorer:
Genova Anno VII
- n°42 -
19.07.2010 Pagine Nazionali
 |
del 02/08/2010 |
Adolescenti alle prese con il gioco d'azzardo e il rischio di dipendenza
 |
|
Annalisa Pistuddi
Psicologa |
|
La fase dell’adolescenza è un momento in cui avvengono dei cambiamenti
biologici e relativi alla sessualità e le richieste sociali sono
pressanti verso uno status di progressiva autonomia che prevede
l'emancipazione dalla famiglia che nelle migliori situazioni darà
origine ad una sana interdipendenza.
E’ il momento in cui entrano in gioco le figure del mondo interno di
ciascun ragazzo, quanto e come è stato possibile interiorizzare dalle
immagini che a loro gli adulti hanno fornito di sé.
Le crisi diverse in ambito sociale, i cambiamenti della cultura hanno
influenzato cospicuamente negli ultimi anni i vissuti e le conseguenze
sul comportamento circa il rapporto tra l’autonomia, l’interdipendenza e
la dipendenza nelle relazioni.
I giovani rimangono ancorati alla famiglia di origine fino a età più
tarda e in questo modo non possono realizzare una loro vera e propria
emancipazione. La dipendenza e la fragilità non implicano un
riconoscimento individuale di sè come soggetto capace di instaurare
relazioni di interdipendenza. Nell’assoluto bisogno di conferma in cui
si ritrovano, le nuove generazioni richiedono che qualcuno svolga per
loro una funzione vicariante.
Una richiesta così carica d’ansia potrebbe facilmente trovare un rifiuto
negli altri che porta a ricercare un sostituto oggettuale per colmare la
delusione.
Il sostituto d’oggetto può essere una sostanza o ciò che può allentare
il contatto con la quotidianità e avvicinarsi alla dimensione del voler
essere potenti, attori.
I nuovi giochi d’azzardo sono accessibili a tutti, slot machine, bingo,
videopoker e altri giochi on line, propongono partite veloci, ripetitive
che fanno perdere il controllo del tempo e dei soldi impiegati ma
portano per un momento al di fuori della realtà.
Il gioco elettronico è ripetitivo e ipnotico con un ritmo serrato di
estrazione di numeri che permette di comunicare difficilmente anche con
le persone sedute accanto, non permette alcun divertimento né incentiva
la voglia di socializzare.
La presenza massiccia di questi giochi sul territorio ne favorisce
l’accesso soprattutto da parte di quei ragazzi che cercano di passare il
tempo in modo poco impegnativo dal punto di vista relazionale, mossi
anche dall’illusione di guadagnare facilmente del denaro.
Attraverso le slot machine si crea un’illusione accessibile come per il
consumo delle sostanze vendute in microdosi per rendere possibile il
commercio anche verso le fasce di popolazione più giovane e meno
abbiente.
Le ricerche più recenti rivelano una realtà piuttosto chiara, uno dei
più preoccupanti aspetti del gioco d’azzardo problematico e patologico è
la sua prevalenza tra giovani e adolescenti.
Una ricerca realizzata in Gran Bretagna (Fischer 1993) su un campione di
10.000 studenti adolescenti ha evidenziato che il 5,6% dei ragazzi è
dedito al gioco in modo problematico. Derevenski e Gupta
(2000) stimano che i giovani a rischio di gioco problematico si aggirino
tra una percentuale ben più alta, tra il 9% e il 14%.
Molti ragazzi hanno provato a giocare, alcuni sono rimasti intrappolati,
molti hanno cercato di realizzare qualche vincita che non è arrivata e
forse sono stati loro i più fortunati perché sono riusciti a trovare
dentro di sé una propensione per qualcosa che hanno potuto apprezzare
come soddisfacente.
Chi ha studiato da vicino i momenti dedicati al gioco ha rilevato dei
comportamenti patologici che rendono evidente come si tratti di uno
stato di dipendenza: aumenta sempre di più l’intensità del gioco con
l’intenzione di recuperare le perdite e si continua a giocare,
nonostante il desiderio di fermarsi e anche di fronte a conseguenze
negative evidentemente associate al comportamento di gioco eccessivo.
I meccanismi mentali immediati di adolescenti e adulti giocatori
patologici sono l’ intensità e la concentrazione diretti ad aumentare il
ritmo del gioco al punto di essere assorti e in quei momenti la
sensazione benefica è la scomparsa di tutti gli altri problemi.
I giochi preferiti dagli adolescenti sono prevalentemente le slot
machine e la lotteria nazionale (gratta e vinci, estrazione), a seguire
i giochi di carte e le scommesse sportive. Spesso tra i loro famigliari
c’è un giocatore, legato alle lotterie (superenalotto, lotto,
estrazione).
I soggetti più a rischio sono i maschi con un reddito famigliare
medio-alto, spesso figli di giocatori compulsivi, per questo motivo si è
evidenziato che occuparsi della cura dei giocatori adulti è anche un
atto di prevenzione verso i loro figli. Le conseguenze del gioco
problematico giovanile sono notevoli e con grandi ripercussioni, la più
evidente è l’alto dispendio di denaro che spesso non proviene solamente
dalle paghette dei genitori ma a volte vengono messi in atto i primi
comportamenti che mettono in primo piano le esigenze impellenti di
ognuno a discapito dell'interesse verso gli altri e le proprietà altrui
come i piccoli furti che poi per “bisogno” si ripetono e possono
diventare via via più sistematici. Le assenze ripetute da scuola, spesso
con un gruppo di amici che giocano, gli scarsi risultati per uno studio
svogliato e troppo spesso svalutato. Gesti che fanno parte di una
modalità che si può riconoscere come autolesionistica, come se il
ragazzo fosse solo preoccupato della corsa verso il gioco e di
condividere tutto ciò con il gruppo, dell’illuso di vincere per non fa
pensare alla quotidianità percepita come noiosa.
Spesso agli occhi dei ragazzi questi comportamenti rischiosi non vengono
considerati come condotte problematiche, le trasgressioni di solito sono
vissute come mezzi per differenziarsi ma non fanno altro che perpetuare
il problema della dipendenza. La corsa sfrenata verso l’indipendenza non
sembra essere produttiva né condurre ad una autonomia piuttosto ad
andare incontro a delusioni. Nel caso del gioco si manifestano con le
perdite mai recuperate, delusioni che si cercano di coprire a volte con
altre modalità che perpetuano le ricadute nella dipendenza, che iniziano
con l’uso di alcol o sostanze di cui poi si è indotti ad abusare.
I ragazzi nell’intento o forse proprio nell’illusione di poter cambiare
la quotidianità e il loro tenore di vita così da colmare insicurezze più
profonde e più antiche, pensano che il denaro delle anelate vincite
possa farli sentire finalmente potenti. Lo scontro con la delusione
delle perdite li riporta bruscamente a un realtà inaccettabile e spesso
deprimente a tal punto da innescare il loro un vortice ansioso e
pericoloso. Questo vortice di emozioni genera sbalzi di umore, al punto
tale che alcuni di essi arrivano a farsi del male al punto di pensare e
a volte tentare il suicidio.
Le persone che ricercano la sensazione rischiosa, i sensation seeker (Zuckerman
1994) presentano dei tratti di personalità ben definiti. La propensione
alla ricerca di avventura e del brivido, la disinibizione, una spiccata
sensibilità alla noia, intolleranza e inquietudine non appena la si
sente arrivare. Il bisogno di sensazioni forti è legato alla carica di
eccitazione che esse generano, spesso in questo quadro sono correlati,
anche in momenti diversi della vita, diversi comportamenti a rischio.
Ecco perché la propensione al gioco nei giovani va considerata con la
dovuta preoccupazione, spesso i ragazzi che ci cadono vivono in famiglie
in cui è condiviso e sembra accettato il comportamento della ricerca del
rischio e della vincita di denaro attraverso lotterie, oppure nei casi
più preoccupanti i genitori sono abusanti o dipendenti da alcol e
sostanze e non vivono la pericolosità del gioco per i propri figli.
Mentre le tossicodipendenze come ad esempio da alcol, da eroina e da
psicofarmaci procurano ottundimento e per questo vengono ricercate, il
gioco d’azardo sembra teso verso la ricerca di un nuovo sé esaltato,
vittorioso, potente e vincitore. La ricerca ossessiva sembra
un’illusione narcisistica di un’immagine di sé migliore e trionfante da
sovrapporsi ad un’immagine reale sentita spesso come svalutata.
La dimensione del gruppo dei giocatori ha un valore di contenimento
rassicurante che per gli adolescenti è importante perché li aiuta a
riconoscersi come parte di un tutto che li accetta nel ruolo di
giocatori.
Un segnale di dipendenza è legato al vissuto di disconferma e disvalore
che il ragazzo sente quando è privo dell’oggetto, il gioco, che sembra
aver assunto quasi il ruolo di un oggetto transizionale illusorio, tale
per cui ci si illude permetta uno svincolo dalla situazione quotidiana
reale vissuta in modo svalutato, dalla dipendenza dalla famiglia, da un
Sé fragile e impotente. Alcuni sperano di riuscire così ad emergere come
leader nel gruppo dei pari.
Come si identificano i giovani giocatori problematici?
In uno studio di Lesieur H. e Rosenthal R.(1991) di una
versione dedicata ai giovani del DSM IV, sono stati adattati i criteri
diagnostici del gioco patologico per essere applicati alle popolazioni
giovanili e la versione ultima (DSM IV J R) contiene nove dimensioni, la
persona che risulta rientrare in almeno quattro può essere considerata
come giocatore problematico.
Le nove dimensioni sono le seguenti:
-
Preoccupato a causa
del gioco (preoccupato di rivivere esperienze di gioco del passato,
per gli ostacoli creati dal gioco, di pianificare il prossimo futuro
o per il modo di procurarsi denaro per il gioco).
-
Ha bisogno di puntare
somme di denaro sempre più alte per raggiungere l’eccitazione
desiderata.
-
Irrequietezza o
irritabilità quando tenta di interrompere o cessare l’attività di
gioco.
-
Gioca per cercare di
sfuggire da problemi o per alleviare un umore disforico (sensi di
impotenza, di colpa, ansietà, depressione).
-
dopo una perdita al
gioco spesso torna a giocare il giorno dopo per “rifarsi”
-
mente ai membri della
propria famiglia o ad altri per dissimulare la portata del proprio
coinvolgimento nel gioco.
-
spende molto più
denaro per il gioco di quanto abbia preventivato (perdita di
controllo).
-
ha commesso atti
asociali o illegali, quali spendere i soldi dell’autobus o del
pranzo a scuola, rubare a casa o fuori casa, per finanziare il
proprio gioco.
-
ha litigato con la
famiglia o ha marinato la scuola a causa del gioco.
Possiamo individuare
alcuni fattori predittivi di disagio così da mettere in atto delle
azioni di prevenzione che vanno inserite in un progetto più ampio di
offerte dedicate ai giovani e adattato alle esigenze del territorio.
Il gioco problematico nei giovani diventa una dipendenza quando si
arriva a non poter fare emotivamente a meno di quel comportamento perché
un beneficio emotivo lo da, permette di rimanere fuori dagli altri
problemi, permette di non pensare ad altro e così il comportamento
compulsivo diventa stabile e si struttura nella vita del soggetto.
C’è da considerare che l’illusione di vincere è un motore molto potente
perchè legata ad un antico desiderio che persiste nel tempo seppur si
manifesta in forme diverse dalle esigenze infantili, il desiderio di
essere protetti. Ci si illude anche perché non si è in grado di
accettare la realtà deludente, ma con le proprie povere risorse si
riesce solamente per costruirne una falsamente e momentaneamente
appagante.
Spesso si tratta di ragazzi che vivono in famiglie dove è presente un
famigliare con altre dipendenze o altri giocatori, persone con problemi
psichici, in cui si sono verificati traumi da abbandono, abuso o
maltrattamento, tratti antisociali, problemi legati alla scarso
controllo degli impulsi, aggressività eterodiretta o autolesionismo.
Sono persone e famiglie nelle quali c’è scarsa considerazione di sé e
dell’altro delle proprie e altrui risorse, conseguente carenza
nell’interiorizzare modelli di riferimento stabili, idee diffuse di
impotenza e insicurezza, scarsa capacità di riflettere su di sé e sul
proprio destino.
E’ comprensibile, cercando nella storia di ognuno, che la mancanza di
modelli di riferimento stabili, generi un’incapacità ad interiorizzarne
di nuovi che abbiano una struttura significativa e positiva e che ciò
porti alla ricerca di surrogati, le sole cose che possono essere
integrate in un sistema di vita impoverito dal punto di vista delle
emozioni e dalla percezione di avere intorno a sé uno scarso sostegno
sociale.
Così inizia la ricerca ossessiva di un’immagine di sé trionfante,
vittoriosa, più potente che non si raggiunge mai.
Bibliografia
-
Bergler E.(1957),
Psicologia del giocatore, Roma, Newton Compton 1974
-
Caretti V., la
Barbera D. (2005), Le dipendenze patologiche, Milano, Raffaello
Cortina Editore
-
Catella M., Zucca
Alessandrelli C. (1999), La personalità dipendente, Milano, Centro
Ambrosiano Croce M., Zerbetto R. (2001), Il gioco & l’azzardo,
Milano, Francoangeli
-
Derevensky J. L.,
Gupta R. (2000), “Prevalence estimated of adolescent gambling: a
comparison of the SOGS-RA, DSM-IV-J and the GA questions” in Journal
of
gambling studies, 16 (2/3), pp 227-251
-
Fenichel O., (1945),
Trattato di psicoanalisi delle nevrosi e delle psicosi, Roma,
Astrolabio 1951
-
Fischer S. (1993),
“Gambling and pathological gambling in adolescents”, in Journal of
gambling studies, 9 (3), pp 277-287
-
Freud S., (1928),
“Dostoevskij e il parricidio”, in Opere, vol.10, Torino, Boringhieri
1977
-
Gherardi S. (1991),
Il gioco d’azardo: una rassegna” in Rivista di psichiatria, 26,4, pp
189-198
-
Guelfi P., (2002),
“il problema neurobiologico del gioco d’azardo patologico” in
Capitanucci D., Marino V. (a cura di), La vita in gioco? Il gioco d’azardo
tra divertimento e problema, Milano, Francoangeli
-
Hollander E., Wong G.
(1995), “Body dimorphic disorder, pathological gambling and sexual
compulsion” in Journal of Clinical Psychiatric, 56, 4, pp 7-12
-
Lesieur H.R., Blume
S.B., Zoppa R.M. (1986), “Alcoholism, drug abuse and gambling” in
Alcoholism, Clincal and Experimental Research, 10,1, pp 33-38
-
Lesieur H.R., Blume
S.B. (1993), “Pathological gambling, eating disorders, and the
psychoactive substance use disorders”, in Journal of Addcitive
Disorders, 12 pp 89-102
-
Lesieur H., Rosenthal
R.(1991), “Pathological gambling: a review of the literature”,
prepared for the American Psychiatric Association task force on DSM
IV Committee on Disorders of Impulse Control not Elsewhere
Classified, Journal of Gambling Studies, 7: 5-40
-
Rosenthal R. J.,
(1992), “Pathological Gambling”, in Psychiatric Annals, 22, pp.
72-78
-
Zuckerman M. (1994),
Behavioural expressions and biosocial bases of sensation seeking,
Cambridge University Press
Queste pagine sfruttano standard
di programmazione avanzata ,
sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica
più piacevole è ottenibile con un browser
attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs.
disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo
desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale
adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/
Stampa ottimizzata con
standard avanzati
clicMedicina s.r.l. - Marchi depositati - Riproduzione
vietata
Testata Giornalistica Iscritta al Tribunale
di Genova n° 9 del 05/06/2002
|