Scottature, eritemi, fastidiosi riflessi della luce e molto altro. I
raggi ultravioletti, oltre a portare numerosi effetti benefici, molte
volte presentano il conto allo sprovveduto bagnante che si è esposto
senza prendere le necessarie precauzioni. Proprio per questo motivo
L’UNI, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, ha aggiornato i
contenuti della guida "Sole amico. Proteggersi con occhiali e
abbigliamento anti UV a norma" per far conoscere i problemi derivanti da
una eccessiva esposizione al sole e per indicare i requisiti che i vari
prodotti che acquistiamo (capi d’abbigliamento e occhiali da sole)
devono avere per essere considerati “a norma”.
La guida - realizzata grazie alla collaborazione di ANFAO (Associazione
Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici), CDV (Commissione Difesa Vista) e
SMI (Sistema Moda Italia) - é liberamente scaricabile dal sito UNI
all’indirizzo www.uni.com.
Occhiali da sole, croce e delizia degli italiani
Una recente indagine condotta dall’istituto Piepoli per conto di CDV nel
dicembre 2009, pone l’attenzione sul rapporto tra italiani e occhiali da
sole. Scopriamo quindi che il 15% della popolazione tende a usare gli
occhiali da sole sempre, il 30% non li indossa quasi mai o mai e il 18%
solo raramente. Tuttavia ben l’83% è consapevole che un occhiale da sole
contraffatto o mediocre possa causare danni agli occhi. Insomma, al di
là dell’estetica e del brand, è essenziale che gli occhiali da sole
svolgano al meglio la principale funzione per la quale sono stati ideati
e che siano fabbricati “a regola d’arte”.
Per assicurarsi che gli occhiali da sole -o le lenti- che acquistiamo
siano a “norma” si raccomanda di verificare che riportino almeno le
seguenti informazioni (che possono essere impresse come marchio sulla
montatura degli occhiali, stampate sull’etichetta o indicate
sull’imballaggio o una combinazione di tutte queste modalità):
-
la marcatura CE
(obbligatoria);
-
il riferimento alla
norma europea UNI EN 1836 (o solo EN 1836) che solitamente si trova
all’interno del libretto di istruzioni che accompagna il prodotto;
-
il nome del
fabbricante o del fornitore;
-
il numero della
categoria del filtro montato (da 0 a 4, con l’eventuale logo per il
divieto di impiego durante la guida nei casi ove previsto);
-
le istruzioni per la
cura, la manutenzione e la pulizia.
Utilizzare un occhiale da
sole con lenti protettive “a norma” significa far assorbire le
radiazioni pericolose dalla lente prima che possano colpire l’occhio e
produrre danni.
Capi d’abbigliamento “anti uv”
Un’esposizione prolungata della pelle ai raggi solari può provocare
effetti dannosi sia nel breve sia nel lungo periodo (quindi attenzione,
perché gli effetti dannosi di un accumulo di radiazioni solari a cui si
è stati sottoposti da bambini può manifestarsi anche dopo molti anni).
Molti dei danni provocati alla pelle dai raggi solari possono comunque
essere sensibilmente ridotti indossando capi di abbigliamento progettati
e fabbricati con tessuti specifici.
Per identificare e garantire la qualità dell’abbigliamento protettivo ai
raggi UV, UNI ha pubblicato le norme tecniche della serie UNI EN 13758.
I capi di abbigliamento “anti-UV” conformi alle norme UNI si riconoscono
perché sono marcati e riportano un pittogramma (sole giallo con
ombreggiatura, profilo e caratteri neri) che segnala che il tessuto
presenta un fattore di protezione dei raggi ultravioletti (UPF) maggiore
di 40, ed è dunque concepito per offrire alle persone che lo indossano
una protezione contro l’esposizione ai raggi UVA e UVB. Oltre al
pittogramma, tali capi d’abbigliamento contengono il numero della norma
e l’indicazione del fattore protettivo “40+” oltre ad alcune
informazioni che solitamente si trovano sull’etichetta o sul materiale
informativo che accompagna il prodotto, ad esempio le frasi:
-
“l’esposizione al
sole causa danni alla pelle”;
-
“soltanto le aree
coperte sono protette”;
-
“assicura la
protezione UVA + UVB per l’esposizione al sole”.
Bisogna naturalmente
ricordare che il grado di protezione dell’indumento si riduce nel caso
questo sia strappato, logoro, danneggiato o bagnato. La norma raccomanda
inoltre di allegare al prodotto un piccolo opuscolo informativo per
illustrare i pericoli dell’esposizione alle radiazioni UV.
Creme solari
A livello internazionale sono allo studio nuove norme tecniche per la
valutazione delle creme solari protettive al fine di migliorarne le
prestazioni e di fornire informazioni più dettagliate in base alle
caratteristiche specifiche dei tipi di pelle. Un primo passo per la
valutazione delle creme solari è stato fatto con la pubblicazione del
documento UNI CEN ISO/TR 26369. Si tratta del primo rapporto tecnico che
esamina i metodi più comunemente utilizzati per valutare il fattore di
fotoprotezione dei prodotti di protezione solare applicati sul corpo
umano.
Per quanto riguarda gli aspetti qualitativi e di sicurezza, il settore
ha fatto un decisivo passo avanti con la pubblicazione della norma UNI
EN ISO 22716, che fornisce le linee guida per la produzione, il
controllo e la conservazione dei prodotti cosmetici e che copre tutti
gli aspetti di qualità del prodotto, a garanzia del consumatore finale.
La norma è innovativa per il settore e l’obiettivo è quello di
qualificare il comparto dei prodotti cosmetici valorizzando quelli di
qualità.
La guida offre inoltre moltissime indicazioni riguardanti le
caratteristiche che devono avere gli occhiali da sole ed i vestiti ed il
tipo di uso che deve esserne fatto, oltre a diversi consigli pratici su
come comportarsi nei luoghi assolati, soprattutto per i bambini.