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Come posso curare l'ipertrofia prostatica benigna?


Ho 68 anni, condizioni fisiche generali piuttosto buone. Mi è stata riscontrata da tempo una ipertrofia prostatica benigna. L’ecografia prostatica e vescicale sovrapubica documentano prostata ingrandita e io urino male . Mi può spiegare se mi devo operare e come ? I farmaci per fare urinare sono pericolosi?


Antonio Milano

 


Risposta

I disturbi minzionali in presenza di un residuo urinario di 500 ml dopo la minzione sono caratterizzati da aumento della frequenza per cui si è costretti ad urinare spesso in quanto ad ogni minzione la quantità di urine emessa è troppo poco rispetto a quella realmente presente nella vescica. Ad essa si associa spesso anche urgenza minzionale e cioè incapacità a trattenere lo stimolo. Quando subentra una scarsa capacità della vescica a contrarsi in quanto lo stimolo si avverte per quantità di urine elevate è possibile avvertire poco disturbi soggettivi ma quasi sempre si può instaurare una insufficienza renale con innalzamento dei valori della creatinina, in quanto risulta difficile far progredire le urine dalla pelvi renale e quindi dagli ureteri verso la vescica, anche quando sembra che le condizioni cliniche del paziente sembrano buone. La decisione di operare a cielo aperto o endoscopicamente con metodo PVT , TURP, o altro, dipende dalle dimensioni dell’adenoma prostatico, che dovrà però essere valuta nelle sue giuste dimensioni con la ecografia prostatica transrettale e non sovrapubica. Generalmente se il peso complessivo dell’adenoma risulta inferiore ai 60 grammi è possibile effettuare l’intervento endoscopico sia dell’adenoma che del diverticolo. Ma questi parametri solo indicativi in quanto dipendono dalle condizioni del paziente e dalle capacità del chirurgo. Naturalmente però, prima di arrivare all’intervento è necessario assumere gli alfa litici i quali agiscono riducendo la tensione delle fibre adrenergiche del collo vescicale e della stessa prostata, consentendo un migliore svuotamento della vescica. Essi possono provocare una sporadica e modesta ipotensione, raramente possono causare disturbi dell’erezione, mentre in una percentuale variabile da 3 al 10%, possono causare disturbi dell’eiaculazione, a secondo della molecola utilizzata. In ogni caso nessuno di questi farmaci sembra interferire però con il desiderio sessuale o con “il piacere”. Recenti studi ancora sperimentali hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre i sintomi urinari causati dall’ipertrofia prostatica: si tratta degli inibitori delle fosfodiesterasi 5 utilizzati attualmente per combattere l’impotenza.

Prof Aldo Franco De Rose

Specialista Urologo e Andrologo

Clinica Urologia, Ospedale San Martino Genova
 

 

 






 
 
 
 

  



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