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Genova Anno VII - n°40 - 18.01.2010 Pagine Nazionali
Diabete giovanile: ogni 3 giorni si ammala un bimbo clicMedicina - redazione@clicmedicina.it
In Piemonte sono oltre 20.000 i pazienti con diabete di
tipo uno, di cui più di 6000 di età compresa tra i 15 e
i 30 anni e poco meno di 900 fra i bimbi da zero a 14
anni. I nuovi casi sono in continuo aumento anche fra i
più piccoli: ogni tre giorni in Piemonte un bambino si
ammala di diabete di tipo uno e sono poco meno di 100
ogni anno le nuove diagnosi di questo tipo di diabete di
origine autoimmune, in cui cioè gli anticorpi del
paziente distruggono le cellule che producono
l'insulina. Negli ultimi 20 anni l'incidenza del diabete
giovanile è raddoppiata, passando da 7 a 14 casi ogni
centomila abitanti. I dati arrivano dal Registro del
Diabete Tipo 1 di Torino realizzato dai Dipartimenti di
Medicina Interna e Pediatria dell’Università in
collaborazione con i Servizi Diabetologici pediatrici e
dell’adulto, e saranno presentati a Torino il 6 marzo al
Congresso Regionale della Società Italiana di
Diabetologia. Gli esperti rivelano anche che le nuove
diagnosi di diabete di tipo uno riguardano in un caso su
10 figli di migranti, per lo più nordafricani. “Il
diabete tipo 1 è una malattia autoimmune in cui, fattori
non ancora individuati, scatenano nei soggetti
geneticamente suscettibili la risposta immunitaria
diretta contro lo cellule pancreatiche che secernono
l’insulina. Alcuni dati suggeriscono che il
miglioramento delle condizioni di vita nei primi anni
possa aver reso i giovani più esposti alle malattie
autoimmuni, tra cui il diabete tipo 1 – spiega
Graziella Bruno, Presidente della Sezione Regionale
della SID e diabetologa del Dipartimento di Medicina
Interna dell’Università di Torino –. Nei figli di
migranti questo effetto potrebbe essere ancor più
dirompente, perché le abitudini alimentari
drasticamente cambiate rispetto al Paese d'origine
potrebbero far emergere più facilmente la malattia. Il
dato implica anche che l'immigrazione dai Paesi in via
di sviluppo potrà contribuire in misura rilevante
all'incremento del numero di pazienti con diabete di
tipo uno, rendendo necessario programmare interventi
sanitari che tengano conto anche dei peculiari aspetti
sociali correlati”, conclude Bruno.
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